Attualità
l'intervista

Laura Maccioni: "Il cambiamento non è accettare una donna nel mondo del calcio, ma assumerla perché capace nel suo lavoro"

La giornalista di Larciano è il nuovo addetto stampa della Pistoiese

Laura Maccioni: "Il cambiamento non è accettare una donna nel mondo del calcio, ma assumerla perché capace nel suo lavoro"
Attualità Pistoia, 28 Luglio 2022 ore 15:55

di Andrea Spadoni

Giovane, determinata, bella, sì, si può dire senza che qualcuno consideri la bellezza un fattore di discriminazione o un inutile accessorio, con una laurea in lettere moderne e un curriculum già ricco di esperienze e collaborazioni di rilievo (tra le quali quella con “Il Giornale di Pistoia e della Valdinievole” e con Italia 7). Laura Maccioni, Larcianese Doc e 27 anni appena compiuti, da questa stagione ha ricevuto l’incarico di responsabile dell’ufficio stampa della Pistoiese. Un ruolo molto importante in una prestigiosa società di calcio in Toscana, per la prima volta ricoperto da una donna. 

Sei la prima addetta stampa della storia della pistoiese e una delle poche donne in Toscana con un ruolo importante nel mondo del calcio. Pensi, oltre ai tuoi meriti, sia anche frutto di un profondo cambiamento sociale? 

Il cambiamento non sta nell’accettare una donna nel calcio, ma assumerla perché capace nel suo lavoro a prescindere dal sesso. Ho sempre trovato rispetto e integrazione nell’ambiente, specialmente tra le nuove generazioni. Comunque io, fin da piccola, passavo intere giornate al campino a giocare a calcio con i miei compagni di scuola maschi. Non vedo il problema di una donna in un mondo di uomini, come non lo vedo in un uomo in un ambiente prettamente femminile. 

Pensi che il calcio sia ancora un ambiente con una cultura prettamente maschile oppure ormai non vi è più differenza?

Il cambiamento non è avvenuto solo sul campo, con l’esplosione del calcio femminile, ma anche negli uffici. Nel mio percorso lavorativo ho riscontrato sempre più donne con cariche rilevanti all’interno dell’universo calcistico e questo è un segnale importante di come il calcio si sia aperto al mondo femminile, ma anche di come le donne stesse si siano avvicinate sempre a questo sport. Non dobbiamo analizzare i fatti unilateralmente. È anche la donna ad essere cambiata nel corso della storia. Oggi ha un importante peso, soprattutto da un punto di vista economico e produttivo. Oltre ad essere più intraprendete, ad aver più forza nel farsi valere e a dimostrare a voce alta il proprio valore; ha avuto modo negli anni di conoscere questo sport, soprattutto con l’arrivo dei media. Nella mia tesi “L’Italia campione del mondo 1982: un’analisi politico sociale dopo gli anni di piombo”, ho toccato questo particolare aspetto di cambiamento sociale. Con il mondiale dell’82 le donne, per la prima volta, si sono sedute insieme agli uomini ad osservare l’emozione che genera tirate un calcio in porta ad un pallone, in precedenza da loro denigrato. 

Hai un modello di donna alla quale ti ispiri nel tuo lavoro?

In realtà non ho un modello ben preciso di donna. Il mio supporto più grande è il mio ex collega Giacomo Bernardi, giornalista di spicco dello scenario lucchese, con cui ho collaborato alla Lucchese ed in precedenza per altre testate. E’ senza dubbio il mio punto di riferimento e perché no, modello al quale aspiro.  

La pistoiese, nonostante quest’anno sia scesa in Lnd, è una grande piazza di calcio in Toscana. Come arrivi a questo prestigioso incarico, così giovane?

La mia giovane età può destare preoccupazioni, ma al tempo spesso penso e spero di poter dare un pizzico di innovazione e creatività all’ambiente pistoiese. Pistoia è sicuramente una piazza importante del calcio Toscano, che merita altri scenari. Sono onorata di aver potuto intraprendere questo percorso come responsabile dell’Ufficio Stampa e ringrazio tutta la Società per aver riposto in me la fiducia.

Come vedi oggi il ruolo di addetto stampa, o meglio responsabile comunicazione? Con il digital e i social stiamo vivendo una epoca di profondo cambiamento di queste professioni. 

Comunicare significa mettere insieme, scambiare informazioni, conoscenze, bisogni, atteggiamenti ed emozioni. Noi siamo divulgatori di quelle emozioni che il giocatore vive sul campo, delle informazioni che partono dagli uffici dirigenziali, di ricordi del passato da valorizzare per non perderne il significato. Il ruolo dell’addetto stampa è fondamentale in tutte le aziende che hanno la necessità di relazionarsi con i media per ottenere visibilità. Ecco perché sempre più imprese chiedono il supporto di agenzie media specializzate o creano al proprio interno un reparto dedicato all’ufficio stampa. Con l’avvento dei social è ancor più rilevante avere una figura che possa gestire l’informazione, poiché essa arriva direttamente nelle mani di tutti. Pensiamo ai social come una minaccia, una scatola nera di una realtà fittizia, ma non ne ricordiamo mai il vero funzionamento: unire persone lontane con un’informazione immediata e funzionale. 

Cosa pensi delle battaglie femministe sull’utilizzo anche di parole più inclusive, ad esempio la schwa, e la declinazione al femminile di tutte le professioni? (Tipo avvocata sindaca etc…)

Sono laureata in Lettere Moderne e dopo anni di studi della lingua italiana penso che non sia necessario lanciare una nuova sfida di genere ad una delle pietre miliari della nostra cultura. Sentiamo parlare costantemente di schwa, come se fosse una discriminazione la definizione di genere all'interno della lingua scritta o parlata, o come si suol dire per essere "politicamente corretti". Lo Schwa si identifica come una vocale neutra e anche per questo motivo la comunità non-binary l’ha eletta come simbolo ufficiale del linguaggio inclusivo. Il neutro al tempo stesso é una mancanza di genere che spesso può essere incisiva per comprendere il senso di numerose terminologie. Nel mio lavoro mi presento come “addetta stampa”, ma non vedo discriminazione in caso di "addetto stampa". Penso che le discriminazioni di genere siano di altra forma. 

Il calcio femminile (abbiamo visto in questi giorni in campo la nazionale agli europei) anche in Italia sta crescendo. Pensi possa raggiungere livelli importanti di popolarità e professionismo come quello maschile?

Ci sono stati molti cambiamenti negli ultimi anni nel mondo del calcio. Uno su tutti è il professionismo del calcio femminile e la sua esplosione dal Mondiale. Le donne hanno dimostrato spesso, nello sport e anche nel calcio, di poter vincere come e più degli uomini. Sono contenta che le calciatrici siano diventate professioniste e credo che entro fine anno un’altra federazione seguirà l’esempio della Federcalcio"

 

Seguici sui nostri canali