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"Nessuno tocchi il Padule, gioiello da proteggere"

Banhoff: "I turisti all you can eta se ne vadano in Versilia"

"Nessuno tocchi il Padule, gioiello da proteggere"
Attualità Valdinievole, 09 Settembre 2022 ore 18:42

di Ray Banhoff

(articolo e fotografia)


Una delle cene più buone della vita l’ho fatta a Napoli, da ‘Ntretella, dietro piazza del Plebiscito. Il signore del b&b mi disse che il gestore del locale era un mezzo filosofo, che oltre a del gran pesce faceva le mozzarelle di nascosto e non le voleva mai mettere in menù o pubblicizzare. Mi disse di provare, con tatto, a chiederle. Vado e mangio pesce squisito, un posto rustico, pochi coperti, tutto fresco. Top. Alla fine, dopo un servizio elegante oso:

«Potrei assaggiare le mozzarelle?».

Silenzio. «Chi te l’ha detto?».

Silenzio, ancora.

Non era amichevole mentre me lo chiedeva, era piuttosto scocciato.

Si fece convincere della mia buona fede e assaggiai così le mozzarelle più buone della mia vita.  Le faceva per se, erano così buone che le centellinava solo per i fedelissimi, non voleva la fila alla porta, non voleva la produzione in serie, non voleva che uno del nord, lì a depredare e cercare menù “all you can eat”, gliele venisse a chiedere.

Porto quel posto nel cuore ogni giorno e - a volte - lo consiglio a qualche amico eletto. Questa è la mia idea di turismo.
Viviamo in Valdinievole, una terra votata al turismo e mai come oggi assistiamo al cannibalismo e allo scempio che il turismo porta. Si arricchiscono solo gli esercenti a scapito di una manodopera sfruttata e sottopagata, il territorio è depredatato. Cercano tutti, su Trivago, sistemazioni a due lire, gli alberghi cadono a pezzi, i locali stessi sono scoraggiati a visitare i luoghi in cui vivono per non dover stare in fila coi turisti vestiti da turista (osceni), per non dover mangiare quegli orridi menù da turisti e pagarli da turisti.

I posti turistici sono, nella maggior parte dei casi, da evitare come la peste. Il turismo non è sostenibile, puntare l’economia di un luogo sul turismo significa esporsi al rischio che un giorno ci sia e il giorno dopo non ci sia più (vedi il Covid).  Significa usurare le proprie terre e rimpizzarle di gente fino a dover ipotizzare un numero chiuso (Venezia), significa avere prezzi così alti che i residenti se ne vanno.

Io sono per la frontiera.

Il Padule di Fucecchio è la mia frontiera. C’è un pezzo di terra che inizia a Fattoria nell’Anchione e va dentro, fino al Casin del Lillo o il Vione e se ci si vuol spingere di più, si possono toccare anche Monsummano e Larciano.  Poi ancora, a perdersi in strade con cascine disabitate che ci ricordano di quando producevamo ancora qualcosa, prima della globalizzazione, prima dell’export. Campi di grano, vivai, cacciagione. Il Padule è fermo al secolo scorso e già questo di per sé lo rende perfetto. Io prego ogni giorno perché il Padule non diventi turistico, perché sia conosciuto solo da chi lo può tutelare e rispettare.

Di certo non sono mai stati in grado di valorizzarlo le amministrazioni comunali o la politica del turismo, gli assessori e compagnia bella. Il Padule è quasi tutto privato e il lavoro grosso lo fanno i proprietari terrieri e i volontari, i cacciatori che ripuliscono la zona, il mitico Patrizio Zipoli che con la sua Associazione Volpoca organizza gite in barca al tramonto in mezzo agli aironi e alle specie protette. Come ogni buona frontiera, il Padule è protetto dai suoi abitanti, che ricordano in tutto e per tutto quelli del West americano dei romanzi di Cormac McCarthy e William Faulkner.

Vai al bar Michele dell’Anchione e te ne accorgi. Appena entra uno straniero (me compreso) tutti lo squadrano male, lo fanno sentire inadeguato.  Come in ogni buon film west la tensione è alle stelle, lì dentro non ti verrebbe di fare lo scemo, di fare le Stories su Instagram, di andare in giro in ciabatte a buttare carte a terra e ascoltare musica nelle casse come se gli altri non ci fossero.

Il tizio al bancone è un fottuto Clint Eastwood che ti sussussura: «are you looking for troubles? You’re in the right place».
Bene. Così deve essere. Non ho voglia di trovare il Padule impestato di macchine in fila per il parcheggio, di milanesi, di vederci le stramaledette ciclablili, l’asfalto, di sentirci gente che fa casino e sporca in giro. C’è bisogno di silenzio lì, c’è da andarci a piedi.

Si sentono ancora i rumori dei fantasmi dell’eccidio avvenuto nel ‘43 e vanno rispettati. Si sentono, se ci fate caso, i versi di specie d’uccelli che nemmeno sapete che esistono: l’Ibis Sacro, il Cormorano, l’Airone bianco, l’Alzavola, le Folaghe e i Germani.  Circa 13mila esemplari protetti che non hanno bisogno di rompimenti di palle. È inutile che gli ambientalisti si battano per il Fratino che non è a rischio coi concerti di Jovanotti, le barricate vanno fatte a Le Morette.

Non passa lo straniero! Di posti ce n’è tanti via, andate diobono in Versilia, in quei bozzi.

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