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CRISI DEL LAVORO NEL COMMERCIO E NEL TURISMO

Oltre duemila posti di lavoro a rischio in provincia di Pistoia

Oltre duemila posti di lavoro a rischio in provincia di Pistoia
Economia Pistoia, 26 Marzo 2021 ore 11:44

Oltre duemila posti di lavoro a rischio in provincia di Pistoia. Confcommercio: mettere in sicurezza le aziende per combattere la crisi del lavoro.

Oltre duemila posti di lavoro a rischio

Sono circa 2mila i posti di lavoro che andranno persi in provincia di Pistoia nei settori del commercio e nel turismo allo scadere del blocco dei licenziamenti.

È questo il conto amaro presentato dalla pandemia al tessuto economico locale che evidenzia una ferita profonda per il comparto della somministrazione e dell’accoglienza, dove pesa il mancato avviamento dei rapporti di lavoro.

A dirlo è l’indagine realizzata da Confcommercio Pistoia e Prato che ha fotografato l’andamento del lavoro nell’ultimo anno sul territorio con l’intento di delineare le prospettive di occupazione per il prossimo futuro. Per farlo l’Associazione ha svolto una ricerca fra le proprie attività associate con personale dipendente, somministrando a un campione di circa 500 aziende nelle due province un questionario che mette nero su bianco i numeri della crisi.

I dati

Da aprile 2020 a febbraio 2021 sono state 2.328.929 (dati INPS) le ore di cassa integrazione erogate per i dipendenti delle imprese del commercio al dettaglio e all’ingrosso, per le attività di ristorazione e per gli alberghi, a fronte del numero zero dell’anno precedente. La cassa integrazione in deroga, infatti, è stata reintrodotta con l’emergenza sanitaria con validità a partire dal 9 Marzo 2020. Lo strumento non veniva usato – se non per casi straordinari e di diversa natura – dal 2008-2009, a seguito della precedente crisi economica.

Il quadro diventa ancor più significativo con i numeri relativi ai mancati avviamenti al lavoro: nella provincia di Pistoia, il 4° trimestre 2020 segna sullo stesso periodo del 2019 il -11% (-127 contratti) per il commercio (dettaglio e ingrosso) e il – 68% per le strutture ricettive e della ristorazione (-1807). A incidere sono senza dubbio il mancato rinnovo dei rapporti a tempo determinato e, in particolar modo, dei lavori stagionali tipicamente utilizzati nel mondo del turismo e della somministrazione. Basti pensare a cosa comporta l’assenza dei visitatori italiani e stranieri per la Valdinievole, nonché la perdita dell’intera stagione invernale e della chiusura degli impianti per la Montagna.

Settori che rischiano di scomparire

Tutto questo determina una gravissima ricaduta nel prossimo futuro: il 31 Dicembre del 2020 i dipendenti delle attività delle attività di ristorazione e degli alberghi registrati in Camera di Commercio erano oltre 5.700. Secondo la stima fatta da Confcommercio sulla base della propria indagine, di questi circa 1.300 rischia di scomparire nei prossimi mesi fra mancati avviamenti e licenziamenti, e la stessa sorte potrebbe spettare a circa 800 lavoratori delle aziende del commercio.

È evidente che il crollo del lavoro nella provincia si è già innescato ed è indispensabile mettere in campo ogni strumento per arginare la grave crisi economica e sociale che si prospetta.

Servono con urgenza misure in grado di mettere in sicurezza le imprese per dare loro respiro e renderle in grado di investire sul proprio futuro e su quello dei propri dipendenti.

Confcommercio è risoluta nel ribadire la propria posizione: non è più tempo di misure assistenziali e continue limitazioni. Dopo un anno dall’esplosione dell’emergenza lo Stato deve attivare meccanismi che non prevedano soltanto la chiusura delle imprese per arginare il virus: tutto questo non è più accettabile.

I settori del commercio e del turismo rappresentano la storia e il motore dello sviluppo del nostro territorio, devono essere salvati.

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