Montecatini

Giuliano, l’australiano…ma col cuore italiano: «Uno stato che ha saputo battere il Covid»

Per 23 anni è stato concierge al Grand Hotel La Pace ma ha vissuto a lungo a Melbourne

Giuliano, l’australiano…ma col cuore italiano: «Uno stato che ha saputo battere il Covid»
Pistoia, 21 Novembre 2020 ore 14:12

A Montecatini lo conoscono come “l’Australiano”. Ma non è un nome di battaglia quanto il suo vero status civile. Giuliano Maloni, classe 1955,  doppio passaporto è nato nella terra dei canguri, a Melbourne, nello Stato di Victoria, metropoli con un variegato melting pot di  quattro milioni di abitanti.  A tutti gli effetti è una delle poche nazioni al mondo, a poter dire aver sconfitto il temuto Covid 19.
Gli abitanti erano molti meno quando papà Ennio, primogenito di quattro fra fratelli e sorelle, lasciò la minuscola frazione di Crespiano in Alta Lunigiana, per cercare lavoro e fortuna dall’altra parte del mondo nell’immediato  dopo guerra. In effetti si “sistemò” subito, montando cavi di energia elettrica  e verghe del treno sulla costa sud-orientale della sconfinata isola. La moglie Pia lo raggiunse a breve ad a seguire arrivarono i fratelli Enrico ed Antonio che oltre al lavoro trovarono l’amore. Il primo sposando la nativa Patricia, mentre il secondo s’innamorò di Norma, udinese doc. La sorella Maria preferì la più fredda Pennsylvania. Poi nacque Giuliano,  ragazzo sveglio che per quei capelli biondi e la stazza atletica si “mischiò” bene con l’ originaria etnia anglosassone. Al college era una promessa del rude football australiana. Gli affari andavano bene alla numerosa famiglia Maloni. Solo che ad Ennio l’Italia e la Lunigiana  mancavano troppo e convinse moglie e prole a fare il viaggio “inverso”.
Per Giuliano fu un trauma, catapultato a 17 anni dal college a  lavorare al banco del bar e locanda che i genitori rilevarono a Comano. Capendo a fatica quella che aveva dovuto essere la sua lingua madre. Capì però di essere tagliato per stare al pubblico. Si diplomò all’alberghiera a Lerici ed a 21 anni iniziò la sua prima stagione lavorativa all’ Hotel San Marco della famiglia Pucci.
Un connubio che proseguirà nei 23 anni passati da concierge al Grand Hotel & e La Pace, diretto successore del leggendario Gastone Gori. Sposato da una vita con l’italo –americana Lynn, due figli ed una nipotina , Giuliano è in pensione dal  2018. Si sente italiano ma l’Australia ce l’ha sempre nel cuore. Quando ne parla gli si illuminano gli occhi.  C’è tornato un paio di volte e nella primavera dell’anno scorso, è venuto a trovarlo Giuliano, figlio del primo cugino Dario, che  lo zio  Tony volle chiamare come quel nipote di cui era  orgoglioso. «In questi mesi Whatsapp – ha spiegato Giuliano –  è stato un prezioso mezzo per comunicare con zia Norma, arzilla nonostante prossima alle 90 primavere. Parlo coi cugini Dario, Stefano e soprattutto Danilo , giornalista che lavora per un quotidiano a Sydney. Laggiù hanno dimostrato che se si ha senso civico , si rispettano le regole se ne può venir fuori».
Il segreto? Sopportare un lockdown di  ben 112 giorni. Dall’inizio di novembre non si riscontrano contagi. Le restrizioni iniziarono l’ 8 luglio, quando nello stato di Victoria i  casi erano circa 200 al giorno. «Numeri per le medie italiani quasi insignificanti – ha aggiunto Giuliano –  Ma  era la situazione più grave di tutto il paese. Il premier Andrews aveva spiegato che le cose sarebbero migliorate, imponendo a tutti regole molto rigide. Nella prima fase del lockdown era permesso uscire  solo per andare a lavorare, a scuola, a comprare beni di prima necessità; tutti gli spostamenti dovevano essere limitati a una “ragionevole distanza” dalla propria abitazione..La svolta però ad agosto. Anche se le cose miglioravano, il lungimirante Andrews andò inaspettatamente contro corrente annunciando nuove restrizioni, tra cui un limite di un’ora per l’attività fisica all’aperto, il divieto di spostarsi a più di 5 chilometri e un coprifuoco notturno».
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