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Gigantismo bancario e sistemi economici locali, il 24 novembre convegno Fisac Cgil a Pistoia

Gigantismo bancario e sistemi economici locali, il 24 novembre convegno Fisac Cgil a Pistoia
Economia Pistoia, 22 Novembre 2021 ore 11:11

Chiudono le filiali, si moltiplicano gli esuberi di lavoratori, intere aree senza nemmeno un bancomat, crollo dei finanziamenti ai sistemi economici locali a mano a mano che le direzioni degli istituti si allontanano dai territori.

Gigantismo bancario e sistemi economici locali

Il gigantismo bancario, gli oligopoli, sostenuti con forza da BCE, Banca d’Italia e Governo italiano e Commissione UE sono la risposta giusta?
Se ne parla in un convegno a Palazzo Comunale di Pistoia (piazza Duomo) mercoledì 24 novembredalle 9:30 a partire da una ricerca realizzata dall’ufficio studi della Fisac Cgil (il sindacato del credito) che metterà a confronto le scelte fatte in alcuni tra i principali paesi europei, i flussi di credito per provincia in Toscana e metterà a confronto le regioni più significative sul piano manifatturiero.

IL PROGRAMMA

Coordina: Paolo Cecchi, Segreteria Fisac CGIL Toscana
Introduzione: Daniele Quiriconi, Segretario Generale Fisac CGIL Toscana
Presentazione ricerca: Nicola Cicala, Direttore ISRF LAB
Intervengono: Dalida Angelini, Segretaria Generale CGIL Toscana; Giulia Bartoli, Segretaria Generale Fillea CGIL Toscana; Nino Baseotto, Segretario Generale Fisac CGIL; Leonardo Bassilichi, Presidente e AD Base Digitale; Fabio Berni, Segretario Generale FILCTEM CGIL Toscana; Lorenzo Esposito, Prof. Associato di Economia Monetaria Statale di Milano e Funzionario Banca d’Italia; Eugenio Giani, Presidente regione Toscana; Daniele Gioffredi, Segretario Generale CGIL Pistoia; Dalila Mazzi, Presidente CCIAA Pistoia – Prato; Walter Schiavella, CGIL Nazionale

LA PRESENTAZIONE

Per la Toscana il quadro è impietoso: 21 comuni senza uno sportello bancario e senza un bancomat, tutte le storiche banche ad eccezione di MPS con Direzioni generali al nord o oltre confine, un calo di quasi 3,5 punti percentuali oltre la media nazionale dei finanziamenti alle imprese con meno di 20 dipendenti ( Italia -18,9% Toscana -22,2%) a fronte di un aumento dello stock dei risparmi sui conti correnti 8 punti superiore alla media nazionale ( Italia +26% Toscana + 34%).

La tesi, da tempo sostenuta dalla Fisac Cgil Toscana, di un territorio terra di raccolta del risparmio con impieghi destinati altrove si dimostra quindi tutt’altro che un’opinione, ma è sostanziata dalle stesse banche dati di Bankitalia.
Il confronto si rivela ancor più impietoso con regioni come Emilia e Lombardia e se consideriamo che la dimensione media di impresa in Toscana è di 3,6 dipendenti , ma in alcune province scende addirittura sotto i 3, imprese quindi sottocapitalizzate e che necessitano di un rapporto diretto col sistema bancario non filtrato da un algoritmo che sta a qualche centinaio di chilometri di distanza.
Nel periodo 2014-2019 preso a riferimento, gli anni immediatamente precedenti la pandemia (prima cioè delle grandi iniezioni di liquidità con garanzie pubbliche del 20-21) e con un pil toscano cresciuto del 5,3% in quel quinquennio, il calo delle erogazioni di credito toccano livelli a titolo di esempio di -41,5 a Siena - 27,2 a Pistoia, -23,4 a Livorno, con Pistoia che si conferma prima in Toscana in questa classifica ( -30,1% ) per finanziamento alle microimprese.
Numeri non spiegabili solo con la eventuale scarsa selettività precedente o con la riduzione della domanda correlata al calo delle imprese attive perché appunto, senza riscontri nel centro-nord e con valori assoluti che ci avvicinano al sud dell’Italia dove questo processo di desertificazione ha radici più antiche.
E’ del tutto evidente che la digitalizzazione, una nuova divisione del lavoro, la smaterializzazione stessa delle attività sono processi ancorchè pieni di rischi, difficilmente arrestabili.
Tuttavia il processo va governato, vanno difesi i presidi bancari nelle aree interne, garantiti i flussi di credito, difesi i lavoratori che spesso si vedono “ceduti” insieme ad interi rami di azienda pur in presenza di bilanci stratosferici dei loro istituti.
Il ritornello “ce lo chiede l’Europa” non convince. Vale per l’Italia ciò che non vale per i francesi? I soldi spesi per sostenere il sistema creditizio è una distorsione di mercato solo per il nostro paese? Dopo i 123 miliardi spesi dalla Germania per salvare le prime 5 Landesbanken? O la domanda è: coi soldi pubblici si possono estromettere migliaia di lavoratori, desertificare il paese ponendo a rischio usura e riciclaggio intere aree e lasciare comunità montane e isole senza sportelli?
I processi vanno governati con equilibrio da parte di imprese finanziarie che hanno ricominciato a macinare miliardi di utili e distribuire dividendi importanti e il decisore politico non può ritrarsi in una funzione meramente notarile. Pena il rischio che ancora una volta i più deboli paghino il prezzo di una “modernizzazione” discutibile, visto che in molte parti del mondo l’idea del gigantismo bancario comincia ad essere posto in discussione.