La storia del "Giornale"

Il Comune di Marliana porta in Corte di Cassazione la Diocesi di Pescia

Il contenzioso su di un pagamento Imu del 2014 e 2015 fra Comune di Marliana e Diocesi di Pescia per la "Casa Alleluia" di Avaglio arriva in Corte di Cassazione: questo quanto raccontato nelle scorse settimane sul "Giornale di Pistoia e della Valdinievole".

Il Comune di Marliana porta in Corte di Cassazione la Diocesi di Pescia
Montagna, 18 Ottobre 2020 ore 12:01

Una vicenda che risale al periodo 2014-15 e che ancora non vede la sua fine, anzi. Dopo gli ultimi sviluppi, il Comune di Marliana ha dato via libera a portare tutto davanti alla Corte di Cassazione per un accertamento Imu di 1.590,68 euro riferito alla “Casa Alleluia” di Avaglio che è di proprietà della Diocesi di Pescia. Questo l’articolo pubblicato lo scorso 9 ottobre sul “GIORNALE DI PISTOIA E DELLA VALDINIEVOLE”.

Il Comune di Marliana porta in Cassazione la Diocesi

Il contenzioso in atto, oramai da quattro anni, fra il Comune di Marliana e la Diocesi di Pescia raggiunge definitivamente il suo apice visto che l’ultimo parere su quell’accertamento Imu di 1.590,68 euro relativo al 2014 e 2015 finirà, a brevissimo, addirittura di fronte ai giudici della Corte di Cassazione che dovranno esprimere il loro parere, stavolta definitivo e vincolante.

Ma cosa è successo, in tutto questo lasso di tempo? L’oggetto del contendere è uno spazio adiacente alla chiesa di Avaglio, territorio del Comune di Marliana che guarda verso la Valdinievole. Si tratta di un annesso a tutti gli effetti, ovvero “Casa Alleluia” che non rientra nella dicitura “luoghi di culto” per i quali la chiesa non deve pagare l’Imu (quella che un tempo era l’Ici) e che, spesso e volentieri, viene usato dalla parrocchia di San Michele Arcangelo di Avaglio per attività collaterali come ritrovi, riunioni, feste e cerimonie allargate quando non è possibile ospitare tutti all’interno della chiesa stessa.

Ecco perché, solo su questa parte di proprietà della Diocesi di Pescia (visto che la parrocchia di Avaglio fa parte della Diocesi di Pistoia per quanto riguarda l’attività religosa) l’amministrazione chiede, con accertamento datato 18 aprile 2016, il sollecito del pagamento dell’Imu per gli anni 2014 e 2015 che raggiunge la cifra, come già detto in precedenza, di 1.590,68 euro.

E’ qui che, di fronte a questo primo atto, si apre il braccio di ferro fra l’autorità amministrativa e quella religiosa visto che la Diocesi pensa, ed è convinta, di non dover pagare niente per quello spazio ulteriore, oltre alla chiesa, che serve come punto di ritrovo per il paese di Avaglio.

Ed è per questo motivo che due mesi dopo, precisamente il 16 giugno 2016, la Diocesi presenta ricorso presso la Commissione Tributaria provinciale di Pistoia dando il via alla guerra delle carte bollate: il Comune, dal canto suo, deve tutelarsi e nomina un legale che lo possa assistere arrivando fino al 7 febbraio 2017 quando la stessa Commissione respinge il ricorso.

Finita qui e soldi in cassaforte per il Comune? Assolutamente no perché la Diocesi è convinta di essere nel giusto e prepara l’appello che viene discusso dalla Commissione Tributaria della Toscana. Passano quasi tre anni, perché si arriva alla sentenza del 13 dicembre 2019, ed ecco il colpo di scena: stavolta la Commissione ribalta il primo verdetto accettando l’appello.

Di fronte a questa decisione, quindi, tocca al Comune di Marliana difendersi a sua volta e così la Giunta comunale, nell’ultima riunione di metà settembre, ha deciso di promuovere un contro-ricorso che dovrà essere discusso in Corte di Cassazione in tempi ancora da stabilire e conferendo l’incarico legale.

Qui, però, si intreccia un altro aspetto: per questo ultimo tratto di strada giudiziaria, la palla passa nelle mani di Co.Se.A. Consorzio, ovvero l’azienda pubblica della raccolta rifiuti in quella zona di montagna, che difenderà gli interessi del Comune di Marliana con propri legali. Ed alla luce della convenzione in essere con Co.Se.A. stessa, per il Comune non ci sarà nemmeno nessuna spesa ulteriore da aggiungere a bilancio. Resta una ferita, ancora aperta, a distanza di sei anni dai fatti: basterà la decisione di un giudice a far cambiare i rapporti fra i protagonisti di questa vicenda?

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