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La "panoramica"

La tendenza di questi quattro anni? Ognuno fa il capogruppo… di se stesso

Due uscite dalla maggioranza, i gruppi che passano da dieci a quattordici: benvenuti in consiglio comunale

La tendenza di questi quattro anni? Ognuno fa il capogruppo… di se stesso
Politica Pistoia, 03 Aprile 2021 ore 10:30

Dal momento in cui furono eletti in consiglio comunale, i trentadue rappresentanti che i pistoiesi avevano scelto, sono trascorsi quattro anni e inevitabilmente qualcosa è cambiato.
Ci sono state defezioni, come nel caso di Elena Bardelli che eletta in Fratelli d’Italia ha lasciato il suo posto a Michele Misiano. C’è stato chi ha abbandonato il partito, il gruppo e la maggioranza come Gabriele Gori che è uscito dalla Lega e Iacopo Vespignani che, lasciata Pistoia Concreta ha dato vita a Pistoia in Azione, un gruppo di cui lui è l’unico rappresentante e che sta all’opposizione. C’è stato chi ha rinunciato solo a rappresentare il partito mantenendo l’appoggio al sindaco e alla sua giunta come Alessandro Belli, uscito di recente dalla Lega e Gianpaolo Pagliai che ha lasciato il gruppo di Forza Italia-Centristi per l’Europa (anche se sul sito del Comune non risulta che questo passaggio sia avvenuto) dichiarando tuttavia di rimanere in maggioranza e di riconoscere come suo capogruppo Iacopo Bojola. Nel campo avverso sono usciti dal partito in cui erano stati eletti la dottoressa Carla Breschi, già in odore di nuove imprese elettorali, venuta via dal Pd e unitasi nel gruppo indipendente con Gabriele Gori, Giovambattista Grasso che eletto nel Pd è andato a formare il gruppo renziano di Italia Viva. In tutto questo la maggioranza ha perso due rappresentanti, Vespignani e Gori che dalle baruffe di un tempo sono passati a condividere gli scranni dell’opposizione in un clima di fronda che è andata crescendo fino all’esito finale. La minoranza di conseguenza può fare affidamento su due consiglieri in più ma questo non vale per il gruppo del Pd che è rimasto menomato dall’uscita di Breschi e Grasso. L’esperienza inedita della destra al governo della città infiammò i cuori di chi aveva quasi perduto ogni speranza dopo settant’anni di ininterrotta guida da sinistra, e creò ferite profonde in chi stava dall’altra parte, che mai avrebbe immaginato di poter cedere il passo a un giovanotto che non aveva mai fatto mistero delle sue posizioni ideologiche. Nel corso della consiliatura, nonostante il clima di accettazione non sia mai venuto meno, tranne per alcune ineludibili schermaglie tra maggioranza e opposizione, alcune promesse non mantenute, quella che è stata indicata come mancanza di visione o mancanza di coraggio da parte del sindaco e della sua giunta nel creare maggiori opportunità di sviluppo per la città, ha trovato una triste connessione con la pandemia che ha oggettivamente rallentato, o interrotto, lo scorrere dell’esistenza stessa. E così la maggioranza è passata dal 64,1 % del 2017 al 56,2% di oggi. E fra un anno si vota…

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