Economia
La storia

L'imprenditore albanese Reka: "Mai stato discriminato in Italia, ma troppa burocrazia"

Arrivato nel 1999, ha fondato un'impresa edile di successo

L'imprenditore albanese Reka: "Mai stato discriminato in Italia, ma troppa burocrazia"
Economia Pistoia, 15 Gennaio 2023 ore 19:19

di Ivano Bechini 


Sono circa 1.200 le aziende albanesi che operano in provincia di Pistoia, iscritte alla Camera di Commercio. Sono presenti in quasi tutti i settori ma principalmente nell’edilizia, in agricoltura e nella ristorazione. Un dato significativo, se si considera che le imprese straniere presenti sul nostro territorio sono circa 3.500 (11% del totale, dati Unioncamere).

Una comunità ben inserita ormai da vari lustri ma che troppo spesso vede sottovalutate le capacità professionali e la voglia di emergere.

Abbiamo incontrato Artur Reka, giovane imprenditore edile di origine albanese residente a Monsummano Terme. La sua è una bella storia, indubbiamente di successo. 

«Come per tutti gli immigrati non è mai una cosa semplice decidere cosa si vuole fare e come farlo. Sono in Italia dal 1999, avevo 17 anni e ho deciso che dovevo provare qui per costruire un futuro migliore. Stavo studiando e volevo fare ingegneria ma la situazione in Albania in quel momento non era affatto semplice e ho deciso di venire in Italia».

Ha iniziato subito a lavorare nell’edilizia? 

«Per un anno ho fatto il cameriere qui in zona. Poi, visto che mi piaceva l’idea di costruire cose che rimanevano, ho deciso di entrare nel mondo dell’edilizia che, grazie anche agli studi intrapresi, mi affascinava. Nel 2003, ho aperto una piccola ditta edile e ora dopo quasi vent’anni sono a capo di una impresa artigiana con mio fratello e 6 dipendenti. Lavoriamo su tutto il territorio provinciale e facciamo anche restauro oltre i classici interventi di edilizia». 

Cosa pensa dell’accoglienza che l’Italia riserva agli immigrati? Ha sofferto discriminazione?

«No, assolutamente. Non mi sono mai sentito discriminato in quanto albanese o imprenditore albanese». 

Cosa cambierebbe dell’Italia?

«La burocrazia! Non è possibile che su una stessa legge, che vale su tutto il territorio regionale, a Pistoia ci sia una interpretazione e a Prato un’altra. Spesso non si riesce a capire il senso pratico di alcune norme (vedi il bonus del 110%), che poi vengono bloccate all’improvviso e noi rimaniamo scoperti per migliaia di euro perché le banche fermano tutto. Questo significa spingere in sofferenza un intero settore».

Cosa si potrebbe fare per crescere economicamente?

«Lo Stato dovrebbe aiutare per le assunzioni e sulla formazione professionale. Sarebbe meglio pagare i corsi professionali a chi cerca lavoro che insistere con il Reddito di Cittadinanza. Si dovrebbe essere anche più chiari sui flussi migratori: non è facile trovare un buon muratore da queste parti ma è difficile anche farli venire da altri paesi. I tempi per le domande sono lunghissimi, ho fatto domanda per due persone da un anno e non ho ancora avuto una risposta».

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