Il caso

Sciopero di alcune insegnanti, i genitori non ci stanno

La lettera di alcuni genitori di una scuola elementare del centro di Pistoia

Sciopero di alcune insegnanti, i genitori non ci stanno
Pistoia, 22 Novembre 2020 ore 13:09

Sciopero delle insegnanti ma i genitori sono in difficoltà e non ci stanno. È quello che emerge dalla lettura di alcuni genitori di una scuola elementare del centro di Pistoia.

“Le organizzazioni sindacali USI e USB – hanno scritto – hanno indetto per mercoledì 25 novembre uno sciopero generale con le seguenti motivazioni: “per le libertà civili, sociali e di cittadinanza, per una intransigente applicazione, a favore di chi lavora, delle norme su salute e sicurezza, sul lavoro e negli ambienti di lavoro, per lo sviluppo della buona e sana pratica della “lotta di classe”, con la secolare lotta alle discriminazioni contro le donne, le violenze e per contrastare la subalternità ad un modello totalizzante di dominio sulle donne e in generale alle classi lavoratrici e ai settori popolari sfruttati”.
Le considerazioni che seguono, fatte da alcuni genitori di bambini coinvolti dallo sciopero, non hanno nessun intento politico e di critica circa le motivazioni addotte, peraltro condivisibili seppur alcune anacronistiche, ma sono, a nostro avviso, dovute visto che stiamo vivendo una situazione del tutto straordinaria, che accade ogni 100 anni circa e che è condizionata dal diffondersi di una vera e propria pandemia.
Una delle norme che sanciscono il diritto allo sciopero, peraltro sacrosanto, consente ai docenti di non dichiarare preventivamente ai genitori la loro volontà. Nello specifico del nostro caso ciò significa che dovremmo portare bambini di scuola elementare alla porta di ingresso alle ore 8:15 (momento di assembramento), attendere di sapere se l’insegnante ha aderito o meno allo sciopero, se avesse aderito riportare i bambini a casa e riportarli dopo due ore (sempre nel nostro caso) per le ore in cui invece altre insegnanti non hanno aderito allo sciopero e lo hanno già comunicato. Ovviamente ciò mette in difficoltà i genitori che dovranno essere liberi per l’intera mattinata e soprattutto comporta di creare un secondo momento di assembramento alle 10:15, sia per i bambini che per i genitori.
Ci sembra dunque molto fuori luogo consentire in un anno di pandemia, durante il quale tutti stiamo facendo grandi sacrifici ed in primis i nostri bambini, che il diritto a non comunicare prima eventuale adesione allo sciopero sottoponga ad evidenti maggiori rischi di contagio genitori e bambini. Le limitazioni a tutti i diritti personali in nome della salute pubblica e della difesa della collettività dal diffondersi del virus devono essere accettate e dato che lo si fa anche sul diritto al lavoro non vediamo perché non lo si possa chiedere per il diritto a non comunicare prima l’eventuale adesione ad uno sciopero, per giusto che sia”.

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