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La rubrica

Serrande chiuse, luce razionata, la triste fine dei bar

Vedo meno trofei appesi alle pareti e più schede del Gratta e Vinci, c’è proprio un mutamento nel concetto di gloria

Serrande chiuse, luce razionata, la triste fine dei bar
Attualità Pistoia, 25 Ottobre 2022 ore 16:30

di Ray Banhoff


Non ci posso credere che stia succedendo, ma devo. Mi pare di essere dentro un ricordo, oppure nel futuro e tornare con la memoria al momento esatto in cui le cose iniziarono ad andare male.

Per due o tre volte sono passato il pomeriggio davanti al bar dove vado sempre. Serranda chiusa. In un’occasione ho visto la figlia dei proprietari fare le pulizie dentro e ho pensato che uno dei due avesse il covid. Poi sono entrato nel tabacchi a fianco e, mentre pago, chiedo come mai la serranda accanto sia abbassata. «Tengono aperti solo al mattino, non c’è più nessuno». Che vuol dire non c’è più nessuno? Quando è successo? Non è che prima ci fosse chissà chi.

E mi viene alla mente un paio di volte in cui parlavo col mio amico barista. Una mattina, indaffarato, mi disse: «questo è un lavoro che lo puoi fare solo se sei matto in testa. Troppe spese, turni massacranti, tasse che non hai idea. Noi paghiamo tutto, siamo in regola eh».

Lo sottolineava con quel senso di sfida che solo chi è onesto conosce. Notato il mio stupore il tabaccaio mi guarda e mi fa: «io, per risparmiare, tengo spenta la macchinetta automatica delle sigarette durante il giorno e di sera stacco tutte le luci, se hai bisogno ti illumini col cellulare».

Siamo arrivati a questo. Al razionamento, al bar che tiene chiuso per non pagare la bolletta. I bar stanno cambiando. Qui dove vivo ce n’è uno un po’ malfamato che dentro ha la stufa a pellet, anzi ce ne sono due così qui nella mia zona. Vedo meno trofei appesi alle pareti e più schede del Gratta e Vinci, c’è proprio un mutamento nel concetto di gloria, di sorte, di fortuna. Le coppe del calcetto sono tutte molto datate e i tavolini sono pieni di quelle cispie metalliche che la gente gratta via dai biglietti con le monetine.

In tutta la provincia italiana i bar, tranne piacevoli eccezioni (locali familiari, wunderkammer di eccentrici, cabinet of curiosities di varietà umane) non sembrano neanche dei bar ma salotti scassati di grandi casone collettive. Poi ci sono quelli che sembrano l’unico punto di ristoro per chi non ha come riempire le giornate e questo li rende un po’ come gli avamposti della Misericordia, portati avanti dal volontariato. Se non ci fossero i bar quella gente con chi socializzerebbe, che vita farebbe? Come col volontariato. Se non ci fosse il volontariato in Italia le ambulanze non riuscirebbero nemmeno a circolare. Un bar che chiude non è solo un pessimo segnale per l’economia, ma anche per il morale delle persone. Nessuno in politica parla mai del morale, tutti parlano solo di dati e di numeri, nessuno di stati d’animo. Quando lo fanno paiono ridicoli, come quando continuavano a ripetere “resilienza” fino a che la parola non significava più niente.

Gli alberghi di Montecatini chiuderanno dopo il Comics per non pagare le bollette invernali, non lo avevo mai sentito in quarant’anni di vita. Sembrano racconti dei tempi di guerra. Ogni giorno sappiamo di attività che chiudono per non pagare le bollette, i dati ci dicono che tra cinquant’anni la popolazione italiana sarà dimezzata. Come dire, abbiamo tutto chiaro davanti agli occhi eppure non riusciamo a far niente perché le cose cambino. Non è un buon segno. La politica non ne parla, il sindaco non ne parla, i social ne parlano male. Vorrei mettere una chiusa positiva ma non la trovo, non perché non ce ne siano eh, ma perché so che le cose continueranno così. La soluzione consiste nel trovare speranza dentro di sé e nel portarla nei luoghi che conosciamo. I bar, i social, casa nostra. La salvezza non verrà dall’esterno, dal governo o dalla politica. Solo da noi.

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