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Spaccatura interna (in 29) al Pd sulla segreteria provinciale: "Questo non è un congresso unitario ma con un solo candidato"

Dura e pesante lettera di 29 iscritti al Pd che non sosterranno la candidatura a segretario provinciale, in caccia di riconferma, Pierluigi Galligani in vista dell'imminente congresso.

Spaccatura interna (in 29) al Pd sulla segreteria provinciale: "Questo non è un congresso unitario ma con un solo candidato"
Politica Pistoia, 26 Novembre 2021 ore 17:21

Riceviamo e pubblichiamo questo lungo, e durissimo, documento prodotto e sottoscritto da 29 iscritti al Pd che contestano apertamente la candidatura unica a segretario provinciale di Pierluigi Galligani: c'è aria di resa dei conti a livello locale per i "dem"?

La lettera dei 29 iscritti sulla segreteria provinciale del Pd

“Progressista nei valori, riformista nel metodo, radicale nei comportamenti”.

Questo era il Partito Democratico che Enrico Letta auspicava nel giorno della sua elezione. Non esiste  riformismo senza radicalità, aggiungiamo noi: perché non è più il momento di indugiare e indulgere in  formule e riti consumati, non più adatti al tempo che stiamo vivendo, segnato dai grandi cambiamenti  che la pandemia, i mutamenti climatici, un modello di sviluppo da rifondare, chiedono con urgenza. Sono cambiamenti e riforme che non possiamo più rimandare. Il tempo giusto è qui ed ora, non ci sarà un altro  tempo, non un altro momento. Non possiamo riproporre formule ormai consunte, che parlano solo  ai gruppi dirigenti del Partito e sono finalizzate a perpetrare filiere e gruppi di potere. C’è una  generazione che preme per avere risposte: sono i giovani del movimento Fridays for future, cui non  possiamo continuare a dare sostegno nelle piazze e sui social senza dare risposte concrete, che partano  dal rinnovamento della piattaforma politica del nostro Partito e del gruppo dirigente allargato che dovrà  interpretarla.

Ma sono anche le generazioni dei nuovi disoccupati, destinati ad aumentare anche a seguito dello sblocco  dei licenziamenti, o dei working poor, che nonostante percorsi di scolarizzazione adeguati e competenze  acquisite sono ancora impossibilitati a costruire un solido progetto di vita senza doversi appoggiare alle  reti familiari e a quel welfare di comunità che ancora – chissà per quanto? – resiste sui nostri territori. Per tutte queste ragioni, non ci accontentiamo di un congresso che replica le stesse forme, senza avere  nemmeno il coraggio e la forza di proporre un cambiamento nel proprio gruppo dirigente. Un  cambiamento che deve passare innanzitutto dai territori, che anzi i territori sono chiamati, proattivamente, ad interpretare. Questo congresso avrebbe richiesto, in omaggio alla situazione  straordinaria che stiamo vivendo, uno sforzo straordinario di progettualità, partecipazione, confronto,  per arrivare – davvero tutti insieme, e non con la formula ormai precostituita dell’unità per l’unità – ad  un Partito nuovo. Perché, per dirla ancora con Letta, se è vero che non c’è bisogno di un nuovo Partito, c’è  bisogno sicuramente di un Partito nuovo.

Un Partito nuovo non può che passare, però, per un gruppo dirigente fortemente rinnovato, credibile  nell’affrontare le sfide che questa fase del PD impone. Un gruppo dirigente rinnovato passa, a sua volta,  per nuove persone, deve essere distante dalle logiche di autoriproduzione dei gruppi dirigenti e, una volta  tanto, rispondente alle istanze di cambiamento che questo tempo non più chiede, ma addirittura impone. E invece niente di tutto questo c’è stato. Non si è aperta, a livello provinciale, nessuna  discussione – almeno non nei gruppi dirigenti – su quale candidatura potesse meglio rappresentare il  cambiamento costantemente richiamato dal nostro Segretario nazionale e non si è cercato alcun  confronto negli stessi organismi, che, raramente convocati, non hanno mai svolto una discussione politica vera, nemmeno sui passaggi più importanti. Tutto questo, nonostante si vagheggi continuamente di unità  del Partito.

