Cronaca
il nostro ricordo

L'intervista ad Angelo Biagini al Giornale del novembre 2021: "Al cantiere arrivavo alle sette, prima degli operai"

Al momento di andare in pensione, nel novembre scorso, Angelo Biagini rilasciò una lunga intervista al "Giornale di Pistoia" che oggi, in questo giorno di grave lutto per la sua scomparsa, vogliamo pubblicare e condividere coi nostri lettori.

L'intervista ad Angelo Biagini al Giornale del novembre 2021: "Al cantiere arrivavo alle sette, prima degli operai"
Cronaca Pistoia, 26 Giugno 2022 ore 15:12

A novembre dello scorso anno il funzionario del Comune di Pistoia, Angelo Biagini, raggiunse il tanto agognato traguardo della pensione. Una figura storica ed importante per l'amministrazione comunale che viene pianto oggi, domenica 26 giugno 2022, nel giorno della sua improvvisa scomparsa. Ecco perché vi riproponiamo, come nostro personale omaggio, l'intervista che Paola Fortunati realizzò allo stesso Biagini per il "Giornale di Pistoia e della Valdinievole".

L'intervista di Angelo Biagini al "Giornale" del novembre 2021

Angelo Biagini, funzionario lavori pubblici e responsabile Protezione civile, Sicurezza sul territorio e Servizi tecnici al territorio del Comune di Pistoia, ha strisciato il cartellino per l’ultima volta in questi giorni. Volto notissimo che ha saputo servire la comunità con equilibrio e allo stesso tempo con entusiasmo, capacità e con l’esempio.

Da quanto tempo si occupa della nostra sicurezza?

«In Comune a Pistoia sono arrivato nel 2006, prima ero all’Autorità di bacino del fiume Arno per conto della presidenza del consiglio dei ministri e lavoravo sui piani di bacino. Per motivi familiari ebbi necessità di avvicinarmi a casa e fui assunto al Comune di Pistoia. C’era il sindaco Renzo Berti che mi conosceva e consiglieri come Alessio Bartolomei, che era all'opposizione - e oggi me lo sono ritrovato come assessore – che era contrario al piano di bacino, proprio nel salutarci mi ha detto “ti ricordi quando ci siamo conosciuti quante discussioni!?” Io ero convinto delle mie ragioni, avevo collaborato con un comitato tecnico composto da grandi professionisti. Lavoravamo con la crema tecnica dello Stato dell’epoca, avevamo le spalle ben coperte. Per la messa in sicurezza del territorio la soluzione era le casse d’espansione, cosa a cui ho lavorato per un decennio, poi in Comune a Pistoia ho cominciato a occuparmi di protezione civile e di idraulica, cercando di rendere più chiare le regole».

Come si fronteggia un alluvione?

«Una delle più grosse alluvioni fu quella del 2010, si riuscì a intervenire rapidamente e ottenere finanziamenti da parte dello Stato e questo mi piacque molto perché fu un lavoro fatto bene, senza intralci burocratici: questa serve per far evitare gli sprechi ma io mi mossi con cautela e chiamai anche il vice questore perché venissero anche loro a vedere cosa accadeva. Così iniziai a collaborare sempre con le Forze dell’Ordine perché ci fosse trasparenza, e fu un bene perché non c’è mai stata un’osservazione né da parte dell’opposizione né da parte della Corte dei Conti».

Non sarebbe bene che lo facessero tutti?

«Io non sono italiano e la mia mentalità è diversa. Sono nato a Ajaccio, ho doppia cittadinanza, sono venuto qua che ero grandicello, mio padre che era di Pistoia decise di tornare. Io a malincuore lasciai la Corsica dove però continuo a vivere quando posso perché ho lì la casa e tanto altro che mi lega a quella terra. Ci si sta mille volte meglio che qui».

E’ contento di andare in pensione?

«In questi giorni sono un po’ sbalestrato. Io mi alzo sempre presto la mattina, dal momento che il cantiere comunale apre alle sette e io voglio essere lì quando arrivano gli operai, per spirito di gruppo e per sapere subito se c’è qualcuno che ha un problema o se c’è stata una riunione la sera precedente come accaduto in questi giorni per la visita in città di Bolsonaro».

Chi la sostituirà sarà lì alle sette come lei?

«Non lo so, spero, io gliel’ho detto: guarda c’è da sacrificarsi un pochino specie nel caso delle allerte meteo».

Chi sarà il sostituto?

«Stefano Capecchi, un geometra anziano che era alle circoscrizioni, una persona di grande esperienza, so che ci si può fidare. E comunque io ho detto anche al sindaco che io sono qui, basta una telefonata».

Certo che il passaggio delle consegne non è cosa da poco...

«Sì la protezione civile è un argomento complesso: quando è bel tempo, come ora, sembra quasi che non esista ma il territorio va preparato».

E poi la pandemia...

«Sì, specie in pandemia ho usato i metodi della protezione civile, distribuzione delle mascherine man mano che arrivavano, ho fatto portare da mangiare agli anziani che erano soli e che non potevano uscire, per chi aveva gli animali e doveva lasciarli soli ho fatto in modo fossero seguiti. Ho tanti cittadini che ringraziano per come ci siamo mossi. Quello che vorrei per me lo ritengo giusto anche per gli altri».

Sono molti i sacrifici che ha dovuto fare?

«Io non mi sono mai privato di niente: ho solo dovuto stare attento al meteo, per esempio ho dovuto rinunciare a viaggi prenotati, un ultimo dell’anno a Parigi saltò perché lo passai in sala operativa. Come bisogna essere presenti la mattina in cantiere bisogna essere presenti sull’alluvione o sulla frana quando si verificano».

Sembra di capire che lei abbia avuto sempre un buon rapporto con le persone, è vero?

«Sono molto corso in questo: sono portato a mediare, non si può affrontare ogni cosa come problema personale per emergere e farsi belli, si può fare con le cose proprie ma non con quelle pubbliche. E nei saluti mi hanno detto che il mio numero lo tengono...».

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