Musica

Tra avvocatura e…rap: La scommessa di Giulia

I messaggi di speranza e di amore con il nome Tralax: «Sceglierò sempre con la musica»

Tra avvocatura e…rap: La scommessa di Giulia
Pistoia, 08 Novembre 2020 ore 11:16

Cosa può spingere una tirocinante in uno studio di avvocati a cimentarsi in un pezzo di musica rap? Due mondi apparentemente lontanissimi, in effetti: le classiche rette parallele destinate a non toccarsi mai.

Non per Giulia Giannelli, 28 anni, nata in Romania e poi adottata ad appena due anni da una splendida famiglia di Livorno. «Mia madre mi ha insegnato non solo l’amore, ma anche a parlare l’italiano senza inflessioni: lo ha fatto trasmettendomi con mio padre la grande passione per la musica, classica e leggera. A cinque anni mi ha portato per la prima volta in Conservatorio, al Pietro Mascagni, dove quando ne avevo 8 ho superato una prova per violino e studiato anche pianoforte (ma strimpella anche chitarra e batteria). Poi a un certo punto, a 15 anni, ho dovuto lasciare: gli studi al liceo classico erano molto impegnativi».

E così le due rette hanno iniziato a viaggiare una a fianco all’altra: l’amore per i grandi classici della letteratura da una parte, quello per i grandi autori dall’altra (Dalla, De Gregori, ma anche Vivaldi, Maria Callas…). «Con quelle cassette da piccola ho imparato la lingua e conosciuto la musica e il mondo».

Oggi dopo la laurea in giurisprudenza con una tesi sull’intelligenza artificiale nella proprietà industriale («come pensano le macchine»), è una giurista d’impresa che a Monsummano vive e fa tirocinio in uno studio legale. «Qui sono arrivata per amore di Elena, la mia compagna, a cui devo tantissimo. E qui forse mi sono appassionata a quel genere di rap che definisco educativo». Ispirazioni a volontà: da J Ax, a Salmo, da Coez a Marracash.

Durante il primo lockdown, e la quarantena forzata, quello di marzo e aprile, è arrivata l’idea che l’ha portata a scrivere, comporre e cantare la sua prima canzone rap. Con il nome d’arte Tralax. «Perché questo nome? Viene dall’edito tralaticio che ho spesso studiato e mi ha appassionato. Ho pensato a un testo per superare quei lunghi giorni di isolamento: ho buttato giù le parole che sentivo, appoggiandomi a una base musicale trovata su internet dopo un po’ di ricerche, a cui poi ha fatto arrangiamento l’amico Amando Polito. La produzione è stata di Eleonora Di Miele».

Un rap sociale, le piace definirlo, perché in quel pezzo “Sos Covid 19» ha lanciato diversi messaggi. Di speranza, di aiuto, forse anche a se stessa: a settembre quella canzone è diventata «ufficiale» con il primo video, trasmesso per la prima volta sul canale social Televisium del presentatore Alessandro Martini. «Ha fatto 17mila visualizzazioni, ma non è quello che conta. Questo primo approccio alla composizione e alla canzone mi ha spinto anche a scrivere Girotondo. Una canzone che parla dell’universalità dell’amore, anche di omosessualità, della mia vita. E in serbo c’è anche una novità.

«Un progetto con una canzone a due voci, dove io ho messo più le parole. Dovrebbe uscire a fine novembre», ci ha confidato Giulia in arte Tralax. «Forse mi piacerebbe più scrivere che cantare, magari essere nel management del mondo musicale, chissà. E scrivere di Ulisse, una mia grande passione. Cosa farò da grande? Voglio lasciarmi aperta ogni finestra di dialogo: di sicuro sceglierò sempre con la musica e mai tra la musica e altro».

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