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UNA SU TRE A RISCHIO

L’artigianato toscano tra i più colpiti dalla crisi, un’impresa su tre a rischio chiusura

L’artigianato toscano tra i più colpiti dalla crisi, un’impresa su tre a rischio chiusura
Economia Pistoia, 13 Aprile 2021 ore 15:31

Al via la campagna di Confartigianato Pistoia “L’ABUSIVISMO UCCIDE SCEGLI LA LEGALITA’”. Dal 15 aprile affissione dei manifesti in tutti i comuni della provincia.

L’artigianato toscano tra i più colpiti dalla crisi

“Secondo i dati di Confartigianato a livello nazionale una impresa artigiana su tre rischia la chiusura. I dati in Toscana e nella nostra provincia rispecchiamo questo trend per i quali la crisi provocata dalla pandemia ha già messo a rischio il 32% degli artigiani e delle piccole aziende”. E’ questo l’allarme lanciato dal Presidente di Confartigianato Imprese Pistoia Alessandro Corrieri dopo le recenti misure decise dal Governo per affrontare l’emergenza sanitaria Covid-19. “A questa già drammatica situazione – aggiunge Corrieri – il passaggio in zona rossa, ha reso ancora più difficile la vita delle nostre imprese soprattutto in territori come quello della Provincia di Pistoia dove storicamente è più alta è la concentrazione delle aziende artigiane”.

Nella nostra provincia – continua il Presidente di Confartigianato- abbiamo vissuto per sei settimane in zona rossa, che sommate a quelle precedenti, non hanno fatto altro che contribuire all’aumento dell’abusivismo: e già a condizioni di normali, senza chiusure, si assesta intorno al 27%. Con questa iniziativa vogliamo sensibilizzare tutta la cittadinanza su quanto sia importante non favorire nessun tipo di attività illegale che da tempo sta causando la chiusura di molte aziende della nostra provincia.

ENTE BILATERALE TOSCANO

Proprio nei giorni scorsi anche Ebret, l’Ente Bilaterale dell’Artigianato Toscano, ha diffuso un report che ha confermato come l’artigianato toscano è tra i più colpiti a livello nazionale. La Toscana nel 2020 è seconda solo alla Lombardia per ammontare di richieste di sostegno al reddito dei lavoratori presentata dalle imprese, la cosiddetta cassa integrazione erogata dal Fondo nazionale Fsba (Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato), che è stata di circa 261 milioni di euro. Il fatturato delle imprese artigiane toscane del 2020 si attesta su un meno 30% rispetto al 2019, con punte del 40% nella filiera pelle e nel settore dei trasporti.

SETTORE BENESSERE

La crisi pandemica e i conseguenti interventi restrittivi per il distanziamento sociale hanno determinato effetti pesanti sulla spesa delle famiglie, con ricadute molto gravi sul settore del benessere. Nel settore dell’acconciatura ed estetica, operano 149 mila imprese che danno lavoro a 263 mila addetti. Sulla base delle indicazioni emerse dalla survey dell’11° report Covid-19 di Confartigianato, nel 2020 il comparto del benessere registra una perdita di ricavi per 2.104 milioni di euro, pari al 33,6% in meno.

La concorrenza sleale dell’abusivismo, ampliata a seguito dei lockdown e la chiusura delle attività del benessere nelle aree a maggiore rischio, sta amplificando i gravi effetti negativi sulle imprese regolari del settore. Sulla base dei dati dell’Istat, l’ufficio studi di Confartigianato stima nei servizi alla persona un tasso di lavoro irregolare del 27,8%, per cui la chiusura di acconciatori e centri di estetica nelle aree rosse apre spazi di lavoro irregolare, sull’intero territorio nazionale, da 42 mila soggetti.

SETTORE ALIMENTAZIONE BAR E RISTORANTI

100 mila tra ristoranti e bar a rischio chiusura nei prossimi mesi.

Nel 2020 almeno 32 mila tra ristoranti, pizzerie e bar hanno chiuso i battenti.

In termini economici la perdita nel capoluogo toscano, si aggira, per mancati incassi sul mezzo miliardo per circa 5mila addetti in meno considerando quasi 12 mesi senza turisti stranieri oltre a mesi di smart working che hanno svuotato le zone con la maggiore densità di uffici.

Con l’accelerazione della campagna vaccinale, Confartigianato ha chiesto al Governo di consentire alle attività di ristorazione nelle zone gialle di riprendere l’attività anche durante le ore serali definendo un rigoroso assetto di regole per garantire la sicurezza.

Le imprese artigiane del settore hanno elaborato un addendum rispetto alle misure in vigore che hanno dimostrato di essere pienamente efficaci: distanziamento dei posti, limitazione degli accessi e registrazione dei clienti.

Ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie hanno adeguato le proprie attività alle regole dei protocolli e hanno sperimentato un modello virtuoso.

La richiesta è quella di prolungare l’esercizio delle attività di ristorazione fino alle ore 23 prevedendo il vincolo di consumo al tavolo e l’accesso al locale entro le ore 21.

OCCUPAZIONE

Dopo lo scoppio della pandemia, tra febbraio e dicembre 2020, l’occupazione è scesa dell’1,8%, con un livello che si è ridotto di 425 mila unità.  La crisi in atto sta colpendo duramente i giovani, con gli occupati fino a 35 anni che a dicembre 2020 risultano in calo del 6,4% rispetto al precedente mese di febbraio, pari ad una diminuzione di 330 mila unità, rappresentando più di tre quarti (77,6%) dell’intero calo occupazionale; per gli occupati senior, con 50 anni ed oltre, il calo si limita a mezzo punto percentuale.

L’analisi per genere evidenzia una flessione più intensa per le donne occupate, scese di 268 mila unità, pari al -2,7%, mentre gli occupati maschi calano di 158 mila unità, pari al -1,2%.

Dall’esame della dinamica degli occupati per posizione lavorativa si evince che nei nove mesi della recessione, a fronte di una tenuta  del lavoro dipendente permanente – che addirittura segna un aumento di 118 mila occupati, lo 0,8% in più – cedono dell’11,5% i dipendenti a termine, con 336 mila unità in meno e diminuisce del 3,9% il lavoro indipendente, per cui si registrano 206 mila occupati in meno, con un livello che a dicembre 2020 scende a 5 milioni e 54 mila occupati, il minimo dal 2004, anno di inizio dell’ultima serie storica disponibile. Il calo dell’occupazione dipendente rappresenta il 48,5% dell’intera diminuzione di occupati registrata durante la pandemia.

L’analisi dell’andamento per classe di età evidenzia una relativa maggiore tenuta degli occupati indipendenti  giovani  under 35 (-1,6%), a fronte del calo più accentuato (-4,6%) registrato per la classe tra 35 e 64 anni.

In chiave di genere, sempre al terzo trimestre 2020, le donne imprenditrici, professioniste e lavoratrici autonome scendono del 7,6% a fronte del calo tendenziale del 2,5% registrato dai maschi; il maggiore calo per le donne è diffuso territorialmente.

In chiave territoriale si osservano i cali più intensi degli occupati indipendenti nel Centro (-6,8%) e nel Nord Est (-6,4%), mentre risultano pesanti, ma più contenuti, nel Nord Ovest (-2,0%) e nel Mezzogiorno (-2,6%).