POLITICA

Lisa Innocenti (Italia Viva): “Vivaismo è una risorsa, non un problema”

il settore vivaistico può rappresentare uno strumento di contrasto all’inquinamento dell’aria proprio nelle città, le quali, secondo dati illustrati di recente dallo studio Boeri alla presentazione di Prato Urban Jungle, causano il 75% delle emissioni di CO2 a livello planetario

Lisa Innocenti (Italia Viva): “Vivaismo è una risorsa, non un problema”
Pistoia, 05 Agosto 2020 ore 21:00

«Ambientalismo e vivaismo non sono antitetici, tutt’altro. Basta che si tratti di un ambientalismo costruttivo e attento anche alle esigenze delle imprese, disposto a dialogare prima di accusare pesantemente un’intera categoria produttiva, oltretutto senza nessi di causalità comprovati». La coordinatrice provinciale di Italia Viva Lisa Innocenti, esponente di un’importante azienda del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, scende in campo a difesa dei vivaisti, oggetto di duri attacchi nei giorni scorsi, a seguito dei dati Arpat sui residui di fitofarmaci nelle acque della Provincia di Pistoia nel 2019, che da certe aree dell’ambientalismo locale sono stati interpretati come estremamente negativi e tutti attribuibili al vivaismo. Ma lo fa senza disconoscere i principi di un ambientalismo costruttivo ed economicamente sostenibile e amico delle imprese, nell’ottica del Green New Deal europeo.

La ccordinatrice provinciale è anche esponente di un’azienda del distretto

«Soprattutto in questa fase di preoccupanti cambiamenti climatici causati dal riscaldamento terrestre conseguente all’inquinamento atmosferico – dichiara la coordinatrice provinciale di Italia Viva – il vivaismo può diventare un’arma decisiva in difesa del nostro ambiente. Infatti, fornendo le piante necessarie a piani di forestazione urbana studiati da esperti quali Stefano Mancuso e Francesco Ferrini, il settore vivaistico può rappresentare uno strumento di contrasto all’inquinamento dell’aria proprio nelle città, le quali, secondo dati illustrati di recente dallo studio Boeri alla presentazione di Prato Urban Jungle, causano il 75% delle emissioni di CO2 a livello planetario. Quindi sono assai di più i benefici che il vivaismo porta e sempre di più potrà portare all’ambiente degli effetti collaterali legati ai residui dei fitofarmaci. (I quali sono peraltro ancora indispensabili pure nell’azione di prevenzione imposta dalle normative europee riguardo alle numerose e pericolose fitopatie che si diffondono nel mondo, come ha insegnato il caso Xylella)».

«Naturalmente l’impatto complessivo positivo sull’ambiente del vivaismo – aggiunge Lisa Innocenti – sarà ancora maggiore se miglioreranno e si allargheranno ulteriormente le pratiche di coltivazione che consentono di ridurre l’uso di erbicidi e altri agrofarmaci e se, laddove ciò non sarà subito possibile, tutti seguiranno scrupolosamente le regole d’uso dei prodotti chimici che consentono di limitare al massimo (e in certi casi azzerare) i danni collaterali sull’ambiente e infine se proprio tutti rispetteranno le norme di distanziamento da pozzi e corsi d’acqua che già ci sono. Ma l’ampliamento delle pratiche agricole alternative agli erbicidi e ai fitofarmaci, in parte già iniziato, è un processo che va accompagnato con aiuti economici e promozionali ad hoc da parte della Regione, come era stato promesso l’anno scorso dall’attuale Giunta regionale, altrimenti non è sostenibile economicamente, perché sono necessari considerevoli investimenti iniziali nell’adattamento dei vivai all’uso di pacciamanti naturali nelle produzioni in vaso e perché poi i costi produttivi, anche a regime, saranno significativamente maggiori. E senza questo sostegno certe aziende non ce la faranno proprio, mentre altre vedranno ridurre la propria competitività sui mercati internazionali».

«Alla luce di queste considerazioni razionali – conclude Lisa Innocenti – non sono ammissibili gli attacchi generalizzati a un’intera categoria senza nessi di causalità comprovati. E in ogni caso non si può pretendere che i vivai abbiano parametri ambientali paragonabili a quelli dei parchi, perché sono aziende agricole al pari di quelle che producono ortaggi e cereali (prodotti agroalimentari) in tutta Italia senza subire continuamente accuse di provocare danni alla salute e disastri ambientali, come succede invece qua a Pistoia».

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