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GIUDIZIARIA

Pistoiese assolto dall’accusa di pedofilia

Vicenda giudiziaria a lieto fine per un giovane pistoiese che fu arrestato nel 2019: «Il fatto non sussiste».

Pistoiese assolto dall’accusa di pedofilia
Cronaca Pistoia, 27 Marzo 2021 ore 10:15

Un giovane pistoiese fu arrestato ad inizio 2019 in un paesino dell’Appennino. Contro di lui c’erano dichiarazioni pesanti da parte di una bambina di 12 anni. L’avvocato difensore: «Adesso mi auguro che possa tornare ad una vita normale».

L’articolo uscito sul Giornale di Pistoia e della Valdinievole il 19 marzo 2021.

Pistoiese assolto dall’accusa di pedofilia

Una vicenda che rischia di segnarti per la vita intera: accusato di essere il “mostro”, l’orco sbattuto in prima pagina come successe nel gennaio di due anni fa perché le prove raccolte erano di quelle infamanti, vale a dire atti sessuali con minorenne.
Un mese di carcere duro, prima alla Dozza, e poi nella sezione speciale per abusi contro minori a Modena. Fino all’atto conclusivo, lo scorso mercoledì, di fronte al collegio della prima sezione penale del Tribunale di Bologna, presieduto dal giudice Massimiliano Cenni, che ha assolto il giovane pistoiese perché “il fatto non sussiste”. Di colpo, in quelle quattro parole, è caduto tutto l’impianto accusatorio di due anni di una storia che ha segnato il giovane, ovviamente anche la bambina che aveva rilasciato le sue dichiarazioni che hanno aperto l’indagine e tutti i familiari.

La storia

Vita tranquilla sul versante bolognese dell’Appennino: una bimba di 12 anni, però, racconta ai genitori di aver subito dall’amico di famiglia palpeggiamenti, massaggi alla schiena accompagnati da minacce di far male al fratellino più piccolo se lei avesse raccontato tutto.
Partono le indagini che portano all’arresto del giovane, originario di Pistoia e 23enne all’epoca dei fatti (per motivi di privacy e di tutela del minore, non può essere riportato il nome ed il cognome del ragazzo). Dopo un mese di galera, però, grazie al lavoro svolto dal suo avvocato difensore, Lorenzo Pratesi del Foro di Pistoia, arrivò la revoca della misura cautelare da parte del Tribunale del Riesame di Bologna tramutata in un divieto di avvicinamento ad una distanza inferiore ai 100 metri ai luoghi che frequentava la minore.

Il processo

La fase dibattimentale è iniziata lo scorso mese di settembre e mercoledì, dopo quattro ore di udienza, il giudice ha espresso il proprio giudizio. Durante il procedimento ha svolto un ruolo cruciale la consulenza del dottor Dino Mazzei di Siena, esperto di psicologia forense, mentre la Procura ha rinunciato all’esame del proprio consulente. Al termine della discussione sia il Pubblico Ministero, Giampiero Nascimbeni, che la difesa avevano chiesto l’assoluzione mentre, altro aspetto da tenere in considerazione, la parte lesa non si era costituita parte civile.

«L’aspetto maggiormente rilevante che è emerso – ha ricordato l’avvocato Pratesi – è quello riguardo al fatto che la bambina non solo non avesse mai reso un racconto lineare e coerente ma erano comunque mancati riscontri fondamentali sull’accusa mossa nei confronti del mio assistito. A partire dai testimoni anche dell’accusa chiamati in aula, nessuno dei quali ha potuto fornire elementi che potessero far ritenere anche solo verosimile il racconto della bambina. Ci siamo, pertanto, trovati di fronte ad episodi non chiari, privi di intrinseca coerenza e di riscontri oggettivi».

Anche la bambina è stata ascoltata in aula: durante l’esame condotto dal presidente del Tribunale la bambina ha raccontato una versione diversa da quella resa agli inquirenti in fase iniziale, collocando l’inizio delle molestie in un periodo in cui lei e il giovane imputato non si erano ancora conosciuti.
Arrivando, pertanto, alla fine di questa vicenda (al netto dei canonici 60 giorni entro i quali sarà depositata la motivazione) resta l’assoluzione e la libertà da un punto di vista processuale ma tante scorie dal punto di vista umano.

«Quello che colpisce di questa vicenda – ha concluso l’avvocato Lorenzo Pratesi – è la superficialità con cui le varie istituzioni deputate hanno trattato il racconto della bambina. Si vorrebbe sempre credere che più grave è l’accusa, più rigoroso sarà da subito il suo vaglio. Almeno in questo caso non è stato così. Con grave danno per tutti i soggetti coinvolti: non solo per il mio giovane assistito, che oltre al mese di carcere “da pedofilo”, si è negli anni visto negare ogni possibilità lavorativa, dovendo ogni volta presentare il certificato dei carichi pendenti; ma evidentemente anche per la stessa bambina. La sentenza restituisce al mio assistito la sua vita e la possibilità di lasciarsi alle spalle questa dolorosa vicenda».

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