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Non serve Gucci per dire che va tutto bene, per questo Pescia è meglio di Montecatini

Pescia ha un profilo più basso, è il classico borghetto dove non c'è niente

Non serve Gucci per dire che va tutto bene, per questo Pescia è meglio di Montecatini
Attualità Valdinievole, 01 Settembre 2022 ore 19:19

di Ray Banhoff


Pescia non è male e di sicuro è meglio di Montecatini.

Venticinque anni fa nessuno ci avrebbe mai creduto ma oggi le cose stanno così. Quando lavoravo per Il Tirreno, a inizi duemila, mi ricordo un noto commerciante di piazza XX Settembre che intervistai sull’avvento delle strisce blu a pagamento per i parcheggi in tutto il centro. Se ne stava tronfio come uno sceriffo dei film americani, fuori dal suo negozio a braccia incrociate e diceva con tono su di giri: «la gente deve pagà per venì a Montecatini». Così, a caso, memore di un’ epoca ormai finita da decenni in cui attori, nobili e signori (Verdi, Puccini, Vittorio Emanuele etc...) venivano alle terme, un’epoca in cui non era nemmeno nato e alla cui epopea non aveva mai contribuito. Parlava da ereditiero e si è visto come è finita: il poco di buono che c’era se lo sono sputtanato.

Montecatini oggi sembra un sobborgo newyorkese dell’era pre Giuliani. Degradata, svuotata, da video di Welcome to Favelas (c’è finita l’anno scorso con un ragazzino che distruggeva la vetrina di Gucci). GUCCI! Capite abbiamo bisogno di piazzarci un negozio di Gucci per far finta che vada tutto bene a due passi dall’Adriano che pare il set di un film horror, abbandonato con dei cartelli “affittasi a prezzi stracciati” a due passi dal bar New York. In una zona che anni fa valeva oro oggi senti la decadenza e il pericolo in certe ore del giorno. Il simbolo di Montecatini è la walk of fame con le targhette dei personaggi famosi che hanno solcato viale Verdi: idea geniale ma le targhette di ottone sono appese al contrario, i nomi non si leggono e il materiale annerito le fa sembrare tipo simboli dell’acquedotto. Perché non ci riesce fare una cosa per bene, dico una?

Signori, Montecatini è famosa nel mondo ma non per le cialde o per le terme. Dai lo sappiamo tutti per cosa è famosa. Negli ultimi anni su quello aveva puntato tutto. Che cosa ci aspettavamo da un’ex meta turistica che si candida a essere un paradiso di scappatelle notturne? La classe politica montecatinese degli ultimi 30 anni non l’ha di certo valorizzata. Hanno fatto patrimonio Unesco le terme ed è giustissimo, ma si tratta di fasti di un’epoca che non c’è più. Peccato, ci vorrebbe. Ci vorrebbe che avessimo continuato a costruire stabilimenti capolavori del liberty o dell’architettura invece che il Bingo o quell’orrido graffito sul Palaterme “Lo ha fatto uno dei più grandi street artist d’Europa” diceva l’assessore. Mecojoni.

Pensa se fosse stato scarso. Ci prendono tutti per i fondelli per quello sgorbio. Pescia ha sempre avuto un profilo più basso: classico borghetto medievale in cui non c’è niente se non la piazza ma ha rassicurato la sua borghesia, ha fatto si che le nuove generazioni di immigrati (albanesi, africani e pakistani) si integrassero coi locals e ora alla fine si vive benino. A Montecatini li avrebbero inevitabilmente trattati da “stranieri”, ma Pescia, il Ponte, il Borgo, la Chiesina, non hanno di queste menate, non hanno da difendere il loro piccolo fortino di Gucci del ca..., quindi li hanno accolti questi nuovi arrivati. Non avendo quei posti brutti del viale IV Novembre, andate al Bar Jolly in piazza Garibaldi a Pescia per capire ciò che dico, sembra un film di David Lynch, il casting perpetuo di una grande commedia umana di provincia fatta di baretti e posti tutti matti. I matti fanno il posto, i matti lo valorizzano. Cancellarli con negozietti da turisti e allontanarli con le ZTL è cambiare i connotati di un luogo. Montecatini l’hanno fatta Canè e Paletta, mica gli assessori. La gelateria Orsi chiusa, non rilevata dal comune, non resa piccolo museo, è il simbolo dello spreco di capitale umano che contraddistingue tutta l’amministrazione pubblica italiana. Come minimo ci faranno uno stramaledetto tutto a 1 euro perché ormai il centro di Montecatini quello è: un tutto a 1 euro.

Certo, non succede niente di niente per tutto l’anno in posti come la Valdinievole, tolto Al Bano per i settantenni al teatro Verdi non esiste un’iniziativa culturale che sia una, ma non si sta poi così male. Mi dicevano: come farai a vivere in provincia dopo dieci anni a Milano? Pareva la fine del mondo. Beh, non lo era. Sembrava fossi diventato di sangue blu per aver vissuto nella capitale morale, invece mi è venuto blu a furia di bile. Troppo cara. Troppo.

Il mondo non è più quello di venti anni fa in cui ti veniva richiesto di stare nelle grandi città per essere al centro di qualcosa. Oggi vivere in una metropoli non ha quasi senso a meno che tu non abbia delle entrate veramente considerevoli. Anche in Valdinievole eh, ma almeno qui non hai tante distrazioni. Non essendoci niente è pure difficile trovare un modo per perdere tempo. Ma non per me.

Da qui prendo un treno e vado a Milano, Roma o ovunque. In quaranta minuti sono a Quercianella a tuffarmi al Sonnino in un mare da sogno, in venti minuti d’inverno sono al centro del Padule a osservare gli aironi, in mezz’ora a mangiare i porcini fritti in Pizzorne o a farmi un pizzino estivo da Sandrino a Sorana. Quando mi sento al top vado a Montaccolle e mangio una tagliata in terrazza guardando questa grande terra palustre chiamata Valdinievole. Non si vede Pistoia, o Tristoia, da qui e mi sento bene.

E in tutto questo a Montecatini non ci vado quasi mai se non per mangiare il gelato al Bar Stadio, far due passi in Pineta e ammirare il Tettuccio. Del Bingo, a me, non frega proprio nulla. Preferisco Pescia Antiqua, la fiera delle bancarelle in piazza in cui compro piccoli libri sulla Valdinievole che fu, crocifissi o cose che da Gucci non troverei mai.

 

Ray Banhoff è uno scrittore e fotografo conosciuto in tutta Italia. Sul suo sito ufficiale, alla voce Viaggio in Italia, si presenta così: «Fotografo, scrivo, celebro gli eccentrici, gli inclassificabili. Gente normale lanciata in un viaggio speciale». All’anagrafe si chiama Gianluca Gliori (In foto) e vive a Pescia, precisamente a Collodi. Dal 2009 è come rinato con un nickname per la prima volta utilizzato sul preistorico MySpace. Ray Banhoff è di difficile identificazione: fotografo, blogger, reporter. Ha lavorato per Radio 105 e scritto per molte testate nazionali tra le quali Mow e Rolling Stones. È conosciuto in tutta Italia per i suoi lavori fotografici dai quali sono nati diversi libri o progetti digitali. Ha pubblicato tre volumi: Canini, raccolta di scatti a cani immortalati per strada, Fie, donne milanesi fotografate incosapevolmente, Vasco Dentro, storie raccolte in giro per l’Italia dei sosia di Vasco Rossi.
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