Cronaca
La storia

"La Jacopina? Esisteva già prima della versione pistoiese"

La scoperta in vacanza di Luca Biagini: un'azienda di Cuneo produce la stessa focaccia da 10 anni

"La Jacopina? Esisteva già prima della versione pistoiese"
Cronaca Pistoia, 20 Settembre 2022 ore 17:30

di Saverio Melegari 

Da oggetto di promozione turistica a oggetto del mistero e pomo della discordia. I primi due anni di vita della “Jacopina”, la focaccia che si ispira alla conchiglia del pellegrino presentata nel 2020 dall’assessore comunale al turismo Alessandro Sabella, sono stati abbastanza tormentati e, in special modo, gli ultimi mesi.

Risale alla fine di luglio, infatti, la presa di posizione del gruppo politico locale di “Azione” che faceva riferimento alla scoperta del deposito del marchio della schiacciata da parte dello stesso assessore, ma come persona fisica e non per conto del Comune. 

E la risposta non si fece attendere col diretto interessato che ricostruì la vicenda affermando che fino alla primavera 2021 nessuno lo aveva registrato e così si mosse in prima persona per evitare che potesse finire in altre mani e lontano da Pistoia. 

«Non c’è una disciplinare per la produzione della focaccia, come poteva essere il Comune a registrare il marchio? - aveva detto Sabella a suo tempo - non ci sono diritti di nessun tipo». 

Adesso, però, questa storia si arricchisce di un capitolo nuovo che è stato raccontato in esclusiva dal Giornale di Pistoia e della Valdinievole.

Ecco la scoperta, in terra lontana...

focaccia jacopinaGaleotta fu la vacanza verrebbe da dire. È da qui che parte il racconto di Luca Biagini, volto conosciuto in città per aver ricoperto (anche adesso) varie cariche, in particolar modo come ex presidente del “Comitato Mensa”.

«A dire il vero ero rimasto un po’ perplesso quando nel luglio del 2020 fu lanciata l’invenzione di una focaccia o panino a forma di conchiglia, da parte dell’assessore Sabella e dell’amministrazione comunale - ci ha detto Biagini -. Non tanto come uno dei simboli del pellegrino ma per il messaggio che si era inventato questa forma di focaccia a forma di conchiglia, tanto da farla propria e depositare marchio e ricetta. Ma con altrettanto stupore scopro proprio quest’anno, durante le vacanze in Sardegna, in una importante catena di distribuzione alimentare (che ha pochi punti vendita in Toscana e nessuno nella nostra provincia, ndr) che nel banco del pane vi erano dei panini a forma di conchiglia. Certo, se non fossi stato pistoiese, e non avessi conosciuto tutta la polemica su tale argomento sarebbe passato inosservato. Dopo averne acquistato un pezzo, ho provveduto a contattare la ditta fornitrice di Cuneo e il rappresentante commerciale di zona e mi ha confermato che tale prodotto era in produzione da oltre 10 anni».

Eccolo qui un punto focale: a differenza di quanto fu detto in sede di presentazione due anni fa, la Jacopina non è un prodotto che si affaccia sul mercato così com’è per la prima volta ma ha già un suo vissuto e, fra l’altro, anche un costo contenuto perché scontrino alla mano un panino si aggira intorno ai 40 centesimi.

La riflessione

«A questo punto viene da chiedersi cosa ha depositato Sabella come innovazione - si chiede Biagini - sara lui a spiegarci meglio. Il prodotto esiste già dal 2012 e forse anche da molto più tempo, perché di fatto aver creato un panino a forma di conchiglia, forma che si trova in natura significa aver inventato il nulla cioè niente. La conchiglia esiste già, ed anche il pane e la focaccia esistono già. Tutte le forme di pane esistenti hanno un nome e vengono giornalmente replicate da milioni di fornai nel mondo, senza cedere alcun diritto. Ma allora visto che la novità non esiste, cosa ha depositato il nostro cittadino Sabella? Un marchio da applicare direttamente sul pane o da applicare alla confezione di vendita? O una ricetta di focaccia o schiacciata come diciamo dalle nostre parti facilmente replicabile? Un esempio importante lo abbiamo nella vicina Prato con i famosi cantucci che sono facilmente replicabili».

E da qui Biagini va poi a concludere. «Un paio di suggerimenti per Sabella, se vuol rendere veramente unico il “panino del pellegrino” - ha aggiunto - lo dovremmo farcire o accompagnare con una vera ricetta pistoiese come il “carcerato”, difficilmente replicabile per tradizione. Se invece ritiene di aver creato qualcosa di speciale di unico, contatti la ditta che prima di lui ha creato il panino a forma di conchiglia e ceda il marchio visto che è a disposizione di tutti gratuitamente (parola mai dichiarata durante le ultime interviste negli organi di stampa) affinché possa essere davvero prodotta in scala industriale e distribuita in tutta Italia a meno che il deposito di tale marchio sia stato effettuato legittimamente per ricavarne un profitto. Ci spieghi meglio...».

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