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Pistoia

Parla don Massimo dopo le tensioni a Vicofaro: «Qui accogliamo i “fantasmi” della società»

L’ammissione di avere 150 ospiti di notte, le risse, nessun sostegno dal territorio: quanto è difficile accogliere.

Parla don Massimo dopo le tensioni a Vicofaro: «Qui accogliamo i “fantasmi” della società»
Attualità Pistoia, 13 Novembre 2022 ore 11:07

Parla don Massimo dopo le tensioni a Vicofaro: «Qui accogliamo i “fantasmi” della società»

Tornano ad accendersi i riflettori su Vicofaro. Stavolta per un episodio di aggressione verificatosi nei locali della parrocchia di Santa Maria Maggiore venerdì scorso. Due migranti si sono contesi un pentolino per prepararsi da mangiare e da lì sarebbe scoppiata la lite violenta.

A un certo punto un ospite di Vicofaro ha afferrato un manico della scopa e con una bastonata ha inflitto un colpo pesante in faccia all'amico fratturandogli la mascella. Il ferito, un ragazzo originario del Gambia, è stato trasportato al pronto soccorso, mentre l'aggressione si trova in carcere.

Un fatto che ha lasciato allibito don Massimo Biancalani e tutti i volontari della parrocchia che si fanno carico di gestire la difficile situazione di Vicofaro.

Diventata difficile al punto da far richiedere a gran voce “aiuto” dal parroco.

Don Massimo come sta il ragazzo aggredito?

«Ho potuto parlarci e adesso i medici dicono che sta migliorando. Alla fine il quadro clinico è migliore di quanto apparso in un primo momento. Il problema maggiore è alla mascella. Siamo in attesa di sapere quanti giorni saranno necessari affinché possa guarire. Il fatto ci ha lasciati davvero allibiti. I due ragazzi erano amici, andavano d'accordo. L'episodio si è verificato di mattina, quando molti ragazzi sono a lavoro e quindi nessuno degli altri è potuto intervenire in tempo per separarli e sedare in tempo la lite».

E il ragazzo che ha aggredito l'amico invece?

«Per il momento si trova in carcere in attesa del responso del giudice. Appena accaduto il fatto si è spaventato per l'arrivo delle ambulanze e delle forze dell'ordine. Ma gli altri ragazzi lo hanno convinto a restare e raccontare l'accaduto. Episodi del genere sono la punta dell'iceberg del disagio che vivono queste persone. Vivono in un costante senso di sradicamento, culturale, sociale e ovviamente geografico. Sentono la loro posizione in questo paese molto incerta e la tensione cresce al punto tale che ogni piccola scintilla può accendere una lite come quella di venerdì scorso».
Quanti migranti stanno trovando accoglienza a Vicofaro?
«Di notte dormono qua almeno 150 persone. Di giorno invece molti si recano a lavoro. Chi nelle ditte di confezioni di Prato, chi nei campi, chi trova un'occupazione stagionale a nero. Vicofaro è per loro l'ultima spiaggia. È l'alternativa a dormire e vivere per strada. Qui diamo riparo e cibo a coloro che vengono scartati dai centri di accoglienza canonici. A Vicofaro si rifugia anche chi soffre di depressione, malattie psichiatriche, tutti quelli che per lo Stato e le istituzioni sono fantasmi. E noi siamo da soli, abbiamo bisogno di aiuto e invece tutti ci hanno abbandonato».

Potete sempre contare sull'aiuto di associazioni e volontari?

«Sì è grazie a loro che andiamo avanti. Le associazioni, sia laiche e religiose, che ci sostengono vengono da fuori città, nessuna associazione o ente pistoiese eroga contributi per Vicofaro. Devo ringraziare chi è con noi dall'inizio, da quando Vicofaro ha deciso di aprire le porte a tutti i bisognosi, secondo gli insegnamenti del Vangelo. Adesso però siamo in affanno. Servirebbero medici, assistenza psichiatrica, aiuti per il cibo. Abbiamo accolto anche due bambini con le loro madri. Stiamo segnalando la presenza di minori alle autorità ma nessuno interviene».

Quale sarebbe il canale ufficiale per la presa in carico dei migranti di Vicofaro?

«Purtroppo non c'è un percorso di presa in carico da parte delle istituzioni. Ricade tutto sulle nostre spalle. Di recente alcuni ragazzi sono stati allontanati dalla struttura e spediti nei Cpr (Centri per il rimpatrio), per essere rimandati al paese di origine. Ma sono dei lager in cui le persone arrivano perfino a suicidarsi. Chi non ha il permesso di soggiorno in regola finisce in questi posti senza speranza».

I rapporti con il vicinato come sono adesso?

«Per alcuni la convivenza nei pressi del centro di accoglienza non è facile. Fanno foto, video, soprattutto quando ci sono episodi come l'aggressione dell'altro giorno per i quali intervengono i soccorsi e le forze dell'ordine. Da sempre con queste famiglie ho provato la via del dialogo, della conoscenza per abbattere le barriere, le diversità e le ostilità, ma con alcune non c'è stato niente da fare. Tanti altri invece si “fanno in quattro” per aiutarci. C'è chi dà una mano con la raccolta alimentare e di indumenti, chi si offre volontario per cucinare. I fornelli a Vicofaro sono sempre accesi, visto il gran numero di persone che vi gravita attorno. Per questo, visti i tempi e la crisi energetica, temiamo l'arrivo di bollette da capogiro».

L'articolo è stato pubblicato sul Giornale di Pistoia e della valdinievole nell'edizione di venerdì 4 novembre.

 

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