Sanità
la lettera del sindacato

Assenza di medici in montagna, il pugno duro di Spi Cgil: "Si lede un diritto costituzionale"

Spi Cgil, per bocca del suo segretario provinciale Andrea Brachi, analizza la situazione e affonda il colpo sul problema dei medici di medicina generale che non ci sono a disposizione per la nostra montagna.

Assenza di medici in montagna, il pugno duro di Spi Cgil: "Si lede un diritto costituzionale"
Sanità Montagna, 27 Ottobre 2021 ore 10:13

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Andrea Brachi, segretario provinciale Spi Cgil, sull'argomento clou di questi giorni ovvero le difficoltà nel reperimento di medici di medicina generale sulla montagna pistoiese alla luce della partenza di quello che copriva le zone di Cireglio, Le Piastre, Orsigna e Pracchia.

Assenza di medici in montagna, l'opinione di Spi Cgil

Ormai non passa giorno che non appaiano sui quotidiani e TV locali denunce sui disservizi dovuti essenzialmente alla mancata sostituzione dei medici di famiglia e pediatri che vanno in pensione o che decidano di fare altro. E non si tratta solo della Montagna pistoiese, i problemi ormai si riscontrano più o meno in tutta la nostra provincia. A noi basterebbe riprendere e ricopiare i comunicati stampa che abbiamo fatto nel corso degli ultimi anni. La situazione non è cambiata.

Tutti coloro che potrebbero/dovrebbero (delle volte cambiano gli attori ma il testo recitato è lo stesso) promettono le possibili soluzioni. Tutti coloro che potrebbero/dovrebbero hanno individuato le cause (numero chiuso a Medicina, percorso di specializzazione, mancate assunzioni, convenzione nazionale fra medici di medicina generale e servizio sanitario nazionale, rapporto ottimale medici/pazienti) ma poi niente viene fatto di concreto per modificare la situazione.

Qui si sta ledendo un diritto costituzionale che è quello della salute delle persone (anziani e bambini in primis). Ancora una volta siamo a chiedere quali soluzioni concrete che chi è chiamato a gestire questa situazione intende attuare perché la loro sostituzione avvenga in tempi certi e senza lasciare vuoti inaccettabili. Certo i medici di famiglia e pediatri non hanno vita facile. Lo abbiamo visto nel momento peggiore dell’emergenza sanitaria. Spesso  scollegati e non per volontà loro dalla rete ospedaliera, costretti nei loro studi a consultare per telefono i loro assistiti. Ma la pandemia ha drammaticamente messo di fronte agli occhi del paese l’importanza del servizio sociasanitario nazionale. Possiamo provare, se non sbagliamo, a rendere esigibile il diritto alla salute delle persone in ogni fase della loro vita.

Ed in questo contesto è bene ricordare che il medico di famiglia è il responsabile della cura globale della
persona, rappresenta l'accesso del cittadino al sistema sanitario nazionale e ha il compito di coordinare l'intera vita
sanitaria dei suoi pazienti. Ma in Italia il medico di medicina generale, a differenza dei medici ospedalieri, non è un
dipendente bensì un libero professionista convenzionato con le aziende sanitarie locali. Sono un sostenitore
convinto che occorra che debba essere maggiormente integrato nel sistema sanitario pubblico.

Credo inoltre che la presenza dei “medici di famiglia” (e pediatri) dentro le Case della Salute sia necessaria e non  rinviabile e non può continuare ad essere un optional. Sono liberi professionisti pagati dal sistema pubblico che  hanno il diritto di rifiutare collocazioni a loro non gradite: questo è inammissibile!

Insomma, occorre mettere in campo, una vera è propria inversione di tendenza. Ma occorre passare dalle parole ai fatti. La frattura che si è creata con tanti cittadini è superabile solo se si modificherà (in meglio) il Servizio sanitario pubblico. Perché continuando così le risposte sociosanitarie rischiano di non essere appropriate e uguali per tutti. E questo è uno degli altri problemi che abbiamo di fronte: non ci possono essere cittadini di serie A e di serie B.
Chi di dovere batta un colpo!

Andrea Brachi
segretario generale SPI CGIL Pistoia