Economia

Tante attività in ginocchio: Le parole dei titolari

«Un vero colpo di grazia»

Tante attività in ginocchio: Le parole dei titolari
Pistoia, 07 Novembre 2020 ore 09:30

Da un paio di settimane ristoranti, bar e pasticcerie hanno abbassato le serrande alle 18. A questa categoria si aggiungono palestre, piscine, centri benessere, terme, teatri e cinema, che però, a differenza dei locali pubblici, saranno completamente chiusi.

«Un vero colpo di grazia», come sostengono alcuni ristoratori, e tutti coloro che, dopo il lockdown precedente, avevano appena iniziato a riprendere fiato, cercando di rialzare la testa e tirare avanti, di riprendere in mano le redini della situazione per non morire. La protesta corale degli esercenti, la sentiamo forte e chiara: «Vergogna, ci chiudono senza darci alcun risarcimento».

I ristoranti, in particolare, sono quelli maggiormente colpiti da questo nuovo Dpcm, che li obbliga alla chiusura delle 18, dato il tipo di servizio che non è nelle ore mattinali, come un bar o pasticceria, o pomeridiane, come una gelateria, ma è prevalentemente di sera. «A pranzo, non c’è giro», affermano tutti.

Hanno riaperto pochi mesi fa, ma in forma ridotta e con pochi coperti data l’assenza di turismo e della clientela che, bombardata dai media e dai continui appelli alla sicurezza della salute pubblica, ha evitato di frequentare luoghi come i ristoranti. I quattro ristoratori intervistati, esprimono tanto disagio e preoccupazione per il futuro incerto.Tutto ciò, ovviamente, ha comportato scelte, revisione dei costi, dipendenti temporaneamente a casa, spese che comunque correvano e nessun aiuto concreto per poter sopperire agli impegni. E’ un silenzio surreale quello che si respira per le vie della nostra città, così come nelle altre anche più grandi, di qualcosa di spettrale, di sinistro. Così come la paura collettiva che serpeggia.

E adesso che farete?

«Che faremo?» dice Francesco Bugiani, ” Checco” de la “Locanda del Capitano”, in via di Stracceria:

«Questa ennesima chiusura ci taglia inevitabilmente ancor di più le gambe. Già da prima non è che c’era un gran flusso, ma almeno quel minimo vitale per assicurare, più che altro, il posto di lavoro ai dipendenti. Niente turismo, quest’anno a Pistoia, e quindi anche le vie del centro storico sono state poco frequentate. Deserte le vie, la Sala, se non per la piccola spesa quotidiana.»

Poco turismo, e quindi per voi poca clientela…

« Noi abbiamo un locale tipico, con menù toscano, e pistoiesi con una clientela prevalentemente adulta. I giovanissimi che ruotano intorno alla movida, cercano altro».

Avete pensato a riformulare il servizio con l’asporto?

« L’asporto è un tipo di servizio che non si può improvvisare. Serve essere attrezzati, e non ha senso investire adesso su qualcosa che, comunque non è certo possa funzionare. Non c’è molta abitudine da noi per questo tipo di ristorazione. I miei piatti sono tipici, come le grigliate, il carcerato, la ribollita, adesso funghi e tartufo, come posso fare asporto? Apro tutti i giorni, a pranzo, giusto per non tirar giù il bandone, per esserci.»

Ed il personale?

«Tutti in cassa integrazione: ci sono io e mando avanti come posso per quei pochissimi che per lavoro si fermano a pranzo. Cerco di tener duro, per cercare di esistere».

Anche Paola Pazzaglia, assieme a Daniela Ghilardi, de La Bettola”, in via San Marco, si aggiunge al coro.

