La storia

Christian, il monsummanese bloccato in Laos. “Per ora non torno in Italia”

L'intervista, uscita sul Giornale di Pistoia e della Valdinievole, di Christian Cannata, 29enne di Monsummano Terme che si trova "recluso" in Laos, in Asia, e che per il momento non ne vuole sapere di tornare in Italia.

Christian, il monsummanese bloccato in Laos. “Per ora non torno in Italia”
Valdinievole, 13 Aprile 2020 ore 15:33

Pubblichiamo l’intervista esclusiva realizzata al 29enne Christian Cannata, di Monsummano Terme, che di professione fa il freelance ed al momento si trova nel Laos, uno dei paesi più poveri dell’Asia “dove le galline sono negli ospedali”. Il servizio era già uscito sul GIORNALE DI PISTOIA E DELLA VALDINIEVOLE dallo scorso 3 aprile.

Christian Cannata bloccato in Laos

Prendere coraggio, fare un bel respiro, mollare il tanto ambito posto fisso per intraprendere l’avventura come nomade digitale e ritrovarsi bloccato nel paese più povero dell’Asia in piena emergenza Coronavirus.
E’ la storia di Christian Cannata, ventinove anni originario di Monsummano, che da un anno è diventato freelance: un “digital nomade”. Un cittadino del mondo, che insegue la sua passione continuando però a portare avanti la sua carriera, curando con dedizione i progetti a lui affidati, facendo networking all’interno di spazi di coworking e conoscendo professionisti da tutto il mondo.

«Dopo anni di lavoro in start-up italiane di successo, insieme ad alcuni dei migliori professionisti in Italia nel mondo Digital, ho deciso di condividere e mettere a disposizione dei miei futuri clienti le mie competenze acquisite e la mia esperienza nel settore Tech. Tutto questo ho deciso di farlo attraverso la conoscenza del mondo che penso sia la più grande elevazione dell’uomo. Al momento però mi ritrovo bloccato nel Laos, lo stato più povero dell’Asia, uno dei 5 stati al mondo governati dal Partito Comunista insieme a Cuba, Corea del Nord, Vietnam e Cina, dove l’80% della popolazione pratica un’agricoltura di sussistenza e negli ospedali ci sono le galline»

Come state affrontando l’emergenza Covid 19 e come si sono organizzate le ambasciate per riuscire a riportarvi a casa?
«Anche qua si stanno preparando al Lockdown, possiamo uscire solamente per comprare cibo, andare in farmacia, andare in banca, solo per cose strettamente necessarie. La situazione è più complessa, oltre a prendere contatti con l’ambasciata italiana più vicina a dove ti trovi è necessario prendere contatti di consolati/consoli onorari. Io al momento sono in contatto con altri italiani che mi hanno aggiunto in un gruppo Whatsapp dove all’interno si stanno organizzando per rimpatriare tramite voli organizzati dall’ambasciata italiana in Thailandia in collaborazione ad altre ambasciate europee in Laos. C’è un volo da qui diretto per Francia o Germania e prima di noi italiani vi sono in lista di attesa coloro che provengono da queste due nazioni. La mia idea è riuscire a spostarmi da qua quando sarà possibile, ma non in Italia»

Perché in questo momento di difficoltà non vorresti tornare nel tuo paese?
«Mi farebbe piacere stare in famiglia, ma non mi sembra un momento adatto per tornare. Ho pensato molto a cosa fare, al rischio, al costo e alle conseguenze che potrebbero esserci nel caso venissi a contatto con il virus. Mi sono chiesto se fossi o meno in grado di poter stare qui da solo in attesa che tutto passi. Spendere 1000 euro per tornare, farmi la quarantena e poter mettere al rischio i miei familiari? Sinceramente non me la sento. La speranza è che possa almeno spostarmi da qui per andare in Corea».

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?
«In questi casi, è molto importante tenere in considerazione che potresti buttare via soldi, soldi spesi per voli che saranno annullati, spese per visti di permanenza extra che non avevi valutato quando hai organizzato il tuo viaggio prima di mollare tutto e partire all’avventura da Nomade Digitale. Dovrò fare i conti con clienti che non riusciranno a pagarmi perché colpiti purtroppo dall’emergenza sanitaria ed economica, ci saranno periodi in cui fatturerò senza riscuotere, ma al momento il viaggio per tornare in Italia diverrebbe fin troppo costoso e lo stesso vale per la vita. Nel mio caso, vivo in uno dei paesi più poveri dell’Asia dove con 1€ puoi pranzare e con 4€ puoi dormire in un ostello. L’unica cosa che sicuramente mi spaventa è la sanità e il degrado che vi è all’interno del paese e soprattutto i costi che comporta. Vedremo, ho fatto di tutto per vedere il mondo e viaggiare spero di poter riuscire nel mio intento».

Un viaggio sensazionale non ancora terminato che ha fatto capire a Christian che lavorare in posti puri, con persone che vivono con poco e niente, serve a farci comprendere la fortuna di quello che abbiamo davanti agli occhi. E in questo momento, nonostante l’emergenza, il nomade digitale di Monsummano ha deciso che in fondo è meglio non tornare in Italia, ma proseguire il suo viaggio continuando il suo lavoro a migliaia di chilometri.

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