Forse, lo si fa confondendo il termine unità con il termine unanimismo, ossia confondendo lo strumento  per mettere in campo politiche efficaci con l’obiettivo del consolidamento dei gruppi dirigenti. Legittimo  il primo, assolutamente deleterio il secondo. Si sono verificate invece, specialmente a livello provinciale,  le stesse consumate dinamiche precongressuali, con tesseramenti inspiegabilmente lievitati, specialmente  in aree “strategiche”, consegne di tessere non sempre ortodosse, richiami all’ordine nei  confronti di coloro che nei mesi scorsi non si erano mostrati pienamente allineati e coperti. Ed inoltre – e vorremmo interpellare anche le Donne Democratiche su questo – sottolineiamo la quasi totale assenza di  candidature femminili.

Pratiche che denunciamo qui ed ora, nella sede che riteniamo politicamente più opportuna – quella  congressuale – a partire dai luoghi per noi più significativi - i Circoli. Pratiche che si sono accompagnate,  per quanto riguarda la Segreteria provinciale, a momenti che abbiamo ritenuto davvero gravi, con  dimissioni date, poi ritirate, sempre in sedi ristrette, senza coinvolgere il Partito nei suoi luoghi più  rappresentativi, in quanto elettivi. Questo è accaduto negli ultimi mesi. Molto, però, si sta riproducendo  da anni: anni nei quali la maggioranza non è mai cambiata, nonostante alcune sconfitte elettorali  importanti (non si è perso solo il Capoluogo, dove all’indomani della sconfitta tutto il gruppo dirigente si  dimise spontaneamente), e nonostante nel frattempo si siano avvicendati tre Segretari nazionali. Nella  provincia di Pistoia, nel suo partito provinciale, invece, tutto è immoto. Come se nulla fosse accaduto. Noi, invece, pensiamo che molto sia cambiato, e che non possiamo ignorarlo. Per tutte queste ragioni,  non solo non possiamo sostenere la candidatura di Pierluigi Galligani, ma vogliamo sottolineare che,  in una partita le cui regole scritte e non scritte, formali e politiche, sono state ignorate prima del fischio  d’inizio, non ci sono state le condizioni – diversamente, ad esempio, da quanto avvenuto per il Partito  comunale di Pistoia - per far maturare una candidatura alternativa: non è un congresso unitario, quindi,  quello che stiamo celebrando, bensì un congresso con un solo candidato, espressione di una maggioranza  sempre uguale a se stessa, e di un Partito nel quale l’area autoqualificatasi come sinistra ha scelto di  sostenere tutte le candidature proposte dal gruppo dirigente, annullando di fatto la propria funzione. Proprio perché siamo e vogliamo essere progressisti nei valori, riformisti nel metodo, radicali nei comportamenti, questa – seppur sofferta – ci sembra l’unica scelta coerente con quello che la Segreteria  Letta ha fin qui dichiarato e costruito.

SOTTOSCRIVONO IL DOCUMENTO:
Acciai Carolina, Agnoletti Roberto, Begliomini Sandra, Belliti Daniela, Bucci Benedetta, Cappellini Paolo, Ciampolini Eleanna, Colò Giampiero, De Caria Pietro, Del Fante Guido, Donati Cristina, Franceschi Carlo, Franceschi Stefano, Fronzoni Carlo, Gelli Ivano, Giacomelli Marcello, Giacomelli Paolo, Giovannelli Alessandro, Gironi Luca, Innocenti Chiara, Manfren Mirella, Marengo Silvia, Mollo Giorgio, Pieracci Marco, Ranieri Caterina, Santini Roberta, Selmi Massimo, Silvagni Simona, Sorbatelli Alessandro.