Menu
Cerca
CRONACA

Vannino da Agliana dopo il sequestro della casa: "Qualcuno mi ha tradito"

Per provare a trovare una risposta, il ”Giornale di Pistoia e della Valdinievole” è andato a trovare Alessandro

Vannino da Agliana dopo il sequestro della casa: "Qualcuno mi ha tradito"
Cronaca Piana, 28 Maggio 2021 ore 19:42

«Se penso che sia nato tutto dalla segnalazione di qualche vicino? Sì, hai detto bene…».
Sguardo fiero, per quanto di tanto in tanto lasci trasparire una punta di delusione per ciò che è avvenuto. La cortesia e la voglia di parlare con i tanti che quotidianamente vanno a trovarlo è quella di sempre. La differenza però, è che stavolta a dividere gli interlocutori c’è l’inferriata di un cancello. È quella del Villone Puccini, dove “Vannino” si trova ormai da una settimana. Una storia che abbiamo raccontato nei giorni scorsi sul Giornale di Pistoia.

La casa posta sotto sequestro

Sono infatti trascorsi diversi giorni dalla notizia che ha smosso Le Querci, Agliana e la stessa Pistoia: la sua casa è stata posta sotto sequestro preventivo con un provvedimento del Tribunale di Pistoia, per “un’attività di smaltimento di rifiuti mediante abbruciamento in mancanza delle prescritte autorizzazioni”.
Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, che ha lasciato sbigottiti i residenti. Venerdì scorso, a Le Querci (ma in tutta la Piana in generale) non si parlava d’altro. E come in tutti i casi del genere dettati dalla frenesia, inizialmente la “vox populi” partorì una varietà di ipotesi: “Vannino è stato sottoposto ad un Tso”, “No, è stato ricoverato”.

Niente di tutto questo: a seguito dei controlli da parte delle autorità che hanno evidentemente riscontrato le irregolarità sopracitate, il settantunenne aglianese è stato trasferito per l’appunto al Villone, dove sta trascorrendo questi giorni. I sigilli davanti all’immobile in cui vive da decenni tuttavia, non sono passati inosservati: già nel pomeriggio dello scorso 14 maggio, non era raro notare qualche cittadino accostare la macchina nelle vicinanze, scendere e verificare di persona la sua assenza. Quasi come se si trattasse di un sogno, o per meglio dire un incubo: Vannino è Agliana, è amatissimo dai concittadini per la sua storia personale, la sua affabilità e la sua coerenza nel portare avanti da ormai quarant’anni uno stile di vita sobrio e “minimalista”.

I più romantici vedono in lui una persona che ha trovato la piena serenità con se stesso e con il mondo, per un traguardo che ben pochi possono vantare. Ed una volta passata la sorpresa, la seconda domanda che si è posto chiunque lo conoscesse deve ancora trovare risposta: visto che la scelta di vita (con tutto ciò che ne consegue, inclusi i falò in l’inverno nel giardinetto di casa) di Gori non risale certo a ieri, com’è stato possibile arrivare ad un epilogo (?) del genere dopo così tanto tempo, per quella che ormai era diventata una situazione di normalità?

Ecco, per provare a trovare una risposta, il ”Giornale di Pistoia e della Valdinievole” è andato a trovare Alessandro nel pomeriggio dello scorso martedì, intorno alle 15. Proprio nel momento in cui il diretto interessato, in uno dei momenti di relax, stava conversando con un paio di amici di vecchia data. Questi ultimi si sono impegnati, insieme al fratello, a dargli una mano nella manutenzione della sua proprietà, nei limiti del possibile. Gli hanno bonariamente “rimproverato” l’accaduto, chiedendogli conto della miriade di scarti accumulatisi nel giardino. Oggetti che Vannino, negli ultimi decenni, utilizzava per scaldarsi.

«Sto bene, però spero di poter tornare presto a casa – ha confidato – perché tutto questo sia successo proprio adesso? Non so che rispondere. Si tratta di oggetti che accumulo da anni e che consumo con la fine della primavera».

Ma prima di rientrare nella struttura (sollecitato da un’operatrice) ha risposto ad un’ulteriore domanda che gli abbiamo posto: «A sollecitare i controlli verso uno “status quo” che appariva ormai consolidato è stato qualcuno del vicinato»? E lui, dopo un attimo di riflessione, non ha avuto dubbi: «Sì, hai detto bene».

Perché se c’è una disposizione che arriva dalla magistratura non può essere certo un controllo di routine ma, evidentemente, qualcuno ha segnalato e depositato atti. Ecco perché, a Le Querci così come in tutta Agliana, sono in molti a chiedersi chi possa essere stato.

In ogni caso, ai fini della risoluzione della situazione, si tratta di un dettaglio poco rilevante. Almeno sul piano pratico, perché arrivati a questo punto, l’unica via d’uscita non può che passare dalla messa in regola. E se adesso è presto per intuire i prossimi sviluppi della vicenda sul piano legale, la certezza è che la comunità aglianese non è stata a guardare. Gli amici di vecchia data, i conoscenti e chiunque lo apprezzi davvero sta già dando un piccolo contributo.
Secondo le proprie possibilità: c’è chi dà una mano a pulire l’esterno, chi aveva addirittura pensato di organizzare un sit in di protesta. Il gruppo sarebbe addirittura già in contatto con un avvocato, che si sarebbe detto disponibile a fornire assistenza legale in caso di necessità. Si tratta, in ogni caso, di una storia in costante evoluzione, pronta a trasferirsi sul piano legale. Ma la gente di Agliana, Pistoia e della Piana (ma anche la vicina Prato, dove Vannnino è comunque conosciuto) a prescindere da tutto, sta già scandendo uno slogan eloquente: “Vannino libero”. Anche se, è bene ricordarlo, non si trova in nessuna prigione o privato della libertà, ci mancherebbe.

Nell’Agliana degli Anni ‘70, era uno dei “partiti” più concupiti dalle giovani aglianesi per un eventuale matrimonio: carattere estroverso e cordiale, famiglia benestante, sorriso ammaliante. Non è un caso, forse, che chi lo conosce sin da prima della sua “conversione” lo descriveva come un playboy, amante della vita mondana e delle belle donne.

Un taglio netto con la sua “vita precedente”, iniziata il 4 marzo del 1950. Ma quando Alessandro Egidio Gori divenne Vannino? E quale fu la scintilla che innescò il processo? Ecco, qui la vox populi diverge nella forma, ma non nella sostanza. Una prima versione vuole il suo cambiamento a seguito ad alcuni avvenimenti sfortunati nella vita privata (in ambito sentimentale, per la precisione) un’altra lo attribuisce invece ad alcuni problemi con la legge.
Ma entrambe le piste confluiscono sull’episodio che viene ricordato ancora oggi, dagli ultracinquantenni soprattutto, come quello della sua “rinascita”: il giorno in cui distrusse a colpi di mazza la propria auto. Una Mercedes, che all’epoca, ad Agliana, rappresentava un vero e proprio status symbol.

L’aveva messa in vendita, qualcuno probabilmente voleva portargliela via ad un prezzo irrisorio, approfittando della fase difficile che in quel periodo stava attraversando.

Gori disse no e fu proprio allora, forse, che prese corpo in cuor suo la volontà di condurre un’esistenza parca, spartana, profondamente minimalista per quanto concerne quel lusso che tanto aveva amato. Un “novello San Francesco”, come lo definimmo nell’articolo che il Giornale di Pistoia e della Valdinievole gli dedicò un paio di anni fa. Per una scelta che gli ha consegnato da tempo l’affetto imperituro di tutta la comunità.