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La risorsa del futuro in montagna? Il biochar

L’Oasi Dynamo e l’azienda Lorenzo Pieracci, grazie ad appositi studi, stanno sperimentando il progetto Pas.Bo.Fru.

La risorsa del futuro in montagna? Il biochar
Attualità Montagna, 25 Settembre 2021 ore 17:00

Pas.Bo.Fru. è il complicato nome di un progetto che potrà essere molto utile per le zone montane e quindi per la Montagna Pistoiese che vi è coinvolta con due aziende: azienda Lorenzo Pieracci, specializzata nella produzione di piccoli frutti, e, Oasi Dynamo in cui si ha la produzione per autoconsumo di carne e latte per gli ospiti della struttura.
Ne abbiamo parlato con Michelangelo Becagli del gruppo di ricerca di chimica del suolo del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro - ambientali dell'Università di Pisa.

La novità

«Le due aziende della Montagna Pistoiese considerate hanno attività diverse ma lo scopo è il solito: la valorizzazione dell'ammendante biochar prodotto dall'azienda capofila del progetto (Camporgiano srl) da biomasse forestali alloctone e autoctone garfagnine, all'interno della loro agrotecnica con il duplice beneficio sulle produzioni e sul ripristino del territorio».

In pratica si tratta di sfruttare un sottoprodotto derivante da processi di pirogassificazione, che è un processo chimico che permette di convertire i materiali ricchi in carbonio, come per esempio il legname, in prodotti gassosi. Il processo di gassificazione dà un prodotto di “scarto” chiamato biochar che a sua volta è un ottimo ammendante, cioè un prodotto capace di migliorare la fertilità fisica, chimica e biologica dei terreni, in particolar modo di quelli marginali e con caratteristiche non ottimali. L’azienda Camporgiano srl è la capofila del progetto, dispone di 70 ettari di bosco e con il processo di gassificazione produce energia termica ed elettrica ed insieme a questi anche il biochar che è il prodotto da commercializzare. Le due aziende prescelte in montagna sono Oasi Dynamo e Lorenzo Pieracci. La prima risente dell’avanzare di specie aliene come la robinia (Acacia) ed altre che potrebbero essere eliminate, i suoi residui pirogassificati per produrre energia e ricavarci anche il biochar che potrà essere reimpiegato per migliorare i terreni destinati alla produzione di frutti, caso dell’azienda Pieracci, e la fertilità dei pascoli, caso di Oasi Dynamo. Insomma si creerebbe un circolo virtuoso senza produzione di “scarti” veri e propri.

Ma non solo, perché si avrebbero anche notevoli risparmi economici ed una forte riduzione dei funghi patogeni  e un miglioramento della qualità dei prodotti.
«Vorrei aggiungere che il progetto cerca di essere riproducibile e il più possibilmente ripetibile su media e piccola scala per favorire lo sviluppo di questo tipo d’investimenti sui territori - ha concluso - migliorandone la condizione generale e di conseguenza favorire nuove economie sostenibili che prefigurano l’idea di economia circolare». Il progetto è curato dal GAL Montagna Appennino.