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un disastro

La patata perde contro i cinghiali

Semina 10, per ottenerne 80, ma ne raccoglie 5. Sono i numeri, in quintali, dell’annata delle patate per il podere di Baldi Luciano, che insieme alla moglie Mega Rocca, conduce l’azienda agricola sulle colline di Pistoia.

La patata perde contro i cinghiali
Attualità Pistoia, 01 Settembre 2022 ore 09:49

Sulle colline pistoiesi: semina 10 quintali, per ottenerne 80, ma ne raccoglie 5. COLDIRETTI: eccesso cinghiali deve essere priorità per futuro governo.

La patata perde contro i cinghiali

Semina 10, per ottenerne 80, ma ne raccoglie 5. Sono i numeri, in quintali, dell’annata delle patate per il podere di Baldi Luciano, che insieme alla moglie Mega Rocca, conduce l’azienda agricola sulle colline di Pistoia. I 75 quintali di differenza sono dovuti all’opera dei cinghiali.

“Un bel podere di mezza collina –spiega Michele Bellandi, responsabile tecnico di Coldiretti Pistoia- che rappresenta l’ossatura del nostro territorio, contribuendo al mantenimento idrogeologico, è messo in ginocchio dall’eccesso di animali selvatici che fanno danni. Mangiano le produzioni agricole e danneggiando il terreno e le stesse reti metalliche, che non bastano a arginare cinghiali, caprioli, istrici e cervi”.

Il podere di Luciano e Rocca è estende per 15 ettari, nel comune di Marliana, per metà a bosco, sull’altra metà si producono ortaggi, patate, castagne ed altri frutti –spiega Coldiretti Pistoia-. Produzioni sempre a rischio: gli alberi da frutto sono ormai pochi. Uno dei ciliegi rimasto è secco nella parte bassa, grazie alle continue ‘degustazioni’ dei cervi, “che apprezzano”.

“Dopo le patate, l’uva, le ciliegie, i fagioli, ortaggi ora cominciano a mangiare le nostre castagne, la cui produzione ancora risente del cinipide. Se una volta producevamo ben 20 quintali di farina di castagne, oggi raccattiamo le castagne come fossero funghi. Quelle che nascono, appena cadute a terra, infatti, sono mangiate dai cinghiali”.

“È drammatico –spiega Michele Bellandi- come un potenziale produttivo, in un contesto vocato all’agricoltura di qualità sia messo in ginocchio dall’eccesso di ungulati. Non ci sarà ricambio generazionale in queste terre se, oltre alle incertezze climatiche, il reddito di impresa rischia di finire in bocca ai cinghiali. Ogni scrofa partorisce un paio di volte all’anno, concependo fino 10/15 cinghialini. Una lotta impari, nonostante gli abbattimenti”.

L’eccesso di animali selvatici non condiziona e danneggia solo gli agricoltori: ormai hanno invaso i campi di mais, di patate e i vivai. I cinghiali sono dappertutto ed in numero esorbitante: in Montagna, in Valdinievole, sul Montalbano, in pianura, sulle strade e ormai pascolano anche davanti alle scuole.

La risoluzione strutturale del problema è una delle priorità del Paese, che Coldiretti a livello nazionale ha chiesto di affrontare nei primi 100 giorni al governo che verrà formato dopo le elezioni.

“Bisogna dare risposte alle decine di migliaia di aziende che vedono ogni giorno il proprio lavoro cancellato dai 2,3 milioni di cinghiali proliferati senza alcun controllo -spiega Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia-, che mettono a rischio anche la sicurezza dei cittadini. Serve un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della legge 157 del 1992 e ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette. Non c’è più tempo per le promesse, servono i fatti!”.

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