Trasporto pubblico

Copit, manca un milione

«Abbiamo retto il rientro a scuola ma gli investimenti sono fermi»

Copit, manca un milione
Pistoia, 07 Novembre 2020 ore 12:00

Da una parte regole ferree da rispettare a fronte dell’80% di capienza consentita a bordo degli autobus (che dovrebbe scendere a breve al 50%). Dall’altra la lotta intestina fra le aziende di One Scarl e la Regione Toscana sul futuro del servizio del trasporto pubblico locale con la gara vinta da Autolinee Toscane ma oramai divenuta una battaglia legale che, come minimo, non si risolverà prima del prossimo mese di marzo lasciando tutti nell’incertezza.

Ecco perché non è una fase storica semplice per Copit, l’azienda del trasporto pubblico locale pistoiese, e per il suo presidente Antonio Principato. Nonostante questo, però, il test del rientro a scuola di migliaia di studenti in città è stato ampiamente superato grazie alla collaborazione con le aziende private di pullman, i cosiddetti “padroncini”, che si sono rese disponibili in un periodo da “fatturato zero” per loro visto che gite, vacanze ed escursioni sono state tutte annullate.

Adesso, però, si apre una nuova fase per Copit: con il ritorno della didattica a distanza almeno al 75% per le scuole superiori, gli autobus torneranno a svuotarsi in coincidenza con la diminuzione della capienza voluta dalla Regione che rischia di essere automatica di fronte a numeri del genere, senza considerare il calo generalizzato che c’è stato, da marzo in poi, sui mezzi pubblici.

Presidente, la situazione per Copit rimane complessa ed in costante aggiornamento: ci può spiegare, finora, com’è andato l’impatto col rientro degli studenti a scuola?

«Direi bene perché il sistema ha retto e ci sono stati dei passi in avanti rispetto al passato a livello organizzativo. Col coinvolgimento delle aziende del Cnp, tutte pistoiesi, tramite gara d’appalto abbiamo avuto disponibili 17 mezzi in più, considerati “jolly”, pronti ad intervenire oltre alla corsa normale ed a quella scolastica già raddoppiata. Sapevamo che i problemi maggiori sarebbero venuti fuori fra la stazione, piazza San Francesco, le fermate di arrivo sul viale Adua e per questo abbiamo schierato, in tutto, 17 persone: 11 nostri dipendenti, 4 dell’associazione dei Carabinieri in congedo e 3 vigilantes. In questo modo è stata evitata la confusione alla stazione, così come non ci sono state segnalazioni nè dalla Montagna nè dall’asse di via Fiorentina. In più, vista l’emergenza sanitaria, c’è stato anche un maggior coinvolgimento delle scuole che ci hanno fornito gli orari di ingresso e di uscita che, negli anni passati, non sapevamo mai di preciso. Questo grazie ad un lavoro importante svolto dalla Prefettura col Prefetto Iorio in testa».

Questo è il lato buono della vicenda: quello cattivo sono i mancati introiti per Copit…

«E’ ovvio che, da marzo, gli incassi siano calati avendo visto che sono passati da 1 milione e 345mila euro del 2019 ai 463mila euro dello stesso periodo gennaio-settembre 2020 senza considerare che gli abbonamenti, in larga parte, sono passati dagli annuali al mensile. Nonostante questo, il nostro bilancio sta reggendo almeno da quanto emerso dalla prima semestrale, il tutto sapendo che si lavora con atti d’obbligo mensili e non possiamo fare programmazione alla luce del contenzioso in atto con la Regione Toscana per la gara del trasporto pubblico locale».

Guardando l’altra faccia della medaglia, va anche detto che sul passato a fronte di minori introiti ci sono state anche minori spese?

«Durante il lockdown il calo è stato del 90% di passeggeri, a maggio c’è stata una ripresa che si stava consolidando adesso a settembre. Quindi abbiamo risparmiato di carburanti però le spese ci sono: la Regione ha stanziato 3 milioni, per tutto il territorio, sulle corse aggiuntive che hanno un costo di 350 euro ciascuna quindi basta fare due conti per capire che sono stati ampiamente superati per quanto riguarda la quota parte Copit».

E, complice la battaglia legale in corso, non si possono mettere in ponte nemmeno investimenti…

«Devo dire grazie a tutta la struttura: 285 dipendenti ed ognuno di loro, dagli uffici agli autisti fino all’officina lavorano a testa bassa e lo hanno sempre fatto magari qualche volta nemmeno con le migliori condizioni di sicurezza possibili come successo su alcune linee nel maggio scorso per fatti ben noti saliti agli onori delle cronache. Non si possono fare investimenti e questo succederà ancora per un po’: abbiamo, per esempio, un’età media dei mezzi di 12 anni quando la media nazionale si attesta su 8-9. Con 150 fra autobus e pullman che abbiamo, per fare la giusta rotazione e rinnovarci ne dovremmo comprare dai 12 ai 15 all’anno e invece, adesso, siamo fermi».

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