La vicenda

Blessing, due anni dopo: Tutto bloccato da mesi al Tribunale di Bologna

«Attendiamo ancora il riscontro sull’archiviazione»

Blessing, due anni dopo: Tutto bloccato da mesi al Tribunale di Bologna
Cronaca Pistoia, 11 Luglio 2021 ore 17:00

I tempi, lenti, della giustizia e quelli del Covid-19 sembrano aver impantanato migliaia di processi in tutta Italia. Fra questi c’è sicuramente la vicenda giudiziaria che riporta ad un dramma che si consumò, per la nostra città, proprio due anni fa. Era il 2 luglio 2019 e nel fiume Reno a Molino del Pallone, in zona emiliana, perse la vita la piccola Blessing Okojie, 7 anni, che annegò in 40 centimetri d’acqua durante una gita organizzata dal centro estivo al quale stava prendendo parte da un paio di giorni.
Il pantano è legato al fatto che, dopo la sentenza dello scorso dicembre presso il tribunale di Bologna pronunciata dal Gup Francesca Zavaglia tutto si è nuovamente bloccato.
In quella circostanza ci fu la condanna ad un anno e mezzo per il legale rappresentante dell’oratorio “San Domenico Savio”, Gianluca Bianchi, la cui sede è in piazza San Bartolomeo a Pistoia. L’imputato aveva richiesto il rito abbreviato dopo l’iscrizione nel registro degli indagati assieme a Serena Maestrini al termine delle indagini portate avanti dalla magistratura bolognese e curate dal pubblico ministero Fabio Lazzarini.
«E dopo sette mesi sostanzialmente siamo sempre fermi lì - ha raccontato per il “Giornale di Pistoia” l’avvocato Marco Giampaoli del Foro di Pistoia che, fin dal primo momento, ha preso le difese della famiglia di Blessing assieme alla collega Giada Palandri del Foro di Prato - inoltre in quella circostanza era stata richiesta una archiviazione per l’altra imputata - alla quale noi ci eravamo opposti - ma, fino a questo momento, non ho ricevuto convocazioni o comunicazioni che qualcosa sia cambiato: a distanza non è semplice parlare col Tribunale».
Al momento della sentenza, fra l’altro, c’era stata anche una condanna per Bianchi al pagamento di 30mila euro di provvisionale da elargire al padre, alla madre ed al fratellino di Blessing, mentre non furono riconosciuti per la sorella minore della bambina. Questo perché, nel primo caso, il fratellino era presente quel disgraziato giorno a Molino del Pallone e, seppur protetto da altri presenti, presenziò alla scena del tentativo di salvataggio fatto dai volontari e dai soccorritori arrivati sul posto nei confronti della sorella che, come confermato dalle perizie, rimase con la testa sotto l’acqua per un periodo superiore ai 4 minuti prima che qualcuno degli animatori e degli adulti presenti al campo estivo si accorgesse che qualcosa non andava per il verso giusto. Un vero e proprio trauma tanto che, per oltre un mese, il bambino si chiuse in un silenzio assoluto anche nella vita quotidiana prima di tornare, lentamente, all’uso della parola.
Il dolo, invece, non è stato ravvisato nei confronti della sorella più piccola perché era nata da pochi mesi al momento dei fatti non avendo, pertanto, ricevuto direttamente traumi o problemi psichici.
C’è ancora da sapere quel che succederà su di una possibile richiesta di appello che l’avvocato difensore di Bianchi, Giuseppe Alibrandi, potrà presentare.
E sempre altrettanto a rilento sta procedendo anche la causa civile visto che non è stato ancora individuato un neuro-psichiatra infantile che possa occuparsi delle perizie da effettuare sui più piccoli mentre nel campo degli adulti qualche passo in avanti c’è stato.
«E’ ovvio che per la famiglia parlare di aspetti legati a Blessing è come riaprire una ferita che mai si chiuderà - ha concluso l’avvocato Giampaoli - per loro resta un trauma ed un grande dolore parlare della loro bambina che non c’è più».