I 130 anni di vita di "Fratelli Morandi": la storia a Pistoia

Una vera e propria mesticheria, nata nel 1889 grazie ai fratelli Antonio e Giovanni Morandi, ultimi discendenti di una famiglia di commercianti, che diedero vita alla loro bottega, che a quel tempo era all'inizio di via dei Fabbri.

I 130 anni di vita di "Fratelli Morandi": la storia a Pistoia
Pistoia, 17 Novembre 2019 ore 11:39

«Una vera e propria mesticheria, la nostra, nata nel 1889 grazie ai miei nonni, i fratelli Antonio e Giovanni Morandi» racconta Stefano Morandi, discendente della famiglia e, oggi, anche Presidente della Camera di Commercio.

Una storia iniziata a Pistoia nel 1889

Una vera e propria mesticheria, nata nel 1889 grazie ai fratelli Antonio e Giovanni Morandi, ultimi discendenti di una famiglia di commercianti, che diedero vita alla loro bottega, che a quel tempo era all'inizio di via dei Fabbri, non lontani da un altro storico negozio, oggi non più esistente, il Lavarini, ed oggi in via Curtatone e Montanara.

Una mesticheria, ben diversa dal concetto che si ha oggi dell'emporio di beni per la pulizia sia personale che dell'ambiente di casa, che con una superficie di 100 mq, al top per l’epoca, vendeva prevalentemente merce sfusa. Dal gesso al cemento, alle candele, di varie misure, che venivano richieste in prevalenza dalle chiese dalle quali, poi, venivano riciclate proprio con la cera fusa ricavata dall’uso e poi nuovamente rivendute. Ai saponi, cioè la lisciva, con cui si lavava di tutto, di base vegetale, alla pomice che veniva da Lipari, ancora oggi prodotta lì, che arrivava con il treno in città e poi con l'uso dei carri trainati da cavalli, veniva consegnata in sacchi da 50 kg. Oltre a ciò, si trovavano gli articoli per le belle arti come le cornici, i vetri, gli specchi, ed anche immagini sacre e articoli fotografici. Un vero e proprio spaccio in città, utile anche ai bottegai che scendevano anche dalle montagne circostanti. Una realtà che faceva inoltre da ingrosso per molte attività nel circondario.

Dopo la prima guerra mondiale, il negozio fu trasferito nella sede attuale. Con il trasferimento il negozio si ingrandì, e nonostante il bombardamento che distrusse tutto, riuscì a ripartire e iniziò ad essere un negozio di riferimento non solo per per la città e dintorni, ma soprattutto, dopo l’avvento della grande distribuzione, per i residenti del centro. L’attività è ormai giunta alla terza generazione, dai fratelli si è passati ai pronipoti. Dalla piccola bottega di un tempo, ancora oggi “numero 72” di iscrizione alla Camera di Commercio, ad un piccolo emporio con 8mila articoli per la cura e l’igiene della casa oltre che della persona. Profumeria, cosmetici, detersivi, disinfettanti, vernici e pitture di ogni tipo, articoli per il restauro del legno e la manutenzione del cotto, prodotti chimici per l'industria, lacci, stringhe, cere e tutto quello che serve per la cura delle calzature.

«L’Italia unita non aveva ancora 30 anni, eravamo ancora un paese agricolo e Pistoia non esisteva come provincia - afferma assieme al figlio, ultimo della generazione che oggi dirige il negozio in via Curtatone e Montanara, al 23 -  ciò avvenne al tempo di Mussolini che dette il contentino ai pistoiesi, staccandoli sia dal territorio di Firenze che da quello di Lucca, creando ciò che oggi è il territorio provinciale».

La “mesticheria”, così si chiamava. «Sa perché questo nome? Perché per mescolare i vari ingredienti, per le vernici, si usava una barra, cosiddetta "mestica". Le mesticherie erano, a tutti gli effetti, quei negozi che vendevano vernici - ha aggiunto Morandi - ma noi si faceva anche il sapone, usando il grasso del maiale, il talco, la soda caustica e poi facendolo solidificare, si vendeva a taglio. Anche gli acidi si vendevano sfusi, cosa che oggi farebbe rabbrividire dalla pericolosità che creava, anche per chi doveva travasare dal grande recipiente a quelli piccoli».

Un vero e proprio spaccio in città, dove a prevalere era soprattutto il rapporto umano.
«Quello che oggi si è un pò perso - continua - con l'avvento della grande distribuzione. Non c'è più dialogo, rapporto diretto con i clienti. Sa quale è stata davvero la vera rivoluzione che ha causato la fine della piccola distribuzione? L'avvento del Carosello e delle donne con la patente. Questo perché? Perché l'avvento della pubblicità generò curiosità e interesse a provare i vari prodotti reclamizzati e se non lo trovavano in negozio, andavano altrove, magari fuori città, con l'auto a cercarlo».
Grandi catene che arrivarono in città negli anni Sessanta e che rivoluzionarono il modo di acquistare ma che non hanno fatto passare di moda i “Fratelli Morandi”.
«L'apertura della Esselunga, il primo grande supermercato, ci fece sentire la differenza - ha ricordato Morandi - E l'auto, in effetti, permetteva di spostarsi in autonomia e andare a scoprire nuove cose, mettendo il piccolo esercente da una parte a stare al passo con i tempi, dall'altra in seria difficoltà».

Altri cambiamenti che hanno cambiato la piccola distribuzione?
«Indubbiamente l’istituzione della zona blu nel centro. Ciò ha creato un minor accesso alle auto, ai furgoni che venivano a rifornirsi per l'ingrosso, facendo sì che gli acquisti, specie quelli di entità elevata di volume, venissero fatti altrove. Qui è rimasto il cittadino che si reca a piedi e si serve di piccoli oggetti per la casa o per la persona. Prevalentemente in centro, però, vive una popolazione vecchia, perché i giovani si sono insediati fuori le mura, forse perché più comodi. E quindi tutto è cambiato, ed è faticoso perseguire questa strada».

E inoltre?
«Le aperture della domenica e l'abolizione dei giorni di risposo, un tempo obbligatori. Anche se dai dati emersi, è proprio la domenica il secondo giorno con il picco maggiore di vendite. Chi ha possibilità in famiglia di coprire i turni, anche se con fatica, è agevolato, altrimenti è davvero difficile. E poi la troppa burocrazia. Oggi è tutto così difficile, se non ci fosse la passione, verrebbe voglia di smettere. Oggi il famoso centro città è visto più come "salotto" che come zona dedicata agli acquisti. Anche se esistono negozi, di firma e in franchising, i grandi acquisti si fanno fuori. Ciò che si vive oggi è la desertificazione del piccolo commercio, che è evidente. Il negozio di vicinato, quello sotto casa, che serve per avere anche consigli, non viene valorizzato. Non esiste ancora un suppletivo come il turismo, capace di riempire i vuoti, e quindi l'offerta piano piano sparisce. Un turismo in leggero aumento, ma molto c'è ancora da fare. I tempi sono cambiati ma la nostra passione resta, e qui troverete sempre competenza, consigli opportuni ed un sorriso».

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