Il nostro ricordo

Un anno senza Roberto Maltinti e quella sua promessa fatta a Kobe Bryant

Un anno fa, nella notte fra l'8 ed il 9 settembre 2019, un malore improvviso nel sonno si portò via, a 71 anni, Roberto Maltinti una vera istituzione dello sport in città (e non solo). Il Giornale di Pistoia e della Valdinievole lo ha ricordato con questo articolo pubblicato nei giorni scorsi e che proponiamo anche ai lettori di Prima Pistoia.

Un anno senza Roberto Maltinti e quella sua promessa fatta a Kobe Bryant
Pistoia, 09 Settembre 2020 ore 08:48

Questo l’articolo in edicola da venerdì scorso, 4 settembre 2020, sul GIORNALE DI PISTOIA E DELLA VALDINIEVOLE curato da Matteo Lignelli in ricordo del primo anniversario dell’improvvisa scomparsa di Roberto Maltinti, figura centrale per lo sport pistoiese e non solo.

Roberto Maltinti e quella sua promessa fatta a Kobe

Era difficile che Roberto Maltinti passasse inosservato. Vuoi per la stazza, per la voce forte o semplicemente perché era sempre il primo ad andare a salutare, con una pacca sulla spalla e un sorriso dolce.

Ormai un anno fa, la notte di lunedì 9 settembre, se n’è invece andato silenziosamente, senza darci modo di ricambiare quell’affetto. Aveva 71 anni, di cui una cinquantina vissuti come dirigente sportivo. Prima il ciclismo e poi la pallacanestro, con una parentesi (vincente) alla Pistoiese negli anni Novanta. A giugno del 2018, tredici anni (e una promozione in serie A) più tardi, ha lasciato la presidenza del Pistoia Basket ed è rimasto in società come consigliere per un’altra stagione. «Pensavo che sarebbe stato facile entrare nel vestito nuovo di un altro ruolo – scrive nella lettera con cui dà le dimissioni dal Cda biancorosso – Col tempo invece, mi sono reso conto che vivere le vicende societarie da un’altra prospettiva è impossibile».

Con la promessa «tornerò a emozionarmi da tifoso» suggellata con il simbolico “abbonamento a vita” consegnato da Ivo Lucchesi durante una serata di festa a Villa Cappugi.

C’è una storia alla quale “Robertone” era molto affezionato, che mi è tornata in mente scrivendo questo articolo. I 365 giorni successivi alla sua morte, del resto, sono stati segnanti per la pallacanestro di Pistoia (l’autoretrocessione in A2), per il mondo (un virus arrivato dalla Cina che ha sconvolto le nostre vite) e, scusate la ripetizione, per il mondo della pallacanestro: la morte di Kobe Bryant, a 41 anni, avvenuta lo scorso 26 gennaio quando il suo elicottero è precipitato sulle nebbiose colline sopra Calabasas, in California. La storia parla di una scommessa tra l’ex presidente di Pistoia e il piccolo Mamba e risale all’autunno del 1987, nella prima delle due stagioni vissute a Cireglio, in via di Ciriceto, a seguito del padre Joe che giocava in A2 nella Maltinti.

È il 21 novembre e Joe Bryant viene convocato per l’All Star Game al PalaEur di Roma. Kobe va da Roberto e lo avverte che avrebbe sfoggiato la tuta della Maltinti di fronte agli spettatori del palasport capitolino durante la competizione. Cosa chiede in cambio? Che gli regali una mountain bike. «Mi telefonò la mattina della sfida per dirmi che la voleva rossa» svela Maltinti in un’intervista del 2015.

Il giovane Bryant mantenne la parola e nelle vecchie riprese di Raidue lo vediamo posizionato sotto canestro, rigorosamente in tenuta Maltinti, che esulta energicamente per ogni canestro e si dispera dopo ogni errore del padre durante la gara da tre punti, di fronte a un palazzo gremito. «Mio padre diceva di essere stato il suo primo sponsor» ha raccontato la figlia Elisa in una recente intervista.

A dicembre del 2015, dopo che Bryant ebbe annunciato l’imminente ritiro – con l’iconica lettera “Dear Basketball” – ci fu un altro punto di contatto tra i due. «Torna da noi» l’appello lanciato di Maltinti, che avrebbe voluto far giocare al “Mamba” un’ultima partita di fronte al pubblico italiano (e pistoiese) che l’aveva visto crescere. Chissà se Kobe lo ha mai saputo. E chissà se ha ripensato a quella bicicletta rossa quando ha letto la mail di Alessia Pierattini – sua cara amica d’infanzia – che da Cireglio lo informava della morte di Roberto. Che manca a tutta la città, ogni giorno di più.

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