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La storia

Daniele Balducci, il maestro di Monsummano che battè Federer

"Era un grande talento, ma in pochi avrebbero immaginato sarebbe diventato il migliore"

Daniele Balducci, il maestro di Monsummano che battè Federer
Sport Valdinievole, 03 Ottobre 2022 ore 15:29

di Andrea Spadoni


Era il 1997, località Sierre in Svizzera, vicino a Crans Montana. Il bravo tennista di Monsummano, Daniele Balducci, che prima di essere tormentato da un infortunio, nei mesi appena precedenti era stato anche nei top 200 al mondo, scendeva in campo per giocare l’accesso alla finale del primo torneo ATP di un mini circuito con tre tappe, più il Master finale. Di fronte c’era un ragazzino svizzero, 16 anni, di cui si parlava un gran bene. Uno forte, ma non così tanto da impensierire un giocatore già navigato, professionista da quasi dieci anni.

«Ricordo ancora che la sera chiamai Alessia (all’epoca era la fidanzata, divenuta moglie due anni più tardi) e le dissi che il giorno dopo avrei giocato contro un ragazzino di undici anni più giovane di me. Le dissi anche che se avessi perso sarebbe stata l’ora di smettere».

Quel ragazzino si chiamava Roger Federer, un grandissimo talento all’epoca, che nei decenni successivi avrebbe fatto la storia del tennis. Probabilmente uno tra più grandi giocatori di sempre. O, forse, il più grande.

Ci è tornata in mente questa storia e abbiamo voluto approfondirla con il diretto interessato, perché è proprio in questo confusionario settembre 2022 pre-elettorale in Italia che Re Roger ha dichiarato di ritirarsi dall’attività agonistica. Venerdì sera 23 settembre ha giocato l’ultima partita alla Laver Cup, da lui stesso ideata, in coppia con il rivale di sempre Rafa Nadal. Che spettacolo, ragazzi! Siamo stati fortunati a vivere questa epoca di tennis.

Lo è stato di più il nostro Balducci che, contro questa leggenda vivente dello sport internazionale, ci è sceso in campo. Una partita che fu abbastanza agevole, 6-3 / 6-2, ma durante la quale si notò la classe cristallina di quel giovanotto che era già campione europeo under 16 e punta di diamante del gruppo elvetico.

«Lo stile di gioco era lo stesso che abbiamo ammirato durante la sua straordinaria carriera, ma era un ragazzo un po’ insicuro. Si vedeva che era forte - ha raccontato Daniele Balducci - penso però che nessuno si sarebbe immaginato di avere di fronte quel tipo di campione che poi ha dominato il tennis per un ventennio. Io, da quella partita, ne uscii incuriosito, infatti restai in contatto con il suo allenatore Peter Lundgren che mi informava della crescita di Federer. Penso che il suo lavoro sia stato fondamentale per formare il carattere del fuoriclasse assoluto che abbiamo ammirato tutti in questi anni, perché per raggiungere quei risultati ci vuole il talento, ma servono anche tanti sacrifici e soprattutto la testa giusta».

L’impresa di Daniele Balducci è riuscita solo a undici tennisti italiani: il più noto è il successo di Andreas Seppi contro Federer, nel 2015, a Melbourne in un torneo del Grande Slam. Gli altri sono Volandri, Gaudenzi, Sanguinetti, Pozzi, Tieleman, Messori, Bramanti, Vico, De Vecchis.

Tanti gli aneddoti di queste partite rimaste della storia, in particolare quello di De Vecchis che ha raccontato: «Era il 1995, giocavamo il torneo Le Petits Princes, europeo under 14, in Francia. Perdemmo entrambi al primo turno, così finimmo nel tabellone di consolazione. Ero felice di affrontare Federer, era forte ma commetteva tanti errori. Così dissi ai miei compagni: menomale gioco contro di lui, forse una partita la vinco».

Balducci, dopo un’ottima carriera da giocatore (è stato professionista dal 1988 al 1998) conquistando dieci tornei ATP e raggiungendo anche l’ultimo turno di qualificazione per il Roland Garros, si è dedicato all’insegnamento del tennis. Oggi è tecnico delle squadre dello Sporting Club: una maschile in serie B1 e la femminile neopromossa in serie B2: «Davvero un grande risultato», così ha commentato mentre lo raccontava con orgoglio.

«A fine carriera sono stato al Tennis Prato, poi sono tornato a casa, allo Sporting Club a Montecatini, dove avevo iniziato a giocare prima di andare, a 17 anni, a Latina al centro di Barazzutti, per formarmi prima di diventare professionista».

Il tennis, in Italia, grazie ai risultati dei giocatori più importanti (Berrettini, Sinner, Musetti, Fognini, Sonego per citarne alcuni), sta vivendo un momento di particolare fortuna.

«Sì, le scuole di tennis stanno andando bene e molti ragazzi si avvicinano a questo bello, ma impegnativo sport - sottolinea Daniele Balducci -. Da praticarlo come aspetto ludico della vita a farlo diventare il tuo sport per provare la carriera da professionista, c’è in mezzo tanto sacrificio. Il tennis è una disciplina individuale, ci si allena tutti i giorni, si deve girare, ci sono degli impegni economici. Come ho detto prima, molto spesso il talento non basta, perché per raggiungere grandi risultati è necessaria anche la giusta mentalità, una famiglia che ti sostiene e tanta volontà».

Balducci è molto umile, quasi come se ci avesse raccontato un episodio di normale amministrazione.  Così, prima di salutarlo, provo a chiedergli se quella partita con Federer la racconta spesso anche ai ragazzi che allena:

«In verità no, sono gli altri che ogni tanto mi chiedono di parlarne. Lo faccio sempre con piacere perché, se in quel momento era normale che vincessi io, sono contento di aver condiviso il campo con uno dei più grandi tennisti di sempre. Lui è davvero tra i più forti, il mio preferito, anche se quando ero un ragazzo il mio idolo era Mats Wilander».

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