MONSUMMANO TERME

La storia di Michelarcangelo e Giovannina che hanno festeggiato 54 anni di matrimonio in ospedale da positivi

«Il nostro amore è più forte del Covid».

La storia di Michelarcangelo e Giovannina che hanno festeggiato 54 anni di matrimonio in ospedale da positivi
Eventi Pistoia, 30 Gennaio 2021 ore 15:29

Michelarcangelo e Giovannina sono due coniugi di Monsummano Terme sposati da 54 anni. Ormai diventati famosi perché nel giorno del loro anniversario si trovavano in ospedale, causa Covid, presso il nuovo padiglione di Cure Intermedie dell’ex ospedale del Ceppo.
E proprio in questo luogo, insolito per l’occasione, hanno tagliato la loro torta, con lo stesso sorriso e amore del primo giorno. Recapitata dai due figli, di cui uno è proprio pasticcere, la coppia ha così potuto festeggiare.
«Sempre uniti e insieme, anche qui, da ormai quasi un mese - ci hanno detto i due coniugi in esclusiva per il “Giornale” - questo virus ha contagiato entrambi, e per me è anche più difficile perché soffro di una patologia seria, ma siamo sulla via di guarigione. Presto, ci dicono, torneremo a casa».
E’ stata una sorpresa? «Una meravigliosa, inaspettata sopresa - racconta Giovannina, commossa dal suo letto, inseparabile dal marito - e ci ha davvero reso felici, anche se in questa situazione.»
Una coppia che ha una bella storia da raccontare. Accanto al suo letto il marito, Michelarcangelo, un vero fiume in piena: «Aveva 16 anni quando l’ho conosciuta, io lavoravo in Svizzera, e scesi a casa perché mia madre mi voleva presentare una bellissima ragazza da sposare. Era giovane, io ero più grande, già uomo e fuori di casa. Volevo una famiglia, una moglie con cui condividere la mia vita. Mi piacque, e ci fidanzammo».
La risposta non tarda ad arrivare dalla compagna. «Io lo conobbi prima in fotografia, dall’amica di mia madre, che arrivò un giorno a casa e mi disse: Che ne pensi? Ti piace? E’ mio figlio…. Poi accadde che gli dissi di si, ero curiosa di vederlo dal vivo.“ Digli di venire”, le risposi. E così lui venne a casa mia, per conoscermi. Ci fidanzammo, e dopo un anno ci sposammo. Avevo 17 anni, lasciai tutto, e andai con lui in Svizzera per formare una famiglia da cui sono nati due figli meravigliosi, il nostro orgoglio»!

Gli occhi lucidi a ricordare ogni passaggio del passato, e fazzoletto in mano, è Michelarcangelo accanto al letto della moglie, che prosegue: «Non sono stati anni facili, ma belli perché fatti d’amore e di rispetto. Lavoravo come operaio edile, cosa che ho proseguito anche una volta tornato in Italia, prima della pensione, e mia moglie si arrangiava con lavoretti presso famiglie. Una vita semplice in cui abbiamo cresciuto due ragazzi, oggi sposati ed indipendenti, bravi nel loro lavoro, che ci hanno dato la gioia di tre nipoti».

«Tre, davvero bravi pure loro», alza la mano dal letto Giovannina, mostrando le tre dita con orgoglio e con un sorriso.
E dopo il fidanzamento la storia decolla. «Al tempo non c’erano i cellulari e le video chiamate, c’erano le lettere da spedire ed attendere. Ricordo ancora oggi - e si commuove - l’attesa ogni giorno del postino che arrivava. Aprivo la busta e sentivo il profumo dei petali di rosa che mi aveva inviato assieme al suo scritto».
Ed un segreto per durare così a lungo, si può svelare oppure no? «Il rispetto. E poi anche qualche spalluccia, ogni tanto. Se si litiga per ogni cosa, prima o poi è ovvio che si vada perdendosi. Talvolta, quando c’era troppa tensione, uscivo a fare un giro e passava tutto. Al rientro, un bacio e via» ci ha detto Michelarcangelo.
Resta da capire se, di fronte ad un amore più forte del Covid, possono esserci segreti o no.
«E’ solo amore - ha aggiunto Giovannina - quello per cui si è promesso impegno. Non sempre la vita di coppia è facile, anzi, le difficoltà le abbiamo avute eccome, essendo anche soli, lontani da casa. Però, insieme ce l’abbiamo fatta, perché oltre l’amore, serve forza e fiducia l’una nell’altro. Non bisogna mai mollare di fronte alle avversità. Quando è andato in pensione abbiamo fatto anche due viaggi stupendi: Australia e Venezuela. Voglio tornare presto a casa mi manca il mio cagnolino».

Nella stanza di degenza della coppia pistoiese si è svolta la loro piccola festa, voluta fortemente dai figli, aiutati per l’organizzazione da tutto il personale.
«Un percorso di cura efficace non può prescindere dal considerare anche gli aspetti affettivi ed emotivi - ha detto la coordinatrice infermieristica Lucia Cirillo, che dirige il nuovo reparto, che è stata impegnata in prima linea per realizzare questo insolito evento - Umanizzare le cure significa anche questo: poter festeggiare 54 anni di matrimonio nel setting cure intermedie del Ceppo di Pistoia, nonostante il Covid19. E stato per tutti noi un grande momento di emozione».