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Carrara: "La Lega in Toscana? Starà sotto il 10 %, un errore lasciare Forza Italia"

L'ex deputato pistoiese ha rilasciato una lunga intervista al Giornale di Pistoia: "Il partito di Salvini non era la mia casa"

Carrara: "La Lega in Toscana? Starà sotto il 10 %, un errore lasciare Forza Italia"
Politica Pistoia, 23 Settembre 2022 ore 19:04

di Andrea Spadoni


Nella passata tornata elettorale era stato il candidato che aveva ribaltato i pronostici. La novità assoluta del panorama politico del nostro territorio. Maurizio Carrara, di professione imprenditore, nel 2018, dopo mesi di riflessione, aveva accettato il corteggiamento di Forza Italia che lo scelse per rappresentare il centrodestra nel collegio uninominale per la Camera dei Deputati. Fu un successo che sorprese tutti. Infatti Carrara, nuovo della politica, si aggiudicò il seggio in un appassionate testa a testa contro il favorito Edoardo Fanucci, già deputato del Partito Democratico. Raccolse oltre 50mila voti, un dettaglio (non troppo) che forse oggi sfugge. Ed è da quel consenso, così marcato e riconosciuto, che sarebbe voluto ripartire per presentarsi anche alle prossime elezioni del 25 settembre. Stavolta con il simbolo della Lega, partito nel quale era confluito nel novembre 2020. Le strade, però, non si sono allineate come avrebbero dovuto (forse mai dal primo giorno) e Maurizio Carrara non sarà della partita elettorale del 25 settembre.

Cominciamo da questo passaggio, fondamentale per approfondire il contesto: Perché la decisione di lasciare Forza Italia per passare alla Lega?
«In quel periodo, anche per le dichiarazioni di Salvini, nel partito del Carroccio, sembrava ci fosse in atto un profondo cambiamento, più semplicemente una rivoluzione liberale, che avrebbe trasformato gradualmente la Lega in un partito più moderato, europeista e atlantista. Si sentiva anche parlare di un possibile sbarco nel PPE. Conferma ne era stata l’appoggio al governo Draghi, scelta giusta e responsabile in un momento di grande emergenza per il nostro paese. Le lotte intestine all’interno di Forza Italia e la mancanza di un punto di riferimento (Berlusconi era molto meno presente di oggi), mi convinsero che sarebbe stato giusto cambiare».

Nelle sue ultime dichiarazioni non si è risparmiato e, più volte, ha ribadito che quella scelta è stato un errore.
"Lo confermo, lasciare Forza Italia è stato un errore. Fin da subito mi sono trovato in disaccordo con alcune posizioni prese dal partito che ho ritenuto ambigue: non puoi, ad esempio, stare in Europa però strizzare l’occhio alla Russia o far parte di un governo che istituisce il green pass e i vaccini, ma scendi in piazza con i no vax. Così il consenso lo perdi, perché la linea politica non è credibile. C’era l’opportunità di andare a prendere parte dell’elettorato che si allontanava di Forza Italia, ma come è lampante anche nelle scelte delle candidature per l’apputamento del 25 settembre, si è deciso di tornare a una Lega un po’ più verde e meno azzurra. Conferma ne sono il raduno di Pontida e l’assenza dalle liste di figure con posizioni più atlantiste" .

Qual è, secondo lei ad oggi, la fotografia del centro destra che, stando agli ultimi sondaggi, dovrebbe apprestarsi a governare il nostro paese?
«Fratelli d’Italia rappresenta una destra moderna e conservatrice. Giorgia Meloni è stata molto brava, coerente e responsabile quando, nonostante fosse all’opposizione del governo Draghi, ha votato a favore di alcuni provvedimenti necessari per il paese in un momento di grave emergenza. Forza Italia, che ha ritrovato la leadership di Silvio Berlusconi, è la casa dei moderati e liberali di centrodestra. La Lega? Ha una politica fluida e poco chiara a causa di frequenti cambi di direzione. Penso comunque che ci saranno i numeri per vincere le elezioni e governare».

Quali saranno, secondo lei, le percentuali?
«Fratelli d’Italia, a oggi dato al 25%, credo raccoglierà ancora più consenso, sfiorando il 30%, Forza Italia, secondo me, si attesterà intorno al 7%, mente la Lega più o meno all’ 11%».

