La storia

Luigi Petracchi, il pittore e scultore che fa conoscere Casalguidi in tutto il mondo

L'intervista che il pittore e scultore di Casalguidi, Luigi Petracchi, ci ha concesso nei giorni scorsi e che è stata pubblicata sul GIORNALE DI PISTOIA E DELLA VALDINIEVOLE: un personaggio unico.

Luigi Petracchi, il pittore e scultore che fa conoscere Casalguidi in tutto il mondo
Piana, 11 Aprile 2020 ore 19:35

In questa intervista del nostro collaboratore Andrea Neri andiamo a conoscere meglio la vita e la voglia di fare arte da parte di Luigi Petracchi, 66 anni, che vive a Casalguidi ma che è conosciuto in tutto il mondo avendo esposto dalla Toscana a Tokyo, da Washington ad Hong Kong. L’intervista è stata pubblicata dal 27 marzo scorso sul GIORNALE DI PISTOIA E DELLA VALDINIEVOLE

Tutto quel che c’è da sapere sul pittore e scultore Luigi Petracchi

Luigi Petracchi, 66 anni abita a Casalguidi in via Forra di Castelnuovo dove ha anche uno studio a cui aggiunge un laboratorio, in cui realizza opere di indubbia bellezza e originalità.
E’ un pittore, scultore, con un’ampia conoscenza della fisica e della chimica necessaria per “domare” alcuni composti ribelli quali il bronzo, il legno, la resina, la grafite, i tecnopolimeri, durante la realizzazione delle sue opere. Il suo curriculum di mostre personali e riconoscimenti è impressionante: dal ’74 anno in cui ha esordito con un’esposizione a Quarrata, ha poi esposto a Roma, Firenze, Milano, Malta, Seoul, Tokyo, Washington, Las Vegas, Parigi, Hong Kong, Siviglia, Bologna, solo per citarne alcune, a cui hanno fatto da corollario i premi ricevuti a New York, alla biennale di Venezia, la medaglia Aurea di arte contemporanea a Seoul, a Palma de Maiorca, alla fortezza da basso di Firenze, a Barcellona e poi terminiamo qui perché l’elenco porterebbe via tanto altro spazio.

Abbiamo incontrato Petracchi nel suo studio, circondato da innumerevoli opere di ogni genere. «Sono tutte opere mie, completamente mie e molte di esse compongono la mia collezione privata – ha detto Petracchi – ci sono persino lavori di quando ancora non sapevo ciò che sarei diventato (e sarò) per tutta la vita».

Ma cosa è diventato?

«Un artista, in quanto ho fatto dell’arte la mia unica ragione di vita, mi nutro di arte, la respiro, la vedo ovunque e poi libero la mente facendo un quadro, oppure una scultura seguendo l’istinto».

Quali percorsi didattici ha fatto?

«Ho seguito l’esperienza iniziata da quando presi in mano il primo pennello a 8 anni senza mollarlo più. Ho percorso le sensazioni e le emozioni, ma anche gli errori che sono i veri maestri e che da esse sono nati ma che oggi non li vedo più come tali. Ho rifiutato le normali scuole non perché non sono utili, sicuramente lo saranno, ma io penso che un artista, un vero artista, deve imparare da un qualcosa che ha dentro e che lo guida. Se ha questo qualcosa bene, se non lo ha va bene lo stesso perché in ogni caso ha trasmesso con un pennello o con uno scalpello ciò che gli stava dicendo quel qualcosa di indefinibile, ma che eccita gli occhi e anima la mente di quelli come noi».

Quali titoli hanno questi quadri?

«Non mi piacciono i titoli, non ne do, distraggono l’anima di chi osserva. Il titolo è ambiguo è fuorviante, ed è sempre diverso perché ognuno riceve sensazioni o emozioni diverse, allora perché immobilizzare un’emozione imprigionandola in un titolo?».

luigi petracchi in casa

Tra i quadri a olio ve ne sono alcuni diversi…

«Sono quadri a tecnica mista, ho un debole per la tecnica mista in cui si fondono grafite e acrilico perché in essa c’è l’immediatezza. Questa tecnica non permette ripensamenti o correzioni perché l’opera asciuga in fretta, per cui è importante avere in mente con precisione ciò che si vuole raffigurare sulla tela; qualsiasi correzione non è poi mimetizzabile soprattutto laddove ci sono trasparenze».

Il prezzo di acquisto di un’opera a tecnica mista e una a olio su tela sono diversi?

«Questa è una domanda da non fare a chi ama l’arte. L’arte non si pesa sulla bilancia. Come mai alcuni semplici e piccoli disegni hanno estimatori e valutazioni elevate al contrario di grandi quadri a olio? Io sostengo che il prezzo dovrebbe farlo l’acquirente, per ciò che una data opera ispira. Non ha lei un quadro di scarso valore commerciale ma dal quale non si separerebbe mai?».

E vengono in mente le parole del noto critico d’arte Carlo Franza che commentando le opere di Petracchi ebbe a scrivere: «Petracchi fa arte in connubio con la ricerca. Una ricerca che guarda al passato e alla storia come cifra e come nostalgia, e non come a un gioco in cui si possono catturare nelle maglie i sacri concetti e le nozioni inviolabili».

Nel suo percorso si è ispirato a qualche artista?

«A nessuno in particolare. Sono un estimatore di Jung (Gustav Jung, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico – ndr), e della spiritualità personale convergenti sull’umanità nel senso puro dell’accezione. Non riuscirei mai a compiere lavori in cui non siano presenti questi pensieri. Loro mi hanno sempre guidato anche quando non sapevo ancora esistessero».

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