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Occupazione

L’allarme della Cgil di Pistoia: “Circa 5000 posti di lavoro a rischio nel breve periodo”

Quadro nerissimo quello disegnato dalla Cgil di Pistoia sullo stato occupazionale in provincia: ci sono 5000 posti di lavoro a rischio nel breve periodo per il territorio che attualmente ha il tasso di disoccupazione più alto della Toscana.

L’allarme della Cgil di Pistoia: “Circa 5000 posti di lavoro a rischio nel breve periodo”
Economia Pistoia, 22 Aprile 2021 ore 13:19

I numeri citati dal segretario provinciale della Cgil, Daniele Gioffredi, analizzando Cassa Integrazione, Reddito di Cittadinanza e tassi di disoccupazione che in provincia di Pistoia sono a livelli record in Toscana.

Circa 5000 posti di lavoro a rischio in provincia di Pistoia nel 2021

“A rischio 5000 posti di lavoro e la tenuta e la coesione sociale del nostro territorio. Nel 2020 Cassa  integrazione Record: superate le 10 milioni di ore autorizzate. Tasso di disoccupazione il più alto della  Toscana. Povertà e disuguaglianze sociali in aumento. Occorre prendere consapevolezza della gravità  della situazione a partire dalle istituzioni locali e assumere le iniziative necessarie”.

Questo il commento del segretario provinciale della Cgil di Pistoia, Daniele Gioffredi, tracciando il bilancio di quel che sta succedendo in provincia di Pistoia.

La situazione economico sociale della nostra provincia potrebbe assumere una deriva drammatica dal  punto di vista occupazionale e della tenuta e coesione sociale del terrritorio. Sono due i fenomeni che si  stanno verificando e che potrebbero esplodere in tutta la sua dirompenza, il primo è quello relativo al  rischio, nel momento in cui avverrà lo sblocco dei licenziamenti, di una emorragia di posti di lavoro, il  secondo già in atto, quello di un aumento delle disuguaglianze sociali determinato dall’emergere in tutta  la sua drammaticità, di quelle fragilità già esistenti prima della pandemia, derivanti da un economia  informale e sommersa, fatta spesso di lavoro povero e precarietà, sia in quello autonomo che dipendente.

Queste situazioni, le vediamo purtroppo da un osservatorio privilegiato qual è il nostro, con aumento di  accessi e richieste al nostro patronato e al caf rispetto alle prestazioni legate alla poverta, come il reddito  di cittadinanza e quello di emergenza.

Per quanto riguarda il potenziale rischio di licenziamenti, il cui sblocco senza eventuali proroghe, avverrà  in 2 fasi il 30 giugno e il 31 ottobre prossimi, i dati parlano purtroppo chiaro, nel 2020 l’ Inps ha  autorizzato a Pistoia la cifra record di 10.139.776 di ore di Cassa Integrazione, tra ordinaria, deroga e  straordinaria, numero tra l’altro per difetto perché mancano all’appello quelle relative ai fondi del settore  artigianato e terziario, che per la nostra provincia rappresentano comunque una platea importante.

Questo significa che i posti di lavoro equivalenti potenzialmente a rischio, secondo una nostra stima sono  circa 5000, che si andrebbero ad aggiungere a tutte quelle centinaia di contratti a termine scaduti e non  rinnovati alla loro scadenza. A conferma di una situazione occupazionale molto preoccupante, c’è il dato  relativo al tasso di disoccupazione che è l’8% (quello femminile addirittura al 9,6%), il più alto della Toscana dove la media è del 6,6%. Il dato potrebbe essere addirittura peggiore, perché risente di un altro  fattore che è quello dell’aumento degli inattivi, cioè coloro che non lavorano e sono scoraggiati.

Non va certamente meglio, riguardo alla situazione di povertà e fragilità sociale, con 3801 nuclei familiari  composti da 7880 persone che tra aprile 2019 e dicembre 2020 hanno percepito il reddito e  pensione di cittadinanza, con un importo medio mensile di 478 euro che è il più alto della Toscana dove invece è di 448. Dato significativo che evidenzia non solo povertà reddituale ma anche sociale, a partire  da quella abitativa ed educativa.

Lo stesso reddito di emergenza che viene erogato nelle situazioni di povertà assoluta ha un impatto importante nella nostra provincia, riguarda infatti oltre 1000 nuclei familiari per quasi 2500 persone, che tra maggio e novembre  dello scorso anno lo hanno percepito.

Occorre quindi, aggiunge – Daniele Gioffredi – “che a partire dall’utilizzo delle risorse del Next  Generation UE, si vada nella direzione della creazione di buona e stabile occupazione, si acceleri sulla non  più rinviabile definizione di una riforma in senso universale degli ammortizzatori sociali e di nuove  politiche attive del lavoro, procrastinando nel frattempo il blocco dei licenziamenti attraverso l’utilizzo di  strumenti alternativi come i contratti di espansione e di solidarietà, provando a rilanciare e garantire il lavoro dentro una fase inedita e accelerando sul piano vaccinale. A livello locale, a partire dalle istituzioni  e dalle parti sociali, bisogna prendere consapevolezza della gravità della situazione e assumere l’iniziativa  per un cambio di passo, perché il tempo a disposizione sta davvero finendo. Il nostro territorio va reso attrattivo per investimenti produttivi e farlo tornare a recitare il ruolo che gli compete dentro il motore propulsivo della Toscana Centrale”.