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La critica

Pro vita contro la legalizzazione della cannabis: la sua campagna a Pistoia

La lotta dell'associazione contro la coltivazione in casa e non solo

Pro vita contro la legalizzazione della cannabis: la sua campagna a Pistoia
Attualità Pistoia, 19 Luglio 2022 ore 09:03

Dura presa di posizione dell'associazione

Cannabis. Pro Vita Famiglia lancia anche a Pistoia affissioni contro legalizzazione: “Danneggia minori”

«Legalizzare la coltivazione di cannabis in casa aumenterà la droga in circolazione e con essa il consumo da parte dei minori, con danni psicofisici e sociali micidiali. Secondo il Dipartimento per le Politiche Antidroga, 613.000 studenti hanno fatto uso di cannabis nel 2021. Di questi, 102.000 sono a rischio clinico (22,3%). Più della metà sono minori di 16 anni. Il 31,4% ha fumato cannabis prima dei 14 anni. Con la legalizzazione, questi dati sono destinati a peggiorare. Per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna nazionale di affissioni per chiedere al Parlamento di bloccare questo progetto di legge».

Lo afferma Maria Teresa Parrino, referente territoriale di Pro Vita & Famiglia Pistoia, presentando la nuova campagna di affissioni che parte oggi a Pistoia e che sta interessando le principali città italiane.

Sui manifesti campeggia l’immagine di una mano che lascia cadere la cenere di uno spinello nella testa spaccata di un adolescente, accanto allo slogan “La droga legale fa ancora più male”.

«Legalizzare la droga significherebbe normalizzarla - prosegue Parrino - e questo sarebbe un messaggio devastante per le centinaia di migliaia di minori consumatori a rischio dipendenza, che affollano sempre più le comunità di recupero. Come sosteneva il giudice eroe Paolo Borsellino, il fine del contrasto alle mafie è da “dilettanti di criminologia”, perché la legalizzazione della cannabis porterebbe la mafia a investire su cocaina e droghe ancor più pesanti e dannose, aumentando lo spaccio di cannabis ai minori che sarebbero ovviamente esclusi dalla legalizzazione. I più fragili, dunque, pagherebbero le conseguenze della legalizzazione, e uno Stato civile non può tollerarlo», conclude Parrino.

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