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L'intervista

Ilaria Parlanti: "Scrivere mi ha salvata"

"Sono una donna che sogna e ama come le altre"

Ilaria Parlanti: "Scrivere mi ha salvata"
Attualità Valdinievole, 01 Settembre 2022 ore 17:51

La giovane scrittrice di Chiesina Uzzanese è nata con una grave malformazione.

Il suo ultimo romanzo: "La verità delle cose negate" è un successo nazionale.

 

di Andrea Spadoni


Ilaria Parlanti, già dieci anni fa, era un prodigio della scrittura. Componeva poesie con la delicatezza e la profondità dei migliori. Ci credeva, sentiva una forza superiore dentro di sé che la spingeva a superare ostacoli e obiettivi, giorno dopo giorno. Verso dopo verso. In quelle parole si raccontavano la vita, il dolore, la paura. La gioia di vivere. Ne rimasi affascinato tanto che mi sono sempre informato sulla sua crescita artistica.

Oggi è una donna di 25 anni che lavora, ha i suoi impegni, le sue relazioni amorose, le amicizie. È un’adulta che sa cos’è la vita, ma che la guarda da un osservatorio diverso, forse dove si è più attenti a scavare nell’io, a scoprire le persone nelle sue vaste sfaccettature della personalità.

Ilaria ci racconta del suo ultimo lavoro, un romanzo. Una storia che la riguarda, dove vuol far scoprire se stessa, dove racconta se stessa come non l’aveva mai fatto. Il titolo del libro è “La verità delle cose negate” (Arsenio edizioni) ed è una riflessione sulla disabilità, ispirata dagli anni trascorsi dall’autrice in ospedale a Parigi. La protagonista, Isabella, è un giovane medico che ha lasciato l’ospedale Saint Victor di Parigi per andare a Boston come chirurgo ortopedico infantile. Un percorso in cui troviamo tutto della vita di una donna che, però, è sempre tormentata dalle sofferenze del suo passato.
Un passato che ha segnato sicuramente anche la vita di questa ragazza che vive a Chiesina Uzzanese con una famiglia che non ha mai mollato un centimetro per garantirle una vita più normale possibile. Ilaria Parlanti, infatti, ha trascorso la sua infanzia e la prima adolescenza in viaggio tra il suo paese che si estende a metà dell’autostrada Firenze - Mare e l’ospedale di Parigi, a causa della sindrome di Jarcho Levin, una malformazione grave del torace e della colonna vertebrale, curabile solo nella capitale francese, che le ha comportato 24 interventi churirgici molto delicati.

«Il romanzo l’ho concepito durante il primo lockdown - ci ha detto - Stavo passando un periodo molto difficile a causa del peggioramento delle mie condizioni di salute. Mi alternavo dall’ospedale al letto e ho dovuto sopportare un dolore cronico di otto mesi».

Che significa quando mi dici: peggioramento delle condizioni di salute?

«Ho una gabbia toracica molto piccola e la malformazione che è l’effetto della malattia può causare danni ulteriori ai miei polmoni che già funzionano solo in piccola parte».

Però hai trovato la forza di scrivere ancora…
«La scrittura è stata, fin da piccola, la mia terapia. “La verità delle cose negate”, infatti, l’ho scritto mentre soffrivo. Non ero più abituata a dover convivere con il peggioramento della malattia, con la possibilità di un nuovo intervento chirurgico, con la paura del Covid. Raccontare, sfogarmi e far vivere un personaggio con le mie angosce, le mie insicurezze, i miei punti deboli, è servito per accettare una condizione molto difficile e per farla accettare anche a Isabella, la protagonista del romanzo e il mio alter ego».

Nel romanzo racconti anche l’ospedale di Parigi, la struttura sanitaria dove sei cresciuta e hai fatto tutto il percorso terapeutico…
«Sì, ci sono molti passaggi reali e aneddoti che ho vissuto all’interno dell’ospedale quando ero piccola. Quello che ricorda la protagonista, ma anche Elis, un altro personaggio chiave del romanzo, sono contesti veri e persone che ho realmente conosciuto».

Quando ci siamo visti la prima volta eri poco più che una bambina, ora sei una donna perfettamente consapevole della vita e della società che c’è intorno a te. È più difficile dover accettare una disabilità come la tua?
«In realtà quando cresci in una condizione come la mia a un certo punto ti stabilizzi. Da un po’ di tempo, grazie alla scrittura, sto intravedendo il futuro e soprattutto un lavoro adatto alle mie esigenze fisiche. Passo le mie giornate a scrivere e a creare contenuti sui social network che, secondo me, in questo tempo sono una grande opportunità anche per la divulgazione di valori, pensieri, cultura».

