Morte sul lavoro

"Gli audio ora non sono irrilevanti"

Parla Andrea Rubini, consulente della famiglia di Luana D’Orazio.

"Gli audio ora non sono irrilevanti"
Cronaca Prato, 12 Giugno 2021 ore 17:29

"Gli audio ora non sono irrilevanti"

 

Si allunga la lista degli indagati per la morte di Luana D’Orazio, la giovane operaia 22enne morta il 3 maggio scorso all’interno dell’ “Orditura Luana” di Oste di Montemurlo. Lunedì scorso è stato notificato l’avviso di garanzia a Daniele Faggi. L’uomo, insieme alla moglie Luana Coppini titolare dell’orditura e Mario Cusimano tecnico manutentore, è accusato degli stessi reati: omicidio colposo e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Faggi, sulla carta “dipendente amministrativo, addetto alla contabilità e ai rapporti con i fornitori” sarebbe secondo la Procura «amministratore di fatto della ditta e adetto alla manutenzione dell’orditoio» in cui morì la giovane operaia, e dovrà adesso chiarire la sua posizione. In particolar modo spiegare come e perché le fotocellule siano state disattivate impedendo, di fatto, l’abbassamento del cancello protettivo del macchinario.

Il dramma che sta vivendo la famiglia

«Aspettiamo l’ultimo accesso che verrà fatto la prossima settimana con i dati di proseguimento della ditta tedesca, ci vediamo una responsabilità attoriale piena ma allo stato attuale è ancora da chiarire la dinamica» ha commentato il consulente legale della famiglia D’Orazio, Andrea Rubini, al quale abbiamo chiesto delucidazioni anche sulla questione degli “audio” WhatsApp dei quali si parla oramai da giorni.
«Il “lui” è riferito al caporeparto - ha aggiunto Rubini - ma non ci sembrano particolarmente rilevanti e non li abbiamo depositati perché in questo momento la famiglia sta vivendo la difficile elaborazione del lutto e ci interessa capire gli aspetti tecnici».
La procura sembra orientata alla ricerca di conferme in alcuni messaggi cancellati dalla giovane ma che aiuterebbero a capire il contesto lavorativo all’interno della ditta. Inaspettata la notizia di un nuovo indagato, come ha spiegato Rubini. «Non ce lo aspettavamo, al nostro legale non è stato ancora notificato. Dagli interrogatori sarà emersa una sua responsabilità, crediamo che ci siano degli elementi a suo carico».

Le dimissioni del caporeparto

Sulle dimissioni del caporeparto il consulente ha raccontato le reazioni della famiglia «Sono rimasti scioccati dalle sue dimissioni - ha concluso Rubini - sapeva come era organizzato il lavoro, forse si è reso conto ed è entrato in crisi. Può essere che si senta coinvolto a livello emotivo, questa è l’interpretazione che abbiamo dato, una sorta di responsabilità morale. Le notizie ci arrivano dai giornali ma ci atteniamo alle indagini della Procura. Ci vediamo una responsabilità diretta della titolare dell’azienda e una miriade di violazioni, oltre al discorso del macchinario di cui vanno chiarite le modalità al momento dell’incidente come, per esempio, la posizione di Luana. La macchina aveva pochi metri di avvolgimento: il puzzle è ancora pieno di buchi e la famiglia sta realizzando quanto successo solo adesso. È una situazione delicata che necessita rispetto da parte di tutti, media compresi».

Cusimano ascoltato per oltre due ore in Procura

Venerdì scorso Mario Cusimano, accompagnato dal legale Stefano Camerini, è stato ascoltato per oltre due ore in Procura. L’uomo, sarebbe stato interrogato esclusivamente sugli aspetti tecnici relativi al funzionamento del macchinario ma nessuna domanda diretta sulla manomissione dell’orditoio. Cusimano avrebbe riferito agli inquirenti di essersi occupato solamente della parte meccanica dell’orditoio e non di quella elettrica specificando che l’orditoio nel quale è morta Luana non fosse stato installato da lui. Entrambi gli orditoi avevano le fotocellule staccate, «manomissione che può essere fatta anche da un semplice elettricista», ha spiegato il tecnico. Sull’uomo, però, rimangono ben puntati i fari dell’inchiesta, secondo gli inquirenti sarebbe stato lui ad eseguire materialmente le modifiche ordinate da Faggi. Resta ancora da ascoltare la titolare Luana Coppini, anche se dalla Procura sembra non essere stata ancora fissata la data dell’udizione. Un clima decisamente pesante quello che si respira in via Garigliano. Il castello di difese e giustificazioni, giorno dopo giorno, si sgretola davanti alle evidenze di una responsabilità diffusa. L’azienda modello, come la chiamavano tutti, è adesso carica di tensioni e malumori ma l’attività all’interno è ripresa a pieno ritmo. Le macchine sono in funzione e gli operai sono tornati a lavoro, in silenzio, per necessità.
E questo sabato si terrà, nella chiesa di Spedalino dove si era celebrato il funerale di Luana, una messa in suo suffragio particolarmente sentita da tutta la comunità.