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Alessandro Conti, il fotografo “emozionale”: gli scatti dalla terapia intensiva

Conti ha deciso di «sbloccarsi», raccontando uno spaccato del Covid, attraverso i suoi scatti: momenti di lavoro, di tenerezza, di medici in prima linea ma pronti nel tenere stretta una mano sofferente.

Alessandro Conti, il fotografo “emozionale”: gli scatti dalla terapia intensiva
Valdinievole, 03 Ottobre 2020 ore 14:47

Il progetto lo ha pensato nel momento più crudo. Poi lo ha proposto e realizzato più avanti. Si chiama «Memoria». Per ricordare e far ricordare quello che in molti hanno vissuto loro malgrado tra sale d’ospedale e terapie intensive.

Ha 44 anni, è originario di Montecatini

Lui è Alessandro Conti, montecatinese di nascita e lucchese di adozione (vive a Montecarlo, ndr), 44 anni, dal 1994 volontario della Misericordia e dal 4 marzo inserito nell’unità di crisi della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia. La sua è stata l’idea nata da un dolore personale tremendo. La morte del padre, proprio in terapia intensiva dopo una malattia terribile. Conti ha deciso di «sbloccarsi», raccontando uno spaccato del Covid, attraverso i suoi scatti: momenti di lavoro, di tenerezza, di medici in prima linea ma pronti nel tenere stretta una mano sofferente.

«Ho iniziato a maggio, nella fase due, meno acuta della pandemia – ci ha confidato – dopo aver proposto sin da marzo all’Asl Toscana Centro, quella a cui fa capo il San Jacopo, che all’Asl Nord Ovest (Lucca), il mio progetto. La Asl ha compreso l’essenza emotiva: ho cercato di mettere in risalto l’impegno del sistema sanitario nazionale, le paure, i momenti di sconforto ma anche i sorrisi, la forza di andare avanti, l’impegno e la costanza di tutti, dalle squadre del volontariato, alle strutture di coordinamento, dagli ospedali fino agli stessi pazienti che hanno vinto la battaglia».

Si è vestito come i medici, con tutte le protezioni possibili. A Pistoia ha incrociato per un giorno la sua vita professionale di fotografo con quella dei medici e di quattro pazienti gravi. «Volevo superare uno choc, quello della morte di mio padre e al tempo stesso cogliere attimi struggenti, intensi: una visiera, una mascherina, una flebo…C’era il dolore, c’era la sofferenza e la speranza. Qualcuno mi ha chiesto come abbia fatto a entrare lì dentro dopo quello che ho passato anni fa con mio padre. La risposta, spero, è nelle 75 foto che ho scattato. Pazienza se l’obiettivo in una sala di ospedale, con tutte le «coperture», perde sensibilità e libertà di scatto professionale. Forse ne acquista molta da un altro punto di vista».

Foto di cui l’Asl ha per ora dato una piccola anteprima, in attesa di una pubblicazione cartacea a fine anno. Con una serie di mostre in terra Toscana, fino a toccare la California nel 2021. «Volevo un progetto che sensibilizzasse l’opinione pubblica sul lavoro che c’è in una terapia intensiva. Ho pensato al San Jacopo, per raccontarne anche solo lo spaccato di un giorno, perché tutto rimanesse storia», ha detto ancora scosso Conti. Foto che nelle prossime settimane verranno esposte nei locali dell’ospedale. E che toccano l’anima.

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