C’è anche il rovescio della medaglia: spesso i social network vengono utilizzati per puro esibizionismo che, nemmeno troppo raramente, sfociano nell’eccesso, nella volgarità. Che ne pensi?
«Quando ad esempio vedo le ragazze e i ragazzi che si fotografano praticamente nudi sui sociale network, penso che il problema non sia il fatto di essere nudi o poco vestiti, ma la mancanza di un progetto. Io sono per la libertà assoluta dell’individuo, quindi se vuoi far vedere il tuo corpo su Instagram e Tik Tok, sei libero di farlo, ma mi verrebbe da chiederti: qual è il tuo progetto? Vuoi fare il modello o la modella? Allora ok».

 

Ilaria Parlanti Rajae Bezzaz
Ilaria Parlanti con Rajae Bezzaz, inviata di Striscia la Notizia.

Cosa comunichi invece tu sulle piattaforme digitali?
«Parlo dei miei lavori, di cultura e di diritti civili. Ultimamente ho creato un format in cui sono io che intervisto alcuni ospiti e ho avuto la fortuna di poter dibattere con due scrittrici importanti come Alessandra Carati, candidata al premio Strega 2022 e Nadia Terranova. Però vorrei ribadire che io non sono migliore di altri che magari pubblicano contenuti apparentemente più leggeri. Quello che, secondo me, è importante è l’obiettivo che ti poni perché i social network possono essere una risorsa davvero importante».

Mi hai detto che parli di diritti civili. Cosa pensi sui diritti che hanno i disabili in Italia?
«Siamo un po’ indietro, ma non per una questione di mancanza di attenzione nei confronti del disabile. In Italia, secondo me, il problema è culturale. C’è sempre troppo pietismo di fronte a una persona disabile, dovremmo invece soffermarci sulla sua dignità e pensare al disabile come un’altra qualsiasi persona. La speranza sono le nuove generazioni che, appunto anche sui social network, perlomeno stanno dibattendo sulle questioni fondamentali della dignità delle persone e non vale solo per i disabili, ma anche per le donne, i diritti delle persone lgbt, per provare ad abbattere qualsiasi tipo di discriminazione, che spesso è semplicemente figlia dell’ ignoranza».

Nel tuo romanzo si parla anche d’amore, quanto amore c’è nella tua vita?
«Tantissimo e credo fortemente nell’amore. Penso ai miei genitori, al percorso che abbiamo fatto insieme, alle paure che abbiamo condiviso. Alla sofferenza che può aver generato il loro la notizia di una figlia che sarebbe dovuta morire pochi mesi dopo la nascita. Poi c’è anche l’amore frutto di relazioni…».

Sei innamorata?
«Ora no, ma in passato ho incontrato l’amore nel rapporto sentimentale più importante che ho avuto. Purtroppo, come spesso accade, è finita. Dopodiché, come tutte le persone, ho avuto altre relazioni, conoscenze, ma che non sono proseguite».

Visto che siamo entrati nell’argomento, vorrei chiederti se hai mai pensato che la tua disabilità avrebbe potuto compromettere totalmente la possibilità di incontrare un ragazzo, innamorarti, passare del tempo con lui…
«Quando ero una ragazzina pensavo che non avrei mai potuto trovare nessuno, era difficile da accettare perché anche se hai una malformazione fisica, provi lo stesso emozioni, attrazione per qualcuno, hai i tuoi desideri. Invece crescendo mi sono accorta che è tutto normale. Come le altre ragazze ho amici, amiche, ho avuto frequentazioni più o meno importanti, sia con persone disabili sia con normodotati …chiamiamoli così. Sai qual è la cosa buona?».

Dimmi…
«Che quando sei disabile, la scrematura è più ampia. In questo sono avvantaggiata rispetto alle mie amiche».

Abbiamo parlato di tutto Ilaria, ma una cosa non ce la siamo detti: so che il tuo libro sta riscuotendo tantissimo successo…
«Sta andando bene e ha attirato l’attenzione di importanti addetti ai lavori del settore. Recentemente sono stata ospite del programma di Rai 2 “O anche no” condotto da Paola Severini Melograni e ho partecipato al salone del libro di Torino dove sono stata avvicinata anche da personaggi come Walter Veltroni e l’inviata di Striscia la Notizia Rajae Bezzaz. Sono felice, finché scrivo sto bene».

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