Le precisazioni

"Il nostro assistito sulle cronache prima di saperlo noi": queste le precisazioni degli avvocati di Stefano Ostento

I legali di Stefano Ostento, l'ex presidente del Blu Volley Quarrata agli arresti domiciliari dopo la conclusione dell'operazione "Minerva", hanno inviato alcune precisazioni alla stampa dopo la diffusione della notizia.

"Il nostro assistito sulle cronache prima di saperlo noi": queste le precisazioni degli avvocati di Stefano Ostento
Cronaca Piana, 06 Febbraio 2021 ore 12:49

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa che gli avvocati Davide Cortesi, Franco Bulleri e Alberto Barni hanno diffuso dopo la diffusione della notizia degli arresti domiciliari dell'ex presidente del Blu Volley Quarrata, Stefano Ostento, loro assistito.

Le precisazioni degli avvocati di Stefano Ostento

Apprendiamo con sincero dispiacere e con seria preoccupazione che, in seguito alla vicenda giudiziaria condotta dalla DDA di Firenze denominata “Minerva”, il nome del nostro assistito, sig. Stefano Ostento, sia balzato agli onori della cronaca locale ancora prima che i sottoscritti legali di fiducia, potessero prendere cognizione delle indagini preliminari e delle contestazioni mosse nei confronti dello stesso.

Purtroppo ormai è prassi comune di molte testate giornalistiche dare precedenza al proprio, insindacabile, diritto di cronaca rispetto al meno attraente diritto alla privacy della persona indagata, nonostante sia garantito dalla Costituzione italiana e dal Regolamento europeo per la protezione dei dati personali, baluardi di equità ed imparzialità in una società civile.

La portata dell’ineluttabile valore non soltanto giuridico, ma anche sociale e morale, del principio di non colpevolezza sino alla condanna definitiva dovrebbe riverberarsi in tutte le redazioni e carte stampate di fronte a vicende giudiziarie e processuali di questa portata.

Principio di non colpevolezza ai più, ahinoi, evidentemente non noto, che serve a contemperare e mitigare proprio l'innegabile ed immane danno che possa derivare ad una persona, alla sua famiglia ed ai suoi affetti, da uno "‘sputtanamento ” mediatico, senza mezzi termini, esattamente come quello che è avvenuto nei confronti del nostro assistito, già sentenziato da alcuni, e rimesso alla mercé della vox populi.

Nel caso di specie, l’autore/gli autori avrebbero potuto indicare, come per fortuna avviene nella maggior parte dei casi, le mere iniziali anagrafiche della persona indagata, salvaguardando da una parte il diritto di cronaca e dall’altra la tutela della dignità del soggetto sottoposto a procedimento.

In questo caso, al nome e cognome per esteso, di per sé oltremodo sufficienti a mettere in cattiva luce ed alla gogna qualcuno ad oggi ancora innocente, si è voluto dare un tocco in più, elargendo di una persona per bene e conosciuta dai suoi concittadini non solamente età (anche errata), luogo di nascita, comune di residenza, professione, ruoli ricoperti all’interno della comunità, bensì addirittura fotografie personali, in un caso addirittura imbandita, quasi ad indicare con il dito il momento stesso in cui veniva commesso un fantomatico reato, con un fermo immagine estratto da un video girato dalla GdF, accompagnato da didascalia oltremodo errata, considerando che Stefano non risulta nemmeno presente in tale rappresentazione.

Tanto basta per fare capire che forse è già stato superato il labile confine fra lecito ed illecito, e si spera che ciò non avvenga nuovamente in futuro.

La polemica e le luci dei riflettori non fanno parte della natura di Stefano e, pertanto, non sarà dato altro spazio ad interventi di questo tipo, ma era doveroso tutelare la sua persona.

Per questo chiediamo ai professionisti dell’informazione di preservare e rispettare il diritto alla privacy ed alla dignità del nostro cliente e di tutta la sua famiglia.

Avv. Davide Cortesi

Avv. Franco Bulleri

Avv. Alberto Barni