UNA STORIA CHE HA DELL'INCREDIBILE

La “prof” va in pensione… ma le danno il posto fisso

Dopo più di trent’anni da precaria come docente di diritto e “nomade” in vari istituti superiori del territorio, la professoressa Paola Fortunati lo scorso giugno è andata in pensione. E, nei giorni scorsi, gli è stato comunicato di aver ottenuto l’incarico che aspettava.

La “prof” va in pensione… ma le danno il posto fisso
Pistoia, 05 Settembre 2020 ore 10:07

La “prof” va in pensione… ma le danno il posto fisso.

Una storia incredibile che si fa fatica a trovargli una spiegazione logica ma che, purtroppo, rispecchia quelli che sono alcuni atavici problemi del nostro paese.

La collaboratrice del “Giornale di Pistoia e della Valdinievole” Paola Fortunati, fino a giugno scorso insegnante e adesso andata in pensione, martedì 25 agosto, ha ricevuto l’incarico di ruolo dopo oltre vent’anni di precariato. Una beffa nella beffa visto che, oramai, non ne potrà più beneficiare. Per questo abbiamo lasciato direttamente a lei la penna per raccontare una storia molto lunga.

Il racconto

“Ho aspettato il ruolo per venti anni ma invece è arrivata la pensione. Nel 1986 mi chiamarono a fare il commissario d’esame al “Pacinotti”: dovevo interrogare un solo ragazzo, un privatista, e mi dettero 11mila lire di compenso. Nel 1989, come supplente, insegnai diritto commerciale e scienza delle finanze ad una quinta serale del “Pacini”, una ventina di adulti giovani più un brillantissimo anziano che poi si è laureato in legge. Fu subito amore per il lavoro che ho svolto poi sempre con gioia e passione.

Finalmente nel 1999 fu bandito il concorso ordinario che superai, presi l’abilitazione e da allora anno scolastico 2000-2001, ho sempre lavorato, ogni anno tutto l’anno, in tutti gli istituti della provincia dove si insegnano le mie materie, cambiando continuamente scuola per poi tornarci, a rotazione. Assunta a settembre e licenziata a giugno. Tanti carissimi colleghe e colleghi hanno fatto i miei stessi percorsi e mano a mano ci siamo incontrati, in commissione d’esame di stato, ai convegni, nelle varie destinazioni che ci venivano assegnate.
Non so dire quanti ragazzi ho incontrato e quante mamme e babbi con cui ho parlato, cercando sempre il modo di condividere le posizioni, rassicurando o consigliando strategie all’occorrenza. Di una cosa sono molto orgogliosa: durante i miei anni di scuola non ho mai litigato con nessuno, credo sia dipeso dal fatto che ogni giorno ero grata di poter fare quello che avevo scelto e mi piaceva, l’umore ne guadagna. Passavano gli anni e ad ogni riapertura delle graduatorie speravo che toccasse anche a me di essere assunta ma ogni volta arrivava qualcuno che aveva accumulato più punti e mi superava, in dirittura d’arrivo. Qualche volta mi sono anche chiesta come fosse possibile ma ho sempre sperato che si trattasse di una sfortunata coincidenza”.

L’ultimo anno di scuola durante la pandemia. Dal 2016 al 2018 due i concorsi fatti

“Ho fatto il concorso del 2016 e sono risultata tra i vincitori, ma il ruolo non arrivava allora ho fatto e superato anche il concorso del 2018 a Carrara, per non lasciare niente al caso, l’età avanzava. Niente da fare. A niente è valso. Il 2019-20 è stato il mio ultimo anno di scuola per raggiunti limiti d’età, il dato anagrafico non è opinabile, l’ho fatto all’Istituto “Pacini”, con i tanti colleghi di sempre e tanti ragazzi in gamba. E’ stato l’anno della pandemia e da marzo, lasciato il registro aperto al 4 e un gesso spezzato sulla cattedra, siamo andati tutti a casa: non ci siamo salutati, io con un po’ di nodo in gola perché una ragazza di terza, Giulia, mi aveva detto di avere tanta paura e io l’avevo rassicurata dicendo che se non chiudevano le scuole voleva dire che andava tutto bene…
L’ultimo mio anno di scuola è stato proprio questo, che per metà si è svolto a distanza, con Google che ci garantiva di potersi vedere, di fare qualcosa che assomigliasse vagamente al lavoro consueto. È finita la scuola tra mille difficoltà che non si dissolvono perché il Covid-19 è ancora qui e fa paura: dubbi sulla riapertura, incertezze sugli esiti dell’anno, concluso per i ragazzi con una specie di sanatoria generale”.

 

E da settembre in pensione

“E a settembre che succederà? Mi hanno chiesto i miei allievi, mi hanno scritto in chat, ci dia notizie. Ma io a settembre sarò in pensione, collocata a riposo. In una storia così non poteva mancare il colpo di teatro e infatti mi viene comunicato dall’USP di Massa che sarei destinataria per la nomina in ruolo per la classe di concorso A046, a meno che non sia stata collocata a riposo per raggiunti limiti di età. Basta davvero di parlare di me.
Io vorrei solo che fosse evidenziato il guasto che si produce in una società dove vengono meno i fondamenti della fiducia che un cittadino deve poter riporre nello Stato. Un giovane che si accinge a intraprendere questa professione, bella e gratificante sì ma non basta, con la prospettiva di trascorrere i decenni in attesa di conoscere la sua sorte lavorativa, stabilizzazione, sede, riconoscimento economico, insomma di avere garantiti i diritti dei lavoratori, con quale spirito svolgerà il suo lavoro? Sarà motivato a impegnarsi al meglio costruendo un percorso, avendo anche la soddisfazione di veder crescere i ragazzi a cui si è dedicato?
In un posto di lavoro si incontrano anche difficoltà di ordine pratico come quella di ambientarsi, creare relazioni con le persone colleghi, dirigenti, personale non docente, avere un riconoscimento come figura a cui riferirsi anche sul piano professionale. I precari della scuola, spesso pluridecennali, non hanno i diritti riconosciuti, perdono significative chance di carriera perché non possono concorrere alle carriere dirigenziali e subiscono un danno economico in termini di assenza di scatti stipendiali e conseguenti minori contributi pensionistici visto che tutto rimane al minimo.  L’Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia per la colpevole reiterazione dei contratti a tempo determinato nella scuola ma non è servito nemmeno a cercare soluzioni efficaci per il futuro. Spero che si cambi, che prevalga il merito e si cominci a dare quanto spetta a chi spetta, in tempi ragionevoli”.

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