Attualità
L'intervista

Giacomo Ferretti: "Io e il mio Maialetto siamo un tutt'uno"

"Bollette da capogiro? Dopo il Covid non mi fa più paura niente"

Giacomo Ferretti: "Io e il mio Maialetto siamo un tutt'uno"
Attualità Valdinievole, 16 Settembre 2022 ore 15:19

di Francesco Storai


«Se un giovane volesse seguire la mia strada partendo da zero? Purtroppo gli direi di lasciare perdere. Fare impresa è diventato quasi impossibile. È la triste realtà».

Giacomo Ferretti ama il suo lavoro, tanto da essere quasi un tutt'uno con la sua attività («Scrivilo, scrivilo, praticamente coincidiamo!»): è titolare ormai da una vita della macelleria “Il Maialetto”, storico negozio di carni di Monsummano che negli anni ha saputo evolversi anche con l'apertura di un'osteria e di una ‘botteghina’, tutto a Monsummano e Montecatini, in cui offrire le stesse carni in vendita dalla propria macelleria.

Una lunga storia di amore per il proprio lavoro e sacrificio, iniziato dal nonno di Giacomo, Augusto, nel lontano 1930. Di padre in figlio, l'attività è passata nelle mani di Giacomo, conosciuto proprio come “Il Maialetto” in gioventù. Cinquant'anni di evoluzione imprenditoriale vista coi propri occhi: da quando bastava, agli inizi della sua carriera, avere voglia di lavorare, un prodotto di ottima qualità e poco più, fino ai tempi moderni, fatti di Covid, caro-bollette e costo del lavoro alle stelle.

Tempi in cui, soprattutto partendo da zero, riuscire a fare impresa è una vera missione impossibile.

«Mi si spezza il cuore, ma un giovane che parte da zero in un'azienda come questa rischia di essere spacciato ancor prima di cominciare. L'intero sistema non funziona più, le tasse sul lavoro sono altissime e sembra che sia tutto fatto apposta per affossare chi vuole lavorare e vuol dare lavoro».

Ai suoi tempi iniziare allora fu facile?

«Assolutamente no, io e mia moglie Morena abbiamo fatto tantissimi sacrifici agli inizi. Siamo stati 18 anni senza vedere Viareggio, ad esempio. Abbiamo vissuto la nostra gioventù non facendo altro che lavorare, ma allora la prospettiva di farcela c'era e l'impegno veniva, presto o tardi, ripagato. Adesso non è più così, le tasse ti stritolano».

Il successo come arriva e soprattutto come si mantiene?

«Si mantiene non smettendo mai di lavorarci sopra. La costanza non basta: ogni tanto capita di inciampare lungo il cammino, anche per colpe non tue, e allora inizi ad andare giù, come una pallina che rotola su un piano inclinato. A quel punto serve il colpo di reni, la novità, qualcosa che cambi l'inerzia: può essere una bischerata come cambiare i bicchieri, o fare un investimento diverso e cambiare qualcosa. L'importante e non lasciarsi andare giù».

A lei è capitato?

«Assolutamente sì, ci sono state alcune fasi difficile. Ad esempio, ad un anno dall'apertura della bottega, dopo aver fatto importanti investimenti, abbiamo avuto un calo di clientela, ma abbiamo saputo riprenderci grazie anche al grande impegno di mia moglie. Poi c'è stato il Covid che ha letteralmente rischiato di darci la mazzata finale».

Cosa è successo?

«Abbiamo avuto due lutti in famiglia e io sono stato 52 giorni in ospedale. Stavo male, avevo paura, ma grazie all'affetto della famiglia a degli amici di sempre ne sono uscito. Non passava giorno in cui non pensassi a come salvare l'attività, visto che era tutto chiuso, i dipendenti a casa. È stato tremendo».

Però poi è ricominciato il lavoro?

«Detta così sembra semplice, ma è stato l'esatto contrario. Ci siamo attrezzati per l’asporto e abbiamo fatto consegne in tutta la città. Quando sono tornato a lavoro ero debole ma al tempo stesso commosso di essere ritornato dietro al bancone».

Adesso il caro energia non rischia di essere un altro Covid?

«Non scherziamo. Passata la pandemia, non mi spaventa più nulla. Ormai siamo abituati a pagare tasse da capogiro, vorrà dire pagheremo anche le bollette da capogiro».

Non trova che la carne sia come demonizzata di questi tempi?

«Forse, ma chi viene da noi sa bene che tipo di negozio siamo: una macelleria di qualità. La cosa importante è il rispetto totale di chi ha abitudini alimentari diverse da chi mangia carne. Non a caso, nel nostro menu abbiamo specialità vegetariane. Ai catering, su richiesta, portiamo anche prodotti vegani. Ognuno è liberissimo di mangiare cosa meglio crede: io amo la ciccia e mangio la ciccia di gusto».

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