Il Comitato: “E’ una vera emergenza a Casalguidi ma i costi non vadano su aziende e cittadini”

Rimane altissima l'allerta nella zona di Casalguidi per l'inquinamento delle falde ed il Comitato per la salute pubblica torna a tuonare sulle responsabilità dei controlli.

Il Comitato: “E’ una vera emergenza a Casalguidi ma i costi non vadano su aziende e cittadini”
Piana, 25 Gennaio 2020 ore 11:02

Dopo la pronuncia del Comune di Serravalle Pistoiese sulla nuova ordinanza per l’approvigionamento dai pozzi privati, il Comitato per la salute pubblica di Cantagrillo e Casalguidi diffonde un comunicato: c’è grossa preoccupazione sull’emergenza e sul far ricadere i costi di tutto sui cittadini e le aziende.

Il nuovo attacco del Comitato per la Salute Pubblica di Casalguidi e Cantagrillo sull’inquinamento delle falde

Riceviamo e pubblichiamo un nuovo comunicato stampa da parte del Comitato per la salute pubblica di Casalguidi e Cantagrillo alla luce delle nuove comunicazioni fatte dal Comune di Serravalle Pistoiese per quanto concerne l’inquinamento delle falde.

Siamo difronte ad una condizione di grave pregiudizio dello stato delle falde acquifere, tale da configurare la situazione di disastro ambientale. “Difatti il ripristino dell’equilibrio dell’ecosistema risulterà difficile e oneroso e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, particolarmente grave risulta inoltre l’offesa alla pubblica incolumità considerando gli effetti lesivi per il numero delle persone esposte a pericolo” (art 452 quater c.p.). Tutto deriva da un inquinamento delle falde che è conosciuto fino dal 2010 proprio da coloro che dovevano garantire la sicurezza delle acque sia di superficie che sotterranee.
L’aver tenuto nascosto questo inquinamento ha impedito un intervento risolutivo quando lo stesso inquinamento presumibilmente era ancora a livelli contenibili. Ci sono gravi responsabilità su chi ha prodotto questo inquinamento, ma ci sono grandi responsabilità pure in coloro che hanno permesso che questo si sviluppasse fino alle condizioni attuali. Oggi, l’Amministrazione comunale e gli Enti preposti alla salvaguardia della salute e al controllo del territorio si rifiutano di riconoscere questa realtà come emergenza ambientale e sanitaria. Non vi è a tal proposito nessuna premura da parte di Arpat di creare una struttura che affronti questa emergenza senza ulteriori dilazioni nel tempo dettate da una  collocazione di questo come uno dei tanti casi particolari, ma pur sempre normali.

Lo stesso vale anche per Asl, che nessuno dei residenti è a conoscenza di quale sia l’impegno assunto dal
dipartimento di prevenzione per questa emergenza, ammesso che vi sia realmente. All’amministrazione comunale reiteriamo la richiesta di coinvolgere un Ente terzo nell’espletamento dei controlli e delle analisi necessarie, e pretendere tempi più accelerati possibile. Non è opportuno affidarsi unicamente a coloro che avrebbero dovuto intervenire anni fa e non avendolo fatto devono essere considerati non idonei a garantire efficienza e trasparenza.
Ci dicono che non vi è alcuna emergenza, ma intanto nell’ordinanza vietano in modo assoluto l’utilizzo
dell’acqua di falda. Ma quello che è peggio si chiede ai cittadini e alle aziende di farsi essi stessi promotori di verifiche, ossia assumersi gli oneri delle analisi; non solo la verifica dell’acqua di falda (cioè un bene comune) che sappiamo inquinata, ma a loro è demandato anche il “monitoraggio nel tempo con controlli periodici e l’onere di dare comunicazione agli organi competenti (Comune, USL) nei casi di superamento……..dei parametri sopra detti.”

Ed ancora: “nelle more di quanto sopra, i proprietari dovranno provvedere a dotare le proprie abitazioni/imprese di acqua potabile……mediante cisterna fissa o mobile”. “AVVERTE che in caso di inottemperanza al presente provvedimento saranno applicate le sanzioni di legge e quanto disposto dall’art. 650 del codice penale”. Nelle precedenti ordinanze la n. 3 del 25 gennaio e la n. 4 del 26 febbraio 2019 si attribuiva a Publiacqua spa il compito di provvedere alla “immediata fornitura emergenziale di acqua potabile ai destinatari del presente atto eventualmente non serviti da pubblico acquedotto mediante autobotte e non appena possibile mediante allaccio provvisorio delle utenze alla rete idrica”.
E’ stato fatto quanto sopra? Si demanda ai residenti ed alle imprese un compito che spetta alle Istituzioni, quale è la sicurezza sanitaria. Così facendo il dipartimento di prevenzione USL si lava le mani da eventuali danni alla salute; e la stessa cosa effettua la massima autorità sanitaria del territorio, cioè il Sindaco. Non dimentichiamo quando diversi attuali assessori, già presenti nel precedente consiglio come minoranza criticavano giustamente il precedente Sindaco di porre i circa 700/800mila euro provenienti dalla Discarica del Cassero negli introiti normali e quindi nel bilancio per le spese correnti.

Ci pare che adesso ripetano l’errore dei loro predecessori. Questo introito “speciale e particolare” deve essere utilizzato per la salvaguardia del territorio e della salute pubblica. Con ciò vogliamo affermare che il Comune ha tutti i fondi necessari per provvedere esso stesso a impegni di spese per la tutela della dei residenti della “zona rossa”. Ma anche di tutta l’area contaminata dal cloruro di vinile senza demandare spese e impegni gravosi ai residenti stessi e alle aziende ivi operanti perché non sono stati i cittadini e le aziende a produrre questo inquinamento.

LEGGI ANCHE: Nuova ordinanza sull’inquinamento delle falde del Comune di Serravalle Pistoiese

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