«Siamo stati chiusi per quattro mesi – ha detto – abbiamo affrontato spese, facendo debiti per mettere in sicurezza il nostro locale. Portiamo tutti la mascherina, abbiamo distanziato i tavoli, perdendo più della metà dei coperti. D’estate abbiamo potuto usufruire di uno spazio esterno che ci ha permesso di fare aperitivi con maggiore spazio per la tutela di tutti. Ora c’è solo la sala interna e nonostante siamo conosciuti anche per il pranzo domenicale, è la cena che per tutti è il momento conviviale per eccellenza.»

Data la situazione, avete  pensato di riformulare il servizio ?

«Abbiamo deciso una ‘no stop’ dalle 12 alle 18. Siamo aperti e disponibili a qualsiasi tipo di ristoro: dall’aperitivo al pranzo, ed alla merenda. Che altro posso inventare?».

E l’asporto?

«Si, certo. Abbiamo pensato anche a preparare dei piatti, o una apericena che va molto di moda, con i nostri taglieri. Basta chiamare e chiedere, siamo a disposizione. E’ davvero assurdo penalizzare i ristoratori: il tempo per mettere in migliori condizioni le strutture ospedaliere c’è stato ma poco o nulla è stato fatto. Nuovamente si chiede a noi, già abbastanza penalizzati, di chiudere. Va bene, se necessario. Ma tu, Stato, devi anche garantirci sostegno…!».

 

Cosa si fa a “Toscana Fair” lo chiediamo invece a Paolo Mati.

«L’impossibilità di essere aperti a cena ci uccide, anche perché a pranzo siamo passati da 40/50 coperti a 10/15 – ha detto – Perdiamo tutto il servizio della sera che, nonostante tutto, era ritornato ad essere accettabile».

Un calo considerevole, perchè?

«C’è paura in giro. Hanno creato un clima di terrore, che sta mettendo in ginocchio tutti. Stiamo valutando se sia meglio chiudere, in attesa di nuovi orizzonti. Abbiamo sulle spalle, e sulla coscienza soprattutto, diversi dipendenti. Stiamo pensando a ricorrere alla cassa integrazione».

Avete pensato alla formula asporto?

«Abbiamo la “Dispensa”, aperta per condividere i nostri “tesori” culinari, dalle 7 del mattino alle 15, ma il nostro “core business” è il ristorante con la cena, diversa dal pranzo che spesso è di lavoro oltre ad essere il momento in cui si lavora di più».

Cosa prova un ristoratore?

«Solitudine. Chi rispetta le regole deve poter lavorare: abbiamo investito migliaia di euro in sicurezza, con termo scanner all’entrata e sanificazioni. Era preferibile maggiore controllo, con pene severe per chi non le avrebbe osservate, che questa misura. Si stringe i denti, sperando che finisca tutto presto, ma è durissima».

 

«Un vero colpo di grazia», afferma Simone Ferri de “Il Punto” a Spazzavento.

«Avevamo appena iniziato a riprendere un pò di fiato, anche se con mille difficoltà e questo è il premio.»

La chiusura alle 18, anche la domenica, ma la possibilità di apertura all’ora di pranzo. Cosa vi sembra?

«Una scelta pessima. Se si pensa che, tra l’altro, per i ristoranti conta molto la cena. E inoltre, il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi».

E l’asporto?

«Non fa per noi. Cosa dovrei preparare da consumare a casa, una tagliata? O un tagliolino al tartufo, i fagioli all’uccelletto e salsiccia? Impossibile. Noi abbiamo fatto altra scelta».

Sarebbe?

«Aperti tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 12 alle 15; nel weekend anche la merenda dalle 16 alle 18 con schiacciata calda del nostro forno a legna, e affettati vari, servita nelle nostre sale, ovviamente rispettando ogni tipo di normativa esistente. Sono ormai più di vent’anni che mi occupo di ristorazione, assieme alla mia famiglia, sono figlio d’arte. Nato e cresciuto con l’odore del pane sfornato ed i sughi a bollire nel tegame. E’ dura, perché mai abbiamo visto una cosa del genere. Ma non dobbiamo mollare, andando avanti come si può».

 

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