In Toscana?
«La Lega? Starà sotto al 10%».

Non poteva, quindi, essere un’opportunità per il partito puntare su un profilo come il suo, già vincente sul territorio nel 2018, in un difficile collegio uninominale?
«Più che altro penso che la Lega, in Toscana, debba costruire una nuova classe dirigente. Con me avevano la possibilità di avviare un processo di rinnovamento, di apertura e di inclusione, invece, con i soliti colonnelli è come fare un passo indietro. Scelta legittima, ma l’esperienza dimostra che si tratta di un progetto già sconfitto alle regionali del 2020, quando, con un altro candidato, avremmo potuto centrare un risultato storico per il centro destra. C’erano grandi possibilità».

Quando si è appresa la notizia del suo no alla collocazione in lista che le aveva presentato Matteo Salvini (con conseguente addio alla Lega) ha più volte parlato di “proposta inaccettabile”. Possiamo entrare nel dettaglio?
«Confesso che, già da tempo, era in atto in me una riflessione sull’opportunità di ricandidarmi o meno perché sentivo che la Lega non fosse la mia casa. Credo molto nella politica dei territori, quindi la mia volontà, qualora avessi deciso di proseguire, sarebbe stata quella di ricandidarmi nel collegio uninominale che rappresento e giocarmi la partita. Ovviamente, per effetto della legge elettorale e del taglio dei parlamentari, per il quale è stato necessario ridisegnare i collegi, c’erano due posti: o il collegio uninominale che dalla Valdinievole si estende fino a Lucca, o quello che comprende, oltre al pistoiese, anche l’area di Prato. Invece mi è stato proposto un listino bloccato, in posizione non favorevole, nel sud della Toscana. La proposta ha fugato ogni dubbio, meglio salutare tutti, andare avanti e, per ora, occuparmi di altro, visto che di cose da fare ce ne sono molte».

Si chiude così un percorso di quattro anni e mezzo che immagino le abbia regalato molte soddisfazioni.
«Sì, è stata un’esperienza molto gratificante sotto ogni aspetto. A Pistoia, in questi anni, abbiamo lavorato molto bene con il centrodestra, prova ne è stata la riconferma del sindaco Alessandro Tomasi. Anche in Parlamento, nonostante il lungo periodo di emergenza Covid, abbiamo sempre avuto un occhio attento al territorio».

Ecco, su questo le chiederei di entrare nello specifico, perché spesso si rimprovera ai nostri rappresentanti a Roma di poca attenzione verso chi li ha votati…
«Essendo stato quasi sempre all’opposizione (escluso nel periodo del governo Draghi), la possibilità di incidere diminuisce. Comunque sono orgoglioso di essermi impegnato con gli altri parlamentari per ottenere un finanziamento strutturale a favore del Pistoia Blues e, ad esempio, di aver presentato un’interrogazione parlamentare - a mia prima firma - alla sottosegretaria per il turismo Lucia Borgonzoni che ha contribuito a inserire le Terme di Montecatini nel circuito Unesco. In più, convinto della necessità di una privatizzazione del comparto termale, avevo portato un investitore, la trattativa, anche a causa dei tecnicismi del bando, non è andata in porto. Poi c’è stato Il lavoro in aula e in commissione per l’emergenza Covid, con emendamenti e ordini del giorno a mia prima firma. Di cose se ne sono fatte tante e il mio impegno per il territorio non è mai mancato, ma si sa che se da un parte c’è chi riconosce i tuoi meriti, ci può esser sempre chi ti critica. Fa parte dell’esperienza del rappresentante delle istituzioni».

C’è qualcosa, una scelta, un dettaglio, un particolare, in questo sua prima esperienza politica, che non rifarebbe?
«Non lascerei Forza Italia. Purtroppo, in quel momento, nel partito non c’era un buon clima e ho creduto a un percorso che la Lega, allo stato attuale delle cose, non ha fatto. L’ho già detto e lo ribadisco, ho sbagliato. Però penso di poter andare avanti a testa alta, non avendo tradito i miei valori e quindi nemmeno le persone che, quattro anni e mezzo fa, avevano riposto fiducia in me, mettendo quella croce sul mio nome. A queste elezioni faccio volentieri lo spettatore, ma non escludo di tornare a occuparmi di politica, a breve».

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