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Due Cioffi a Verona è meglio che uno

Gabriele, nuovo allenatore dell'Hellas dopo Tudor ha voluto nello staff anche il fratello Matteo

Due Cioffi a Verona è meglio che uno
Sport Piana, 14 Agosto 2022 ore 14:41

di Giovanni Fiorentino


Due aglianesi a Verona, alla conquista della massima divisione nazionale.

È la storia dei fratelli Cioffi, originari di Firenze ma cresciuti ad Agliana (dove tutt’ora risiedono). Due che hanno il calcio nel dna: Gabriele anche da giocatore era arrivato in A, mettendo a referto da difensore 18 presenze e 2 reti con il Torino nel lontano 2006/07. E, quando nelle scorse settimane è stato nominato nuovo allenatore dell’Hellas Verona, dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno per riordinare le idee non ha avuto dubbio su chi chiamare nel suo staff come collaboratore tecnico: il fratello Matteo, di due anni più giovane.

Quest’ultimo oltretutto tre anni fa ha avuto anche l’opportunità di allenare l’Aglianese: Cioffi “junior”, all’epoca quarantaduenne, fu chiamato nell’ottobre del 2019 a guidare la prima squadra in Serie D, ma le cose non funzionarono a dovere e già nel dicembre successivo venne sollevato dall’incarico.

La stima del fratello però non è mai venuta meno e dopo aver firmato un biennale con la compagine presieduta da Maurizio Setti, lo ha voluto con sé. Per uno staff incentrato sull’asse provinciale Pistoia – Prato, visto che come match analyst ha ottenuto l’ingaggio del montemurlese Luca Diddi.  “Cioffi brothers” sono dunque pronti alla Serie A 2022/23: i due hanno debuttato al Bentegodi per il primo turno di Coppa Italia, e domani - 15 agosto - sempre in casa contro il Napoli per la prima di serie A. Una sfida decisamente impegnativa.

«Ringrazio la società anche per avermi dato la possibilità di portare a Verona uno staff che ci permetterà di fare un buon lavoro. Mi sono stati dati degli obiettivi chiari, primo su tutti quello del raggiungimento della salvezza. Per riuscire nel nostro intento servirà essere umili, avere idee chiare ed essere capaci di saper gestire tutti i momenti della stagione – ha ribadito Cioffi “senior” – in generale, credo che non mi discosterò dalle linee guida dettate dal passato, l'idea ed i principi saranno gli stessi: avere una squadra che dà sempre il massimo, lavora ogni giorno con umiltà e gioca sempre per provare a vincere tutte le partite».

E dire che Gabriele non avrebbe neppure dovuto allenare in A: aveva iniziato la carriera in panchina da vice-allenatore del Carpi nel 2012 nell’allora Lega Pro, a trentasette anni, per guidare il Gavoranno nel 2013 senza troppa fortuna. A quel punto, dopo un’altra puntata da comprimario al Sudtirol (al timone della “Berretti”) non ha avuto paura di fare i bagagli e lasciare l’Italia: nel gennaio del 2016 seguiva negli Emirati il coach olandese Henk Ten Cate (ex-Ajax) all’Al-Jazira, mentre nella seconda parte dell’anno accettava l’offerta di collaborazione propostagli da Gianfranco Zola, facendogli da collaboratore al Birmingham City (nella seconda divisione inglese). Il tempo di star fermo qualche mese, per poi ricominciare da allenatore nella quarta serie britannica e guadagnarsi il ritorno in Serie A come secondo di Luca Gotti all’Udinese, nel 2020. E lo scorso dicembre, la grande occasione: l’esonero di quest’ultimo gli ha spalancato le porte, debuttando con un pari senza reti contro i futuri campioni d’Italia del Milan. Che nemmeno ad Agliana passò ovviamente inosservato, con il sindaco Luca Benesperi fra i primi a complimentarsi con lui.

Da “traghettatore”, il quarantasettenne Cioffi è riuscito nella scorsa annata a centrare una comoda salvezza guidando i friulani, prima di levare le tende e piantarle per il prossimo biennio nella città di Romeo e Giulietta con il fratello. E a chi gli chiede l’importanza della gavetta, dà sempre la solita risposta.

«Non penso che tutti debbano formarsi all'estero, ma senza dubbio io oggi sono il frutto del mio percorso – le sue parole – la mia scelta all'inizio è stata forzata, ma mi ha formato e mi ha insegnato molto sia a livello umano sia professionale. Per la possibilità di potermi confrontare con ambienti diversi è stata importante e credo che sia stato uno dei fattori che mi ha permesso di fare bene ad Udine».

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