Cronaca
Il lutto

Gli amici ricordano Leopoldo "Poldo" Tesi, noto medico psichiatra pistoiese

Nei giorni scorsi è scomparso Leopoldo "Poldo" Tesi, noto medico psichiatra pistoiese che collaborò a lungo negli anni Sessanta con Franco Basaglia: gli amici pistoiesi gli hanno voluto tributare questo ricordo.

Gli amici ricordano Leopoldo "Poldo" Tesi, noto medico psichiatra pistoiese
Cronaca Pistoia, 30 Maggio 2020 ore 16:56

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera scritta in ricordo di Leopoldo "Poldo" Tesi, noto medico psichiatra di Pistoia e padre dell'avvocato Guido Tesi, da alcuni amici che lo hanno voluto salutare in questo modo: Tesi è scomparso intorno al 20 di maggio.

La lettera degli amici a Leopoldo "Poldo" Tesi

“I poveri sono matti” era il titolo di un libro di Zavattini che Poldo citava quando voleva descrivere la sua idea della malattia mentale, malattia che può colpire chiunque ma il cui decorso e aggravamento, dipendono inevitabilmente dalla condizione sociale. Questa convinzione assieme alla frequentazione di “scienziati di un sapere pratico”, agli inizi della sua carriera di medico, formano la sua personalità. Dopo la laurea ed il seguente tirocinio fiorentino ha infatti modo di incontrare Basaglia che nel 1962 lo chiama al neuropsichiatrico di Gorizia. L’ospedale ha sul retro finestre che danno direttamente sul territorio jugoslavo, situazione geografica di confine come quell’esperienza dove, lui che si era occupato fino ad allora di neurologie, incontra la malattia mentale.

È noto come in quegli anni Gorizia rappresenta l’avanguardia nel campo della cura della salute mentalee e intorno a Basaglia si raccoglie una squadra composta da psichiatri e intellettuali fra cui anche Agostino Pirella. Grazie a questo gruppo di persone i reparti vengono aperti, vengono restituiti ai malati gli oggetti personali, viene dato loro il diritto di parola nelle assemblee generali.

Quella sua esperienza dura fino al ‘68 con l’eccezione di un incarico all’ospedale di Cividale del Friuli, per sei mesi, dove vengono applicati i metodi praticati a Gorizia, ma finito bruscamente addirittura con l’intervento della polizia arrivata a ripristinare lo stato precedente. Agli amministratori del comune di Cividale non piaceva che i degenti potessero circolare liberamente per strada. Nel ‘68 Basaglia lascia Gorizia con la sua équipe perché la città e l’amministrazione non capiscono, nei fatti sono ignare ed ostili. Là rimane Pirella che comunque vuol continuare quella esperienza. Leopoldo Tesi decide di tornare a Pistoia, perché nel conflitto Basaglia-Pirella sta col primo tanto che non ha modo di collaborare con la rivista Fogli di Informazione, che pure si stampa a Pistoia per iniziativa del Centro di Documentazione e di collaboratori di Pirella.

A Pistoia si impegna comunque per aprire le porte dell’ospedale. Tiene contatti con le scuole e, seppure ateo, con i cattolici di Cineforum che sulla loro rivista scrivono articoli che cominciano a scuotere il torpore cittadino attorno ai problemi della malattia mentale. Ma chi più gli dà la maggiore opportunità di lavorare nella direzione dell’”apertura” è l’amministratore provinciale con l’incarico all’ONPP. Si tratta di “Mariolino” Innocenti che fu partigiano nella Bozzi, ma soprattutto persona dotata di grande sensibilità, uno dei pochi allora in grado di capire che i malati con disturbi psichici non dovevano essere considerati irrecuperabili. Ne viene fuori un convegno che comunica l’urgenza del loro “reinserimento” nella società, solo otto anni più tardi recepito dalla 180, la cosiddetta legge Basaglia.

Ne seguono anni di grande produttività dove Leopoldo Tesi intravede la possibilità di stringere ancora di più la relazione tra il mondo della psichiatria e quello degli amministratori locali e per questo, nel 1973, si iscrive al PCI. Ma l’entusiasmo non dura a lungo, tanti amministratori comunisti pistoiesi assomigliano maledettamente agli amministratori democristiani di Cividale e di Gorizia, hanno paura dei riflessi sull’opinione pubblica, per cui, dopo i primi anni settanta dove tutto lasciava sperare di poter cambiare, subentra un po’ di scoramento. Nel 1976 lascia quindi il PCI e, anche se idealmente si definisce “abbastanza impolitico” e mai si è impegnato organicamente nei partiti, si avvicina a Democrazia Proletaria dove trova maggiore attenzione ai problemi che lui pone. Questa sua esperienza politica lo porta anche a “farsi candidare incautamente” nella lista della Nuova Sinistra Unita che ha inteso raccogliere varie formazioni della sinistra, a sinistra del PCI e del Pdup di Magri, nella elezione per la Camera del giugno del 1979. Il risultato è disastroso e tuttavia Leopoldo raccoglie centinaia di preferenze, per lui inaspettate, ma che testimoniano della stima raccolta. Prosegue con l'esperienza di Democrazia Proletaria fino allo scioglimento del 1991, fa parte anche dell’Associazione Sinistra di Classe che acquista la sede di DP in Via di Porta San Marco. Una sede che continuerà ad ospitare realtà associative anche nei decenni successivi, tra le quali spicca l’Associazione il Grido, composta da compagni e compagne provenienti da differenti esperienze, ancora alla ricerca di un mondo più giusto e di eguali, tra i quali non poteva mancare, neppure questa volta, Poldo Tesi. Intorno agli anni ottanta, una volta che l’ospedale diviene struttura residenziale pur ancora con circa 200 ospiti, continua il suo lavoro occupandosi soprattutto delle dimissioni e del miglioramento della qualità della vita.

Leopoldo qualche giorno fa ci ha lasciato e qui abbiamo scritto un poco di quanto lui ci ha raccontato e noi ricordiamo, della sua mitezza ed umanità, della sua disponibilità a confrontarsi e mettersi in discussione, della sua vicinanza ai problemi degli esclusi. È solo un poco di quello che sappiamo di un amabile compagno.

Manilo Benvenuti

Giuliano Capecchi

Claudio Degl’Innocenti

Andrea Fusari

Roberto Marini

Antonio Mellini

Roberto Niccolai

Adriano Nicolè

Carla Pesucci

Gerado Regi

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