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Divieto di avvicinamento per tre pakistani dopo i maltrattamenti in famiglia scoperti dai Carabinieri

La ragazza è stata inserita nel programma di protezione dedicato alle vittime di violenze ed ora vive in una struttura protetta.

Divieto di avvicinamento per tre pakistani dopo i maltrattamenti in famiglia scoperti dai Carabinieri
Cronaca Piana, 10 Maggio 2022 ore 09:56

I Carabinieri della stazione di montale hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare del “divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa” e del “divieto di comunicazione con qualsiasi mezzo con la predetta”, emessa dal gip presso il tribunale di Pistoia, nei confronti di tre cittadini pakistani, tutti residenti ad Agliana, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di maltrattamenti familiari e violenza sessuale, nei confronti di una giovane connazionale giunta in Italia nel settembre del 2021, con la quale uno dei predetti aveva contratto matrimonio.

Una lunga indagine dei Carabinieri durata quasi cinque mesi

L’attività investigativa, condotta dai militari dell’arma e diretta dalla procura della repubblica di Pistoia, è nata da una breve segnalazione pervenuta al “112” nel pomeriggio del 26.01.2022 da una donna che si limitava a fornire all’operatore “ l’indirizzo della propria abitazione” in lingua inglese, interrompendo immediatamente la conversazione.
L’intervento della pattuglia dei carabinieri di montale che si recava sul posto risultava determinante.
I militari, infatti, dopo aver individuato l’abitazione dalla quale era giunta quella strana richiesta di soccorso, facevano accesso all’interno dello stabile riscontrando la presenza una famiglia numerosa di origine pakistana, tra le quali vi era anche una giovane ragazza appena ventiquattrenne.
Gli operatori intuivano sin da subito che l’autrice di quella breve telefonata, poteva individuarsi proprio in quella gracile donna, spaesata e disorientata, rimasta in silenzio durante tutte le operazioni di controllo ed identificazione dei presenti.
Mostrando una particolare capacità nel gestire quel tipo di situazione, i militari creavano le condizioni per poter scambiare qualche parola in maniera riservata con la medesima, senza la costante presenza dei parenti.
In quel breve lasso di tempo, la giovane esprimendosi a fatica ed utilizzando un linguaggio sibillino, facendo ricorso anche all’uso di mimiche ed inequivocabili gesti con le mani, palesava una chiara richiesta di aiuto, verosimilmente dettata da una grave condizione di violenza domestica.
La giovane pakistana, pertanto, veniva prelevata dall’abitazione ed accompagnata presso la locale stazione carabinieri, fingendo ai familiari che si trattava di un normale approfondimento sui documenti personali di riconoscimento in suo possesso.
In un ambiente finalmente più sereno la giovane straniera, alla presenza di personale sanitario immediatamente avvisato, confermava di vivere, sin dal suo arrivo in Italia, in una condizione di costante maltrattamento e violenza, anche di carattere sessuale ad opera del marito.
La vittima veniva quindi con urgenza avviata in un percorso di tutela presso una struttura protetta.
Gli accertamenti eseguiti nei giorni seguenti, consentivano di acquisire ulteriori elementi a supporto delle dichiarazioni della vittima, con particolare riferimento a quelle che erano le dinamiche familiari che quotidianamente sfociavano in maltrattamenti fisici e psichici posti in essere dal marito che non si esimeva dall’abusare sessualmente della moglie, non intenzionata a concedersi fisicamente.
Questi atteggiamenti erano sostenuti, fattivamente dai familiari, ed in particolare dai genitori del marito, anch’essi destinatari del provvedimento restrittivo emesso dal tribunale.

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