DOPPIO FALLIMENTO

Bruschi: seconda asta deserta. Quale futuro?

Vista la situazione attuale, ci si trova di fronte ad un vero e proprio stallo come era in parte prevedibile.

Bruschi: seconda asta deserta. Quale futuro?
Economia Pistoia, 04 Luglio 2021 ore 08:42

Pistoia: nuovamente niente di fatto per il fallimento dell’azienda vivaistica: il prezzo scenderà ancora.

Bruschi: seconda asta deserta

Anche il secondo tentativo è andato deserto, come già successo in occasione del precedente dello scorso febbraio.
Stiamo parlando dell’onerosa asta per rilevare i beni del fallimento della “Vivai Sandro Bruschi”, la nota azienda vivaistica pistoiese che nel 2016 incappò in una pesante crisi che la portò a dover finire sotto l’egida della Giorgio Tesi Group con l’affitto di ramo d’azienda.

Per la seconda volta, pertanto, i due curatori fallimentari Olimpia Banci di Pistoia e Nino Maffia di Massa e Cozzile non si sono trovati nessuno davanti e zero buste con offerte da aprire sul tavolo.
Da un’asta all’altra era cambiata decisamente la panoramica di cifra in ballo: da 10 milioni e 640mila euro a 9 milioni e 43mila euro mettendo insieme i beni pistoiesi (vivai e non solo) e quelli di Migliarino, in provincia di Pisa.

La storia del fallimento

L’ufficialità del fallimento della “Vivai Sandro Bruschi” è avvenuta nell’ottobre 2018 con il pronunciamento della Corte d’Appello di Firenze che aveva accolto l’istanza portata avanti da una decina di creditori della stessa azienda vivaistica finita al centro di un caso che ha avuto eco anche su scala nazionale e che, come riferito più volte da esponenti di quello stesso mondo, ha rappresentato un punto di svolta fondamentale - purtroppo in negativo - per l’immagine del settore e per il modo di fare affari.
Un lavoro, quello dei curatori fallimentari, che era andato avanti per più di un anno e mezzo, assieme all’aiuto di altri professionisti impegnati nelle varie perizie, per poter quantificare tutti i vari beni che dovevano essere messi all’asta.
Arrivando alla cifra che all’incirca veniva vantata da parte di numerosi fornitori, sia di Pistoia ma anche di tutta Italia (oltre 10 milioni di euro), mentre i crediti nei confronti delle banche ammontavano a quasi 13 milioni di euro.

I lotti all’asta

Come detto, sono due: sul versante pistoiese la struttura di via Pieve a Celle con agriturismo, fabbricati e terreni adibiti a vivai oltre che beni mobili e impianti di irrigazione e fertiirrigazione nella località “Orso” nella zona di Pistoia Ovest. Unitamente a questa si parla, poi, dei vivai in via Nuova di Castellare e quelli di via Croce di Badia a Badia a Pacciana, i terreni di via Capanne Vecchie a San Pierino Casa al Vescovo, quello di via Sant’Alessio nella zona delle Fornaci. Il lotto, però, riguarda anche altri comuni come via Corticella a Quarrata e via Ponte Stella a Serravalle Pistoiese.
Nel “Lotto 2”, invece, c’è tutto quel che riguarda i possedimenti che “Vivai Sandro Bruschi” aveva a Migliarino Pisano: terreni e fabbricati in via Vecchia Pietrasantina e via delle Catene nel territorio di San Giuliano Terme, sia “lato Mare” che “lato Monte”.

Adesso cosa succederà?

Vista la situazione attuale, ci si trova di fronte ad un vero e proprio stallo come era in parte prevedibile. Nonostante il settore vivaistico non abbia risentito più di tanto della crisi mondiale imposta dal Covid-19, si parla sempre di cifre molto importanti da mettere sul piatto anche solo per presentarsi all’asta.
Adesso si andrà verso un terzo tentativo (che ancora non è stato calendarizzato) ma con un interrogativo: vale la pena continuare con questa strategia oppure sarà necessario pensare ad un ulteriore spacchettamento dei lotti già esistenti in modo da renderli ancora più appetibili? Anche perché un ulteriore deprezzamento andrebbe a ripercuotersi sulla possibilità che i creditori non vedano tutte le somme che gli dovrebbero spettare.
Ricordiamo, infine, che l’attività vivaistica in questi anni è comunque proseguita con l’affitto del ramo d’azienda alla Giorgio Tesi Group che aveva provveduto a riassumere i 28 lavoratori (su 42 iniziali) che erano rimasti alla “Vivai Sandro Bruschi”.