Settore in fermento

Confesercenti Pistoia e la rabbia del settore bellezza e benessere: “Non siamo noi che incrementiamo i contagi”

Confesercenti mette le mani avanti sulle voce di una possibile chiusura, causa aumento contagi, del settore "bellezza e benessere": le ragioni degli imprenditori pistoiesi.

Confesercenti Pistoia e la rabbia del settore bellezza e benessere: “Non siamo noi che incrementiamo i contagi”
Pistoia, 18 Ottobre 2020 ore 11:41

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Confesercenti Pistoia sulle voci di una possibile chiusura di parrucchieri e centri estetici con l’arrivo del nuovo Dpcm che sarà firmato nella giornata odierna dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Confesercenti chiede di non penalizzare ulteriormente il settore “bellezza e benessere”

Negli ultimi giorni sta circolando la voce – in taluni organi di stampa e sui social – che vorrebbe i saloni di bellezza, i centri estetici e i parrucchieri come una delle cause della diffusione dei contagi del Coronavirus. Si sta creando, in altre parole, un clima di incertezza e apprensione nel settore “bellezza e benessere” che rischia di mettere in ginocchio un settore già fortemente penalizzato dalla crisi generata dalla diffusione della pandemia.

Per questo Confesercenti, attraverso il suo sindacato Assoacconciatori, esprime la piena vicinanza e supporto alla categoria, rappresentata a livello locale da Luana Grazzini, imprenditrice di Ponte Buggianese (titolare dell’esercizio “Fashion Italy” e presidente del Centro commerciale naturale).

“Abbiamo riaperto i nostri saloni – dice Luana Grazzini, membro del direttivo nazionale di Assoacconciatori Confesercenti – il 18 maggio e da allora non c’è stato alcun aumento del numero dei contagiati, che sono iniziati a tornare purtroppo a crescere solo nelle ultime settimane. Basterebbe questo a sgombrare ogni dubbio, ma vorrei anche sottolineare i significativi investimenti che abbiamo dovuto fare in termini di sicurezza per gli operatori e i clienti: sanificazione dei locali, disinfezione delle postazioni, pulizia degli oggetti e delle attrezzature, misurazione della temperatura”.

“Per questo – conclude Grazzini – non ci stiamo a essere additati come una delle cause della diffusione dei contagi: un tentativo di discredito che rispediamo al mittente. Rispettiamo infatti in maniera assoluta norme e protocolli”.

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