L’intervista

Dalla parte dei nostri medici, i dubbi del dottor Montalti

"Paghiamo cari gli errori": il dottor Beppino Montalti è stato di nuovo eletto presidente dell’Ordine dei medici pistoiesi

Dalla parte dei nostri medici, i dubbi del dottor Montalti
Pistoia, 21 Novembre 2020 ore 12:00

“Paghiamo cari gli errori” Il dottor Beppino Montalti è stato di nuovo eletto presidente dell’Ordine dei medici pistoiesi, ancora in periodo pandemico, quindi oneri e onori, di certo tante preoccupazioni.
Quali sono esattamente le attività demandate all’ordine e quindi alla sua carica?
«L’ordine è un organismo che gestisce l’albo dei medici che per poter esercitare devono essere iscritti. Però, con l’ultimo “decreto Lorenzin” l’ordine dei medici è diventato organo sussidiario dello stato con deleghe importanti. Data l’emergenza sanitaria nazionale, l’Ordine dovrebbe essere consultato, in quanto rappresentativo di tutti medici».
È quindi essenziale un buon funzionamento dell’Ordine, specie in epoca di pandemia?
«Forti di questo cordone ombelicale con il ministero della sanità, la nostra funzione è centrale. Il mio mandato si concludeva a fine anno ma, prevedendo l’ondata di ritorno dell’epidemia, abbiamo fatto anticipatamente l’elezione, in presenza come richiesto. Gli ordini che non si sono rinnovati per tempo si sono visti precludere la possibilità di farlo: adesso le elezioni sono sospese e chi non le ha fatte, nel 2021, avrà un consiglio non più legittimo e finirà per essere commissariato».
Quando l’abbiamo intervistata nel marzo scorso, emerse subito come la situazione era davvero difficile da decifrare: alcuni dati preoccupanti erano già emersi, ma sembrava che i dubbi fossero in numero maggiore rispetto alle certezze. Quali sono i punti fermi ormai assodati?
«Che questo virus è altamente infettante. È stato anche chiarito che rispetto alla prima ondata questa attuale, sempre caratterizzata da alta contagiosità, ha interessato fasce di età più giovani e qui il contenimento della malattia è più difficile perché si tratta delle persone che si spostano di più. Il ritorno a scuola secondo me non è stato dirimente perché lì, come nelle fabbriche o nei luoghi di lavoro in genere, tutti si attivano per ottimizzare i presidi di sicurezza, tutti si devono attenere alle regole imposte. Invece luoghi del contagio sono la famiglia e i centri di aggregazione giovanile. La prima ondata ci ha colto impreparati, tutto il peso è stato scaricato sugli ospedali ma dopo avremmo dovuto riorganizzare il territorio con il tracciamento, questa è un’altra certezza. Ancora: i medici di famiglia erano i meno idonei a occuparsi di questo problema, non avevano dpi, non avevano preparazione. È così che più di 350 medici di famiglia sono morti. Un’iniziativa efficace erano le U.S.C.A. che prevedono un medico e un infermiere in grado di proteggersi, ma sono state smantellate in agosto perché non si ammalava più nessuno. I soggetti con sintomi spesso potrebbero essere assistiti a casa. Oggi a Pistoia le Unità sono 3 – dovevano essere 5 – ora se ne vogliono creare 7, ma è tardi. Stiamo pagando con la vita gli errori della cattiva distribuzione delle risorse nella sanità pubblica. Anche con i vaccini antinfluenzali non si è riusciti a organizzarsi, alcuni medici di base non sono riusciti ad avere tutte le dosi necessarie per i loro pazienti anziani, senza alcuna loro responsabilità. Quando penso che il commissario ad acta della Calabria, generale dei Nas in pensione (Saverio Cotticelli sostituito in questi giorni per la sua gaffe, ndr), non sapeva che il Piano Covid l’avrebbe dovuto redigere lui non mi meraviglio più di niente».
Domanda secca sui tamponi: si possono fare? Si devono fare? E se si fanno privatamente e si continua a fare gli affari propri?
«Tutti i laboratori sono tenuti a informare il servizio di sanità pubblica. Chi non denuncia i casi positivi riscontrati, che sia un soggetto pubblico o privato, commette un reato».
Ci colpì all’epoca il fatto che lei dicesse, e non era il solo, che niente sarebbe stato più come prima. Da che veniva quella certezza in mezzo a tanti punti interrogativi?
«Il senso del mio dire stava nel fatto che noi – come sistema sanitario – dovremo obbligatoriamente cambiare ottica. Fino allo scoppio della pandemia ci dedicavamo a curare i pazienti cronici, affetti da pluripatologie, trascurando completamente la possibilità di queste infezioni. Avevamo acquisito le norme d’igiene e soprattutto gli antibiotici che ci facevano considerare di essere a riparo da tutto ma il virus non ha difesa. I farmaci antivirali che usiamo anche in questa pandemia non sono risolutivi: i trombi polmonari non si curano perché è l’organismo che tenta di opporsi e lo fa con meccanismi antinfiammatori, l’utilizzo dell’enoxiparina evita i trombi ma non è risolutiva degli effetti del virus. E poi il turn over dei posti letto ospedalieri è molto basso perché la malattia è lunga. A Pistoia tutti i posti disponibili sono occupati. Mancano i medici, eliminato l’esame di stato si accorciano i tempi ma si guadagnano solo pochi mesi, avremmo dovuto impiegare molte maggiori risorse per assicurarci buoni dottori. Non è una novità che gli stipendi dei medici italiani sono tra i più bassi e così anche gli investimenti fatti si sono perduti perché molti medici, tra cui alcuni iscritti all’ordine che presiedo, sono a lavorare all’estero. Un medico qualunque, Arabia Saudita prende 12mila dollari il mese. E’ mancata la capacità prospettica ai governi centrali e regionali».
“Perché guariremo” il libro del Ministro Speranza è stato ritirato dalle librerie prima che raggiungesse il pubblico. Lo chiedo a lei, perché guariremo?
«Guariremo perché la circolazione del virus man mano che aumenta trova un minor numero di soggetti da aggredire e quindi nel lungo periodo andrà a spegnersi. Ho avuto pazienti nel corso della mia carriera che mi hanno detto di aver preso la spagnola o l’asiatica e non essersi ammalati di influenza mai più. Serviranno studi e approfondimenti da parte dei virologi, più che le apparizioni in tv. Finirà con quella che si è definita immunità di gregge, di cui però non siamo in grado di stabilire la durata».

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