PISTOIESE CALCIO

Minacce in una lettera anonima al presidente della Holding arancione. Bonechi si dimette

"E' arrivato il momento di lasciare questo ruolo, che da tifoso mi ha certo più onorato di quanto mi abbia impegnato".

Minacce in una lettera anonima al presidente della Holding arancione. Bonechi si dimette
Sport Pistoia, 13 Dicembre 2020 ore 17:01

Ha tutto il sapore di un vero terremoto la decisione di Andrea Bonechi, presidente della Holding Arancione. Ha affidato la sua decisione sofferta, come lui stesso la descrive, ad una lunga lettera.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo mesi di contestazioni da parte della tifoseria della Pistoiese, una lettera anonima recapitata a casa. Gesto «impossibile da digerire», scrive Bonechi nella sua lunga missiva, assicurando che sarà comunque al proprio posto «di tifoso, a modo mio».

«Scrivo queste righe dopo una seria riflessione, tutta personale e fondata su ragioni sufficientemente amare, ma pacate, per comunicare che a far data da oggi mi faccio da parte e rassegno le dimissioni da presidente della Holding Arancione. Lascio questo ruolo dopo oltre 11 anni, in un momento purtroppo gramo di soddisfazioni sportive, in un anno in cui ci aspettavamo il riscatto per celebrare una ricorrenza, il centenario, che tocca le emozioni di una intera città che ha sempre visto nel colore arancione un simbolo in cui distinguersi e riconoscersi. È il colore che caratterizza un po’ anche la storia della mia famiglia: dal mio nonno in campo nel 1921, con anche suo fratello, a mio zio centravanti a cavallo della guerra, fino a me, con il mio babbo allo stadio fin da piccolo e fino agli ultimi giorni della sua vita, con gli amici ad appendere Bella Ciccia quando se ne aveva voglia, perfino a discutere la mia tesi di laurea rilegata dello stesso colore. E poi da quel momento in più occasioni negli anni a cercare di dare una mano, quella che potevo e che non era sul campo (ahimé): con Maltinti prima e poi nel passaggio della proprietà a Bozzi (e non a Snai), nel 2009 con il sindaco Berti, nella stagione immediatamente seguente a quell’offesa alla città che fu l’esclusione dai campionati professionistici, per la rifondazione della US, il ritorno nei pro con Ferrari e fino alla soddisfazione di vedere il mio piccolo Bartolomeo con la maglia arancione dell’Academy in mezzo a centinaia di bambini tutti con il Micco sul petto.

Lascio perché sento di non essere più nelle condizioni personali di poter essere utile, adesso che anche la Holding è entrata nel mirino della contestazione che monta da mesi. La Holding è composta oggi da tante persone, tifosi appassionati, che pur in vari modi e misura, da diversi anni si spendono per la causa arancione, con impegno economico ed energie, e che si trovano adesso ad essere un bersaglio per una parte della tifoseria che chiede a gran
voce di andarsene tutti. Credo sia un grande errore prendersela con chi ha la “colpa” di adoperarsi ed impegnarsi più di altri a sostenere quei colori che ci appassionano oltre misura, ma evidentemente l’esasperazione originata dai risultati non all’altezza delle aspettative porta alcuni a non sopportare più nessuno. Non condivido, ma io rispetto anche questa posizione.

Ma più anche delle offese che ho letto (e che certo non si possono accettare) anche verso la Holding, mi delude molto di più il silenzio di tanti che, pur delusi dei risultati, non condividono la contestazione, così come la finta indifferenza di tutta quella parte della città che è ben contenta che la Pistoiese sia nei professionisti e soprattutto che qualcuno se ne faccia carico, ma che si nasconde per non esserne coinvolta, pronta però a partecipare al primo momento di entusiasmo collettivo che dovesse arrivare. La verità è che purtroppo il calcio oggi fa paura, non è più una vetrina ambita e chiunque teme a metterci un piede per non essere coinvolto in un vortice di problemi e di spese incontrollate.

Il calcio in provincia (e non solo) è spesso terra di conquista di soggetti spregiudicati, mentre Ferrari e la US sono invece per questo un porto franco, serio, trasparente, in cui chi davvero volesse investire seriamente nel calcio può partire senza handicap così che, con maggiori risorse, potrà perseguire quegli obiettivi che Ferrari non è riuscito a raggiungere. Più volte lo ho ripetuto ed in diverse occasioni nel tempo lo ho mostrato a possibili interlocutori, ricevendo conferma di queste verità, ma comunque invano. Ho anche dato sempre disponibilità a darne
conto a chiunque (nel rispetto della riservatezza richiesta dai diversi interlocutori) e posso sempre farlo senza timori di smentita, ma ciò che più auspico è che invece qualcuno davvero faccia quel passo in avanti,
mostrandosi credibile e fermo nelle intenzioni e nelle disponibilità, così da sollevare Orazio Ferrari da quello che è stato il suo sogno di tifoso ed è oramai diventato una ingiusta fonte di angoscia.

Allo stesso tempo, però, voglio togliere il dubbio che sia io un problema, quello che potrebbe essere anche solo in astratto un ostacolo al cambiamento che quella parte della tifoseria esige, a fronte del resto della città che tace.
Dopo decenni con la sciarpa al collo trovarsi inviso perché ti adoperi per la stessa passione che muove chi contesta, è dura da accettare ed il rischio di finire coinvolto in discussioni fuori misura, per chi è un professionista e campa sulla propria reputazione, non è accettabile. Ricevere poi, oggi, anche una lettera anonima a casa propria diventa impossibile da digerire. Dunque, ho tratto la conclusione che è arrivato il momento di lasciare questo ruolo, che da tifoso mi ha certo più onorato di quanto mi abbia impegnato. Io sarò comunque al mio posto di tifoso, a modo mio».