economia

“Chiudere prima i locali non serve a fermare il Covid-19”

Confcommercio Toscana punta su controlli e qualità.

“Chiudere prima i locali non serve a fermare il Covid-19”
Pistoia, 05 Ottobre 2020 ore 17:15

“Chiudere prima i locali non serve a fermare il Covid-19”

 

 

“Anticipare la chiusura serale di ristoranti, bar e pizzerie non servirà a fermare il Covid-19. Piuttosto, puntiamo su controlli più serrati, sul rispetto dei protocolli di sicurezza già esistenti e su una rigida attribuzione delle responsabilità”. Lo dice il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni mentre a Roma il Governo ventila l’ipotesi un nuovo Dpcm contenente misure più restrittive per combattere la pandemia, compresa la chiusura anticipata dei pubblici esercizi alle 23 o addirittura alle 22.

 

“Le imprese in questi mesi hanno già pagato abbastanza le difficoltà derivanti dalla crisi sanitaria. Lo hanno fatto stringendo i denti con spirito di sacrificio, sapendo che serviva l’impegno di tutti per contrastare i contagi. Così, dopo i mesi di chiusura forzata, con il personale ancora in parte in cassa integrazione, si sono dati da fare investendo energie e denaro nell’applicazione dei rigidissimi protocolli sanitari messi a punto dalle autorità. Tutto pur di tornare a lavorare. E continuano a tenere alta la guardia, per salvaguardare la sicurezza di clienti e collaboratori, perché nessuno ha interesse ad ammalarsi”, prosegue Marinoni.

 

“Adesso, decidere la chiusura serale anticipata dei locali addirittura alle 22 significa cancellare la parte forse più cospicua del loro fatturato, ma soprattutto significa consegnare il rito della cena fuori con gli amici al mondo dell’abusivismo. Perché è prevedibile che prolifererà l’offerta di cene private organizzate da questo o quello in ambienti di certo non controllati né controllabili come quelli dei pubblici esercizi”, denuncia il direttore di Confcommercio Toscana. “In più, i giovani non andranno certo a dormire prima per decreto. Li abbiamo privati di molti dei luoghi deputati al divertimento serale e il rischio è che trovino luoghi e forme di aggregazione meno sicuri”.

 

“L’unica soluzione – ribadisce Marinoni – è spingere sui controlli e verificare che tutti gli operatori rispettino le norme sanitarie in vigore. Per il resto, il Covid non fa differenza di orari: se posso consumare la mia cena alle ore 20 in un ristorante sicuro e certificato, nel rispetto di tutte le regole, posso farlo anche alle 22